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Slash infiamma "Rock in Roma" – La recensione

Da anni le prefiche della critica musicale ripetono come un mantra che il rock è morto, che ha perso la sua carica dirompente e che ormai è una musica che guarda solo al passato.

Affermazioni che sembrano smentite dalla maiuscola esibizione di ieri di Slash, accompagnato da Myles Kennedy and The Conspirators, davanti ai 6.000 spettatori di Rock in Roma, uno dei festival estivi più prestigiosi, ospitato presso l’Ippodromo delle Capannelle.

Una tiratissima cavalcata rock di due ore, tra successi del presente e del passato, che ha richiamato due generazioni, se non tre, di ascoltatori.

Uno spettacolo sia sopra che sotto al palco, dove ci hanno colpito due immagini: un distinto signore sopra i 60 anni che, alle prime note di Sweet child o' mine, si è tolto la maglietta e l’ha fatta roteare a mò di bandiera; un papà sulla quarantina che, per buona parte del concerto, ha tenuto sulle spalle il figlio di 7-8 anni con la maglietta di Slash.

Due istantanee che fotografano meglio di qualsiasi parola la magia che la grande musica è in grado di sprigionare e il senso di comunanza che si respira per due ore, quando il cuore di migliaia di persone batte all’unisono sul ritmo della batteria.

Alle 21.35 ha preso il via la festa sulle note infuocate di You’re a lie, il singolo portante di Apocalyptic Love del 2012, che rivela subito le doti vocali fuori dal comune di Myles Kennedy, uno dei migliori frontman emersi negli ultimi 15 anni.

Molti fan dei Guns ‘n’ Roses , che forse non conoscono il repertorio degli Alter Bridge di cui Kennedy è il cantante, nutrivano alcune riserve sulle canzoni interpretate una volta dal carismatico Axl Rose. I dubbi sono stati fugati dalla successiva Nightrain, uno dei tanti gioielli di Appetite for Destruction, dove Myles conferma la sua versatilità e la sua pulizia timbrica, anche se non ha la carica del Rose dei tempi d’oro.

I Conspirators sono una macchina ritmica perfettamente oleata, nella quale Slash, che corre da una parte all’altra del palco, si inserisce con i suoi assoli ricchi di tecnica e di feeling, quasi un marchio di fabbrica.

Wicked Stone colpisce per il muro del suono creato dai musicisti, mentre la successiva Too far gone è scandita della batteria quasi tribale di Brent Fitz.

In Double Talkin’Jive Slash si produce in un lungo e applauditissimo assolo latineggiante, un mix tra Santana e Van Halen, che introduce l'adrenalinica You could be mine, accolta da un boato e dal contagioso entusiasmo dei nostalgici dei Guns ‘n’Roses.

Il bassista Todd Kerns viene chiamato da Slash al microfono, non sfigurando affatto in Doctor Alibi e soprattutto nell’inno hard rock Welcome to the jungle, anno di grazia 1987, che fa tremare la terra all’Ippodromo delle Capannelle.

Colpisce favorevolmente l’ottima acustica di Rock in Roma, cosa assai rara per un grande spazio all’aperto.

Slash parla poco, ma lascia cantare la sua Gibson, soprattutto nell’assolo-monstre di Rocket Queen, che conferma, se ancora ce ne fosse bisogno, perché è considerato uno dei migliori chitarristi della storia del  rock(il nr.65 secondo Rolling Stone).

Il finale di show è un travolgente crescendo con World on fire, Anastasia, Sweet Child o' mine(cantata in coro da tutti i presenti) e Slither, ripescata dal repertorio dei Velvet Revolver.

Myles Kennedy presenta uno ad uno i musicisti, “una band che ti ispira a suonare sempre meglio”, fino all'ovazione riservata a Slash, che regala un simpatico siparietto: “Oggi è il compleanno di mio figlio più piccolo, Cash. Vi chiedo un favore: potete cantare per lui ‘happy birthday’?

Come dire no a un papà così premuroso? Slash riprende divertito la scena con il telefonino e ringrazia il pubblico per il calore mostrato.

C’è ancora il tempo per un bis, e che bis: il tripudio di Paradise city. Ok, forse il ritornello “Take me down to the paradise city/where the grass is green and the girls are pretty” non passerà alla storia del cantautorato, ma chi è oggi in grado di scrivere un brano con quel sound?

Dopo un concerto così non resta che ringraziare Slash per portare avanti da trent’anni, con assoluta coerenza, il verbo del rock, accompagnato da una band che non ha fatto rimpiangere i Guns ‘n’ Roses.

Cash può essere orgoglioso di un papà così.

La scaletta

You’re A Lie
Nightrain
Avalon
Halo
Back From Cali
Wicked Stone
Too Far Gone
Double Talkin’ Jive
You Could Be Mine
Iris Of The Storm
Doctor Alibi
Welcome To The Jungle
Beneath The Savage Sun
The Dissident
Rocket Queen
World On Fire
Anastasia
Sweet Child O’ Mine
Slither

Bis

Paradise City

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