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ANSA/ PRESS OFFICE/ LIVIO ANTICOLI
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Silvio Berlusconi, unico leader protagonista del centrodestra

Il fatto che l’attesissimo incontro fra Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, nei giorni più infuocati della campagna elettorale siciliana, si sia svolto proprio alla “Trattoria del Cavaliere”, è certamente casuale, non ha alcun significato politico, dipende soltanto della qualità della cucina con la quale questo storico locale serve dal 1922 i buongustai di Catania.

Senonchè  - come diceva Seneca – “ducunt volentem fata, nolentem trahunt” (il fato conduce colui che vuole lasciarsi guidare, trascina colui che non vuole"), e il destino questa volta ha voluto giocare con garbata ironia.

Meloni e Salvini hanno rifiutato per mesi di andare dal Cavaliere ad Arcore, in segno di indipendenza e rottura con le tradizioni di Bossi, che invece amava affidarsi tutti i lunedì alla cucina del cuoco di casa Michele Persichini.

Ora no, la Lega - deposte le ampolle con l’acqua del Dio Po e lo spadone di Alberto da Giussano - rifiuta questo atto di sottomissione, Fratelli d’Italia non può essere da meno, e quindi orgogliosamente Meloni e Salvini scelgono di celebrare l’incontro, invece che a casa del Cavaliere, alla trattoria del Cavaliere.

Berlusconi, unico protagonista

Perfidia dei simboli, in una terra in cui i simboli significano molto, e in effetti la Sicilia per Berlusconi somiglia sempre più al cortile di casa. Se a qualcuno era sembrato che aver ottenuto la candidatura di Nello Musumeci dimostrasse la forza del duo Salvini-Meloni, non c’è dubbio che invece il protagonista della campagna elettorale siciliana sia stato ancora Silvio Berlusconi.

Tre giorni sull’isola, due lunghi comizi traboccanti di folla, una raffica di interviste ai giornali e alle televisioni siciliane sono bastati a farne il protagonista degli ultimi giorni della campagna elettorale. Inutilmente Salvini arrancava volonteroso per ferrovie secondarie fra i remoti borghi dell’interno dell’isola, inutilmente Giorgia Meloni si è affannata a raccogliere firme contro lo Ius Soli: a dirigere lo spartito della campagna elettorale è sempre lui, il Cavaliere indomito.

Berlusconi è sopravvissuto a tutto: a sconfitte politiche dai contorni pochi chiari (lui li definisce senza mezzi termini “colpi di stato”), a processi devastanti – nelle intenzioni – per la sua immagine, ad un divorzio traumatico, ad una condanna che lo ha cacciato dal parlamento, lo ha reso incandidabile e lo ha mandato per un anno ad accudire gli anziani in una casa di riposo (otterrà consensi elettorali anche lì, convertendo infermieri e parenti dei ricoverati), e infine ad un’operazione a cuore aperto che ne ha messo a rischio la vita.

Alla non verdissima età di 81 anni (ma Winston Churchill alla stessa età guidava la Gran Bretagna, e come noto lo statista britannico aveva uno stile di vita assai meno salubre di Berlusconi) il Cavaliere tiene in pugno folle osannanti con discorsi fluviali (mai meno di un’ora, spesso due), irti di cifre e di dati, pronunciati a braccio, appena qualche occhiata ad un foglio di appunti che tiene in mano (anche nelle interviste) più per vezzo che per effettiva utilità.

Assistere a quei discorsi può essere un’esperienza faticosa: sale strapiene, e quindi caldo soffocante, entusiasmo alle stelle dei militanti che si accalcano per vedere meglio, e forse alla fine, per strappare una stretta di mano, un saluto, un selfie con lui, con il leader, a costo di gomitate, spintoni, zuffe con fotografi e cameramen. Spesso gli uomini della sicurezza sono costretti ad usare maniere spicce per sottrarre il loro protetto ad un abbraccio tanto affettuoso quanto a tratti insostenibile.

Qual è il segreto di questi discorsi? Perché tanto entusiasmo? Frasi roboanti? Invettive da comizio? Proclami orgogliosi? Tutto il contrario. Berlusconi non è mai stato un agitatore, anzi ha sempre detto senza mezzi termini di essere infastidito da quelli che urlano ai comizi. Con il passare degli anni, il suo stile è sempre più quello di una tranquilla conversazione. L’unico guizzo sono le battute con le quali ritiene necessario rompere la possibile monotonia di un discorso che diventa troppo serio: una tecnica imparata all’università e mai abbandonata. Le barzellette in effetti deliziano l’uditorio perché si diverte ed anche i giornalisti perché sperano di cogliere una gaffe, un accento stonato, una rottura del politicamente corretto.

Nulla da fare per loro. L’ultimo Berlusconi ha il tono di un buon padre di famiglia che spiega ai suoi figli le regole per il buon mantenimento delle proprietà domestiche, ma anche l’autorevolezza di chi, nella vita, ha sempre realizzato di obbiettivi che si era proposto, per quanto apparissero azzardati e fantasiosi.

Gli è riuscito tutto, nella vita: dalla costruzione di quartieri modello, pieni di verde e di piste ciclabili, alla rivoluzione del sistema radiotelevisivo con la rottura del monopolio RAI; dalla trasformazione di una vecchia e gloriosa squadra di calcio in declino nel Milan trionfante nel mondo, fino alla creazione, in due mesi, di un partito e di un’alleanza capaci di rovesciare ogni previsione, battere la macchina da guerra del vecchio PCI e prendere in mano la guida del paese.

Le promesse per la Sicilia

Dunque Berlusconi, quando parla ai siciliani e promette il Ponte sullo Stretto, promette di far rientrare i giovani che sono stati costretti ad andarsene, promette una fiscalità di vantaggio per attrarre imprese in Sicilia, sa di essere credibile perché mette in gioco se stesso, e una vita di scommesse vinte.

Può permettersi di ignorare il quotidiano della rissa politica: nelle ultime settimane non ha neppure messo piede a Roma, ma è andato a Bruxelles ad interloquire con i leader europei, poi a Mosca dal suo amico Putin – unico ospite straniero al tavolo del nuovo Zar alla sua festa di compleanno – e questa settimana ad entusiasmare i siciliani alla vigilia di una sfida elettorale comunque delicatissima.
Quello che andrà in onda nel fine settimana nell’isola infatti somiglia molto al possibile scenario delle prossime elezioni politiche: mentre il PD naviga in pessime acque – in Sicilia partecipa alle elezioni in puro spirito decoubertiniano – la sfida è sempre più fra Grillo e Berlusconi.
L’Europa lo ha capito, la Sicilia anche, comunque vada a finire.

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