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Soros, il miliardario sedotto dai lupi islamici

George Soros, il «grande vecchio» contestato da sovranisti e complottisti, stupisce una volta di più. Il finanzieremiliardario, ebreo americano di origini ungheresi noto per le sue scorribande borsistiche (nel 1992 portò un celebre attacco speculativo alla lira che costrinse il governo Amato a intervenire), ha finanziato Alliance Citoyenne, un’associazione collegata alla Fratellanza Musulmana: ossia la più grande organizzazione islamica al mondo che predica l’antisemitismo e auspica il ritorno al Califfato. La scoperta è avvenuta poche settimane fa grazie all’Observatoire du Journalisme francais, e Panorama è in grado di confermare la notizia.

Soros, 89 anni, presidente dell’Open Society Foundations e del Soros Fund, è un propugnatore di quel modello di «società aperta» teorizzato da Karl Popper; così, attraverso fondi e fondazioni (di cui Open Society è l’ultima e forse più importante creatura) finanzia sin dagli anni Settanta movimenti dissidenti e formazioni che intendono superare i confini nazionali e lo status quo. In altre parole, è un paladino della globalizzazione senza se e senza ma.

Pur definendosi «attivista filantropico», a lui sono ascrivibili anche operazioni disinvolte e poco etiche. Come il sostegno economico ad Alliance citoyenne, associazione con sede a Grenoble, che nel 2016 ha ricevuto dalla sua Open Society 80 mila euro: un finanziamento della durata di due anni, come certificato dalla stessa organizzazione di Soros. Che però, interpellata da Panorama, non ha dato risposta.

Ma che cos’è Alliance Citoyenne? Formata prevalentemente da attiviste, si batte per i «pari diritti» delle donne musulmane nella società francese ed europea. Per esempio, il «diritto» di poter continuare a portare il burkini nonostante i divieti di molte municipalità francesi dopo la stagione di attentati terroristici. Il burkini è un costume da bagno femminile che copre interamente il corpo lasciando intravedere solo viso, mani e piedi e, per questo, rispettoso della dottrina islamica. Lo scorso 23 giugno attiviste di Alliance hanno fatto irruzione nella piscina comunale Jean-Bron di Grenoble e messo in piedi un’azione dimostrativa, che ha avuto grande eco tra i media francesi.

Il gruppo è conosciuto anche con il nome di Rosa Muslim Parks, accostamento all’icona del movimento per i diritti civili dei neri americani Rosa Parks (1913-2005), passata alla storia nel 1955 per aver rifiutato di cedere il posto su un autobus a un uomo bianco in Alabama. Ma un conto sono le battaglie civili nel nome di Rosa Parks, un altro la creazione di una società parallela allo Stato, com’è nelle aspirazioni della Fratellanza musulmana.

Tant’è. La portavoce di Alliance Citoyenne, Taous Hammouti, ai diritti delle donne predilige la difesa dell’Islam a ogni costo. Non a caso si è spesa molto per la difesa di Tariq Ramadan, l’islamologo con passaporto svizzero, nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani, incriminato per due accuse di stupro e oggi indagato per una terza sospetta violenza sessuale di gruppo.

Gli account social di Taous Hammouti sono stati chiusi dalle autorità francesi per le sue apologie di terrorismo di matrice islamica, avendo più volte tentato di difendere gli attentatori al settimanale Charlie Hebdo.

L’associazione Alliance Citoyenne risulta anche partner degli Étudiants musulmans de France (Emf), considerati la branca studentesca della Fratellanza Musulmana francese al pari dei Jeunes Musulmans de France (Jmf). Entrambe le sigle riuniscono i giovani attivisti dell’Uoif, l’Unione delle organizzazioni islamiche di Francia: un’organizzazione mantello a sua volta nell’orbita dei Fratelli Musulmani, di stampo islamista radicale.

Nonostante ciò, Alliance Citoyenne gode del sostegno finanziario della città di Grenoble, amministrata da un’alleanza composta da Europe-Ecologie Les Verts (i verdi francesi), il Parti de gauche (Partito della sinistra), la Sinistra Anticapitalista e due associazioni locali. Ed è stata anche denunciata dal consigliere municipale Matthieu Chamussy e dalla polizia di Grenoble, che accusa le sue attiviste di «aver commesso o tentato di commettere il reato di raccolta di dati personali con un mezzo fraudolento, ingiusto o illegale». Secondo gli inquirenti, si sarebbero procurate indebitamente i dati personali di 507 famiglie della comunità locale per finalità di schedatura, usando come espediente una petizione che chiedeva maggiori diritti sociali al comune francese.

Roland Lombardi, storico specializzato sul mondo arabo, sostiene che «la sinistra francese ed europea, e più in generale i progressisti, considerano a torto la Fratellanza Musulmana e i suoi satelliti come interlocutori credibili e presentabili. A differenza, per esempio, dei salafiti. Ciò è dovuto a un’incredibile mancanza di conoscenza della natura profonda di questo movimento». Per lo studioso, tutto questo si spiega con i rapporti economici: «Non dimentichiamoci che il principale donatore dei Fratelli Musulmani è il Qatar, caro al Quai d’Orsay e ai diplomatici francesi, dei quali il piccolo emirato è stato per decenni un grosso cliente nel contesto della diplomazia economica e commerciale».

In tutto ciò, perché George Soros avrebbe finanziato la Fratellanza? L’operazione di destrutturazione delle società occidentali come le conosciamo sarebbe obiettivo comune tanto di Soros quanto, e soprattutto, dei Fratelli Musulmani. I quali, però, a differenza del «grande vecchio» filantropo, intendono dichiaratamente sostituire le istituzioni attuali con i rigidi dettami della sola legge coranica. E lo fanno attraverso gruppi di pressione, lobbying, associazionismo e volontariato, seguendo la tradizione della cosiddetta «taqiyya», la dissimulazione che consente a un musulmano di nascondere la propria fede e le reali intenzioni all’interno di una collettività, al fine di preservare l’incolumità personale e quella della propria comunità di fedeli.

Così, anche associazioni di modesta portata, come Alliance citoyenne, o di grande rilevanza come Open Society, si fanno strumento di tesi e scopi radicali. Lombardi conclude: «Con i loro modi apparentemente moderati sono capaci di parlare di rispetto, tolleranza e diritti umani alle autorità francesi, che ci credono, mentre il loro obiettivo finale è l’istituzione della Sharia e del Califfato. In questo, salafiti, Fratelli Musulmani e i terroristi dello Stato Islamico sono uguali. Hanno la stessa matrice ideologica intollerante, antisemita, che nutre disprezzo per le donne e la diversità, e il cui obiettivo finale è l’affermazione dell’Islam politico. Lupi tra vestiti da agnelli».

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