Dipendenza da shopping online, come rovinarsi la vita un click alla volta

È una giornata di lavoro come tante altre, non hai incombenze urgenti, puoi prendertela comoda, sei sostanzialmente annoiato e l’ufficio ha fatto l’errore di lasciarti libero accesso a Internet. Stai controllando la mail quando nell’inbox compare un’offerta di un sito che usi abitualmente per i tuoi acquisti online. C’è un cofanetto in edizione limitata che include, guarda caso, tutti i dischi che ti mancano dei Red Hot Chili Peppers, il prezzo è irrisorio. Ti dici: Perché no? Nel giro di un fulmineo click hai ordinato l’imperdibile pacchetto. Nel giro di mezz’ora, invece, ti risvegli da un’ipnosi consumistica che ti ha alleggerito di 200 euro il conto in banca e sei in penoso ritardo con il lavoro.

Se hai un account Amazon attivo è molto probabile che tu sappia di cosa sto parlando. Da quando i portali per gli acquisti online hanno semplificato i meccanismi di pagamento, quello che un tempo era un problema circoscrivibile ai pomeriggi liberi nei centri commerciali, ha assunto proporzioni di massa.

Stiamo parlando di una patologia seria, nota con il nome di online shopping addiction, o se preferite l’italiano: dipendenza da shopping online. Diversi studi hanno cercato di inquadrare le dimensioni del fenomeno. Uno dei più recenti, condotto dal Shulman Center for Compulsive Theft, Spending & Hoarding, stima che nei soli Stati Uniti ci siano più di 30 milioni di persone affette da questa patologia, una popolazione enorme equamente suddivisa tra uomini edonne.

Nella categoria ricadono persone di ogni tipo. C’è la barista di 20 anni che scialacqua l’intero stipendio per comprare centinaia di vestiti, scarpe e borse, indebitandosi fino al collo e trascurando anche le relazioni più importanti. C’è l’autore televisivo che arriva a spendere mezzo milione di dollari all’anno in vestiti firmati. C’è l’impiegato trentenne che manda il conto in rosso perché perde il conto dei videogiochi e dei vinili che ha ordinato. La lista si allunga a vista d’occhio.

Diverse sono le cause che intervengono ad alimentare questa nuova piaga sociale, tra cui l’estrema semplicità con cui si possono effettuare acquisti e il fatto che, quando si fanno compere online, non si lascia il negozio con la schiena curva e le mani piene di borse, e di conseguenza si ha una percezione falsata della quantità di articoli acquistati (e di soldi spesi). Alla radice del problema, però, ci sono ragioni di tipo puramente biologico.

Svariati studi infatti concordano nell’imputare la tendenza del maniaco dello shopping ad effettuare acquisti compulsivi nel fatto che ogni acquisto va a stimolare il centro della gratificazione che ha sede in ognuno di nostri cervelli, lo stesso che è coinvolto nella maggior parte delle dipendenze, compresa quella dalle droghe, dall'alcol e dal gioco d’azzardo. Non è un caso se tra gli shopaholic (questo il soprannome che gli americani danno ai maniaci dello shopping) figurino molti ex-alcolisti ed ex-tossicodipendenti, che hanno sostituito la loro passata dipendenza con una, lo shopping online, che appare molto meno debilitante.

Nel suo studio, Terrence Shulman riprende questo aspetto: “[i dipendenti dallo shopping] possono fare acquisti per se stessi, o per altre persone nella speranza di guadagnarsi il loro amore o la loro approvazione. Alcuni hanno bisogno di acquistare beni di lusso per sentirsi bene, altri invece hanno bisogno di acquistare cose che possano farli apparire migliori agli occhi degli altri, ad esempio: vestiti. Ci sono poi quelli che comprano e poi ritornano gli articoli, quelli che io chiamo shopper bulimici.

La tendenza allo shopping online compulsivo affligge in ugual parte donne e uomini, ma con modalità diverse. Le donne tendono a svenarsi per articoli di abbigliamento e altre “piccole” spese, gli uomini invece tendono ad abbandonarsi ad acquisti più impegnativi come auto, vacanze e biglietti per eventi sportivi.

Il settore dell’online shopping sta attualmente seguendo una curva di crescita esponenziale. Nel 2012, nei soli Stati Uniti, il mercato dell’ecommerce ha toccato quota 289 miliardi di dollari, cifra che è destinata a salire fino a raggiungere quota 362 miliardi entro il 2016. Anche il numero di persone che fanno acquisti online sta aumentando: nel 2010, solo negli USA, erano 137 milioni, entro il 2016 saranno più di 175 milioni.

È dunque chiaro che il problema della dipendenza da shopping online non è destinato a esaurirsi con il semplice passare del tempo, e che necessita un’attenzione pari a quella riservata per altre dipendenze su cui l’opinione pubblica è più sensibilizzata. Per il momento, se avete l’abitudine a spendere più di quanto vorreste su Amazon o portali simili, forse è il caso che tenete a mente i sintomi che secondo gli esperti sono indicativi di una latente tendenza al consumismo compulsivo.

Se avete la tendenza ad acquistare online cose di cui non avete alcun bisogno, se mentite alle persone che vi stanno attorno riguardo l’entità dei vostri acquisti, se continuate a pensare a quello che potreste comprare anche quando siete lontani dal computer, se le cifre che spendete online vi creano problemi con famigliari e persone care, forse è il caso che chiudiate il laptop per un giorno o due, e cominciate a prendere in considerazione il rischio di perdere il controllo.

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