Superenalotto
ANSA/ MOURAD BALTI TOUATI
Economia

Superenalotto Jackpot da record: numeri, statistiche e probabilità di vittoria

Una probabilità su 622.614.630. Statisticamente è più facile essere colpiti da un meteorite mentre si porta a spasso il cane che azzeccare la combinazione dei sei numeri vincenti del Superenalottoil cui jackpot ha superato quota 200 milioni di euro.

Eppure, nonostante i numeri dicano chiaro e tondo che la possibilità di accaparrarsi il montepremi è davvero bassissima, gli italiani giocano e continuano a giocare migliaia di schedine ogni anno nella speranza un po' ingenua e ottimista di vincere il premio.

Quante probabilità ci sono di vincere

E non si tratta solo dell'illusione di azzeccare la sestina vincente, ma della speranza di centrare una delle altre combinazioni, evento statisticamente parlando più probabile.

C'è, infatti, una probabilità su 103.769.105 di indovinare i cinque numeri vincenti più il numero Jolly; una su 1.250.230 per i cinque numeri vincenti senza jolly e una su 11.907 per i quattro numeri vincenti: comunque si tratta di una bella fetta di quei 200 milioni di euro.

In nome di quella "fetta" che la dea bendata potrebbe decidere di dare proprio a noi gli italiani "investono" un sacco di soldi.

Quanto si spende in Italia nel gioco

Solo nel 2018 sono stati spesi oltre 19 miliardi di euro nei vari concorsi a premi. Il 62,2% di questi in videopoker e slot machine, mentre il 25,1% in Superenalotto e Gratta e Vinci.

E proprio il Superenalotto è una passione tutta italiana che regge al tempo e alle statistiche perché poco importa se indovinare il sei sia meno probabile (con la sua probabilità ogni 622 milioni e spicci) di essere colpiti da un fulmine (1 su 300mila) - ogni anno 24mila persone muoiono fulminate - o di essere centrati da un meteorite (una su 1,6 milioni); gli italiani hanno fame di sogni e "investire" quei tre euro di schedina in nome di un sogno è un sacrificio che val la pena di compiere.

A vincere è sempre il "banco"

E dire che a guadagnare col gioco d'azzardo non è mai chi scommette, ma è sempre il banco, ovvero, in questo caso, lo Stato.

Numeri alla mano, infatti, dei 19 miliardi spesi nel 2018 in scommesse e concorsi ben 10 sono finiti direttamente nelle casse dello Stato visto che il Governo, con lo scopo di combattere la piaga della ludopatia, ha innalzato la tassazione del gioco d'azzardo al 55,2%.

La scommessa, dunque, alla fine viene vinta da chi distribuisce le carte tanto più se si considera che un recente studio ha dimostrato che quasi 9 vincitori su dieci dilapidano l'intero patrimonio vinto in meno di 24 mesi e l'87% di chi è stato baciato dalla fortuna torna povero in due anni.

... E a perdere è chi vince...

Per capire cosa accada nella mente di colui che vince soldi (tanti) facili sono stati scomodati illustri analisti che hanno unito alle basi della logica della finanza i più recenti studi di neuroscienza scoprendo che colui che si trova dall'oggi al domani titolare di una cifra di denaro che non si potrebbe guadagnare in una vita intera entra in una sorta di black out mentale da choc post traumatico e finisce per pensare che quei soldi non finiranno mai e che la fortuna e la prosperità resteranno per sempre le stelle guida del personale destino.

Questo determina l'incoscienza di fare scelte finanziarie avventate e investimenti illogici che causano crack economici devastanti.

Gli studiosi, a questo proposito, parlano di "ottimismo irrealistico" definendo così l'approccio alle spese compite con soldi cosiddetti "facili".

Pare che tanto più il denaro sia stato conquistato senza sacrificio, quanto più velocemente lo stesso denaro venga speso.

A conti fatti, quindi, vincere quei fantomatici 200 milioni potrebbe portare più male che bene se si considera anche il detto che dice: "Attenzione a quello che si desidera, perché il sogno prima o poi si potrebbe avverare".

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