L’inizio della fine di "Stranger Things", cosa aspettarsi dagli ultimi episodi

«L’inverno sta arrivando», non su Westeros, come cantilenavano le infinite pubblicità de Il Trono di Spade, ma sulla piccola Hawkins. Ed è un inverno cupo, quello che attende la minuscola cittadina dell’Indiana, un inverno triste, che dietro di sé sembra destinato a lasciare una sola consapevolezza: non è sufficiente esercitare la propria volontà perché tutto possa essere vinto. «I tuoi amici non sono preparati per questa battaglia». La voce del professore è solenne. E Undici, un tempo impavida, ha negli occhi un’ombra. Il riflesso di una paura. È il sospetto che possa essere finita, la lunga sequela di successi, l’epopea gloriosa dei bambini-eroi. Quei tempi, le lotte vittoriose, La Storia Infinita come grido di battaglia potrebbero essere giunti al termine. Andati. Spariti, e con loro le atmosfere dolcemente infantili di Stranger Things, capitoli uno, due e tre.

Stranger Things 4, i cui primi sette episodi sono stati rilasciati online nel maggio scorso, ha preso una china diversa. Si è fatto cupo, ha messo in discussione tutto quel che le tre stagioni passate, e il relativo successo sembravano aver reso inamovibile. Undici, la Undici eroica, di urla e poteri, si è scoperta debole: una sfigata, bullizzata da ragazze-cliché. Nancy Wheeler, con la sua antipatica saccenteria, è rimasta intrappolata nel Sottomondo e una nuova minaccia, Vecna, ha preso il sopravvento. «Hawkins tracollerà». La voce del professore è di nuovo solenne, nel trailer con cui Netflix ha annunciato il debutto degli ultimi due episodi della quarta stagione, online dal primo luglio. «Non sei pronta», è il giudizio rivolto ad Undici, ad una spavalderia artificiosa. «I miei amici hanno bisogno di me», replica Millie Bobby Brown, ma non è l’eco delle grandi imprese a risuonare con lei. «Stavolta potrebbe andarci male», si sente nel trailer, e sono dubbi, sguardi timorosi, è la fierezza di Vecna, mostro del Sottomondo, a cadenzare il trailer, preludio di una fine che si consumerà davvero nel 2024.

Stranger Things, i cui ultimi due episodi della quarta stagione avranno la durata record di 1 ora e 25 minuti e 2,20 ore, avrà un altro capitolo, il quinto. Poi, più nulla. Ci saranno degli spin-off, come promesso dai fratelli Duffer, creatori dello show. Ma la storia principale, la tragedia di Hawkins, cittadina maledetta, dei suoi portali aperti su un mondo alternativo e spettrale, quella, finirà. «Sarà una carneficina», ha promesso Joseph Quinn, Eddie Munson nella serie tv. «Un’assoluta carneficina», ha detto, lui che nella quarta stagione dello show ha assunto un ruolo di rilievo. Munson è il nerd fuoricorso cui la polizia ha imputato l’omicidio brutale di una cheerleader. L’hanno trovata senza vita, con gli occhi cavati e le ossa, tutte, fratturate. Mascella, zigomi, giunture e dita, il corpo scomposto e, in viso, la maschera atroce del dolore. La cheerleader sarebbe stata ammazzata da mano umana, un compagno di scuola: Munson, l’outcast. Ma la combriccola di Hawkins, i ragazzini che fanno il verso ai Goonies, sa che dietro c’è altro: Vecna, un mostro antico, la cui genesi è stata svelata nel corso dei primi sette episodi. Era un ragazzo, una volta. E Undici, inconsapevole, lo ha aiutato a diventare quel che ora è, la minaccia più terribile che Hawkins abbia mai conosciuto.

Vecna non è il Demogorgone. Può muoversi, di qui e di là dai mondi, attraversali. Solo la musica sembra essergli antidoto. Ed è qui, nella colonna sonora studiata ad arte, che Stranger Things mantiene un punto di contatto con quel che è stata negli anni passati. I Beach Boys, The Mamas & the Papas, Kate Bush, i Baltimora e The Surfais, i Talking Heads, Ella Fitzgerald, Ricky Nelson, in un’escalation di suoni anni Ottanta, di quelli che rimangono in testa e Spotify riunisce in playlist.

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