Dieci domande al Ministro Spadafora, quello che non ama il calcio

Rideva, il ministro senza portafoglio con delega allo Sport Vincenzo Spadafora, mentre dal salotto di Fabio Fazio picconava per l'ennesima volta il mondo del calcio. Rideva e si dava (virtualmente) di gomito con il complice conduttore toccando in 12 minuti di intervento non indimenticabile un po' tutti i luoghi comuni dell'anti-calcismo militante ed evocando il blocco forzato non solo per l'Italia ma anche laddove si sta facendo di tutto per ricominciare... La Spagna? Forse chiude. La Germania? Riparte ma forse cambierà idea... L'Olanda però ha chiuso. E' giù con un'altra risatina dimenticando che in Germania le squadre si allenano da un mese, in Spagna si progetta la ripartenza e in Inghilterra da oggi c'è un club (Arsenal, se non lo conosce) che riapre il suo centro d'allenamento e certamente non per fare beneficenza.

Che Vincenzo Spadafora odi, o quantomeno non ami, il calcio è ormai abbastanza chiaro. Restano, però, alcune questioni aperte per le quali sarebbe utile trovare risposta entro il 18 maggio, giorno in cui il suo presidente del Consiglio ha detto che il pallone tornerà a rotolare negli allenamenti di squadra. Un termine sulla carta utile perché la Figc riesca a rimettere in piedi il campionato e chiuderlo entro il 2 agosto, limite indicato dalla Uefa. Sempre che entro quella data (18 maggio) il ministro senza portafoglio Spadafora sia in grado di prendere una posizione definita e definitiva. Lo stato attuale impone qualche domanda. La giriamo al diretto interessato:

1) Facendo Lei parte di un Governo il cui responsabile ha annunciato per il 18 maggio una serie di riaperture compresa quella degli sport professionistici di gruppo, ritiene che l'impostazione data dal premier nella gestione della cosiddetta 'Fase 2' sia corretta e coerente con gli obiettivi? O dissociandosene nella materia di sua competenza sta esprimendo un giudizio negativo sull'operato del Suo Governo?

2) Ritiene comprensibile all'opinione pubblica che ben due volte in due mesi (8 marzo e 26 aprile) un ministro sbugiardi in maniera plateale il suo Governo? Il riferimento è alla retromarcia in poche ore dopo il via libera alla disputa delle partite dell'8 marzo con Parma e Spal bloccate da un suo pronunciamento contrario al decreto appena firmato.

3) Perché il decreto consente a semplici cittadini, runner e amatori, di tornare alla pratica sportiva dal 4 maggio e vieta ad altri atleti, professionisti, di farlo in condizioni di massima sicurezza come quella garantita dai centri sportivi delle società di Serie A? Ritiene più impattante per la curva dei contagi che un calciatore vada in un parco ad allenarsi o che lo faccia a porte chiuse, in sedute individuali, in un ambiente protetto e seguito dal suo club?

4) Perché un atleta professionista o non professionista, ma di interesse Coni, può dal 4 maggio recarsi in una struttura ad allenarsi individualmente e un calciatore o un tesserato di qualsiasi sport di squadra se lo vede vietare? Quale differenza c'è tra Federica Pellegrini e Ciro Immobile?

5) Perché il protocollo medico scientifico inviato dalla Figc a Lei il 18 aprile e discusso nell'incontro del 22 è stato giudicato inadeguato con comunicazione solo a decreto firmato con prolungamento del lockdown per il calcio?

6) Quando Le è stato consegnato il documento (che il presidente del Coni Malagò aveva annunciato in invio nel fine settimana o al massimo oggi) con le linee guida proposte dal Coni e dal CIP, sentite le altre 44 federazioni, che nel decreto viene recepito come garante per il via libera al ritorno degli allenamenti degli sport individuali? Ha già avuto pieno via libera dal Comitato tecnico scientifico? E' possibile averne copia compresa l'attività di validazione dello stesso da parte dei Suoi consulenti?

7) Se la Serie A non dovesse ripartire conterà danni per 800 milioni di euro. Quale cifra ha previsto per il sostegno e il ristoro di un settore di punta compreso nelle deleghe del Suo dicastero?

8) In termini assoluti, quanti soldi è in grado il Suo ministero di mettere in campo per sostenere lo sport in Italia che, nel caso di mancata ripartenza della Serie A, vedrà sottrarsi una fonte importante di finanziamento? Nel 2019 i contributi a tutte le federazioni affiliate al Coni sono stati di 145,88 milioni di euro e la crisi ne richiederà, mal contati, almeno dieci volte tanti. Ha la possibilità di garantirli con la sua opera di governo?

9) Perché nei numerosi atti che si sono succeduti dall'inizio dell'emergenza Coronavirus non è mai comparso nulla che rispondesse alle necessità espresse dal settore calcio per provare a reperire risorse senza chiedere soldi allo Stato?

10) Qual è la sua posizione definitiva sulla possibilità di riaprire alle sponsorizzazioni dal mondo del betting? Se negativa, ritiene etico che lo Stato continui ad incassarne i dividendi senza riconoscere nulla a chi rende possibile la raccolta con la sua stessa esistenza? Stiamo parlando di 10 miliardi di euro nel 2018.

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