Ramstein: 30 anni fa la tragedia delle Frecce Tricolori. La storia e le foto

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Il Macchi MB-339 Pony10 di IVo Nutarelli pochi istanti prima dell'impatto al suolo
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L'area della base NATO di Ramstein interessata dall'impatto al suolo del Macchi MB-339 di Ivo Nutarelli
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I piloti delle Frecce Tricolori vittime dell'incidente di Ramstein. Da sinistra: Giorgio Alessio, Ivo Nutarelli e Mario Naldini
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Ramstein, 28 agosto 1988. I primi soccorsi ai feriti.
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Il terrore sui volti dei sopravvissuti alla tragedia di Ramstein. Molti di loro soffriranno di disturbi da stress post traumatico
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Conseguenze dell'impatto del Macchi MB-339 di Ivo Nutarelli. I feriti saranno 346
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I resti sparsi nella zona di impatto del velivolo di Ivo Nutarelli
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Ramstein: le conseguenze dell'incidente di volodelle Frecce Tricolori nel pomeriggio del 28 agosto 1988
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Spettatori sopravvissuti all'impatto del Macchi di Ivo Nutarelli a Ramstein
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Le immediate vicinanze della pista di Ramstein poco dopo l'incidente del 28 agosto 1988
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Corrado Salvi, comandante della base di Rivolto (Udine) sede delle Frecce Tricolori durante la conferenza stampa seguita alla tragedia di Ramstein
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Alcuni dei veicoli colpiti dal Macchi di Ivo Nutarelli precipitato al suolo

Soltanto 7 secondi per passare dall'estasi all'inferno. Trent'anni fa alla base militare di Ramstein, si consumava una delle peggiori tragedie aeronautiche della storia, avvenuta durante l'esibizione della Pattuglia Acrobatica Nazionale dell'Aeronautica Militare Italiana, le "Frecce Tricolori".

All'esibizione acrobatica "Flugtag '88" ospitata dalla base NATO della cittadina della Germania Occidentale è presente una folla di circa 300.000 spettatori, sistemati nei prati nelle immediate adiacenze della pista. Nel primo pomeriggio è il turno delle Frecce Tricolori, una delle pattuglie acrobatiche più apprezzate al mondo. Comandate da un veterano, il quarantunenne fiorentino Tenente Colonnello Mario Naldini, le Frecce sono l'unica pattuglia acrobatica ad impiegare una formazione di ben 10 velivoli.

Nel primo pomeriggio i piloti italiani decollano sui Macchi MB-339 ed iniziano la sequenza delle acrobazie che li hanno resi celebri nel mondo: oltre a tonneau e looping, il portfolio delle Frecce comprendeva l'Apollo 313 (dal codice militare della Pattuglia) ed il Lomcevak (una figura in cui il jet arriva al punto di stallo prima di essere ripreso dai piloti). L'ultimo spettacolare numero in programma era il "Cardioide", dove gli aerei si dividono in due gruppi e un solista. A bassa quota le due formazioni si incrociano per poi formare con un doppio looping la figura di un cuore tracciata dai fumogeni. A quel punto il solista scende in perpendicolare passando esattamente in mezzo ai due gruppi che si incrociano a bassa quota.

Gli ultimi istanti e l'impatto

Fu in quest'ultima fase che si consumò il dramma. Il Macchi del solista, il Capitano Ivo Nutarelli (Pony10) effettua la picchiata con un anticipo di qualche frazione di secondo, dopo aver cercato invano di correggere la sua traiettoria con l'attivazione dell'aerofreno di picchiata. L'impatto con Pony2, pilotato dal Capitano Giorgio Alessio fu devastante: l'ala del Macchi di Nutarelli tranciò di netto la cabina di pilotaggio del giovane pilota di Alessandria uccidendolo sul colpo. A sua volta Nuterelli colpì con la prua Pony1, il Macchi pilotato dal Capoformazione Mario Naldini, tranciandone di netto la coda e gli impennaggi. I 3 aerei, che si trovavano ad pochi metri dal suolo, divennero palle infuocate ingovernabili. Nessuno dei tre piloti coinvolti ebbe il tempo di azionare il sistema di espulsione. Il jet di Naldini si schiantava su una corsia stradale laterale alla pista, coinvolgendo l'elicottero di soccorso e ferendo gravemente il pilota, che morirà in ospedale per le gravissime ustioni.

Pony 2, con a bordo il corpo ormai senza vita del Capitano Alessio impattò in fiamme sulla pista. L'impatto più devastante fu quello di Pony10, ormai privo della cabina di pilotaggio nella quale si trovava Nutarelli. La traiettoria impazzita del Macchi 339 senza controllo investì la folla nel punto di maggiore concentrazione di spettatori. Dopo aver colpito alcuni veicoli in sosta, l'aereo esplose generando una scia di fuoco e schegge metalliche che investì in pieno le persone. Da quei pochi secondi devastanti rimasero sull'erba intrisa di carburante decine di corpi senza vita e centinaia di feriti. Il bilancio finale sarà di 70 morti compresi i 3 piloti italiani e 346 feriti. A trent'anni di distanza dai fatti, quella di Ramstein rimane la seconda più grave tragedia della storia delle esibizioni aeree acrobatiche dopo quella avvenuta nel 2002 a Skynliv (Ucraina) con 77 morti e 543 feriti.

Le cause e le ipotesi: l'errore umano, l'ombra di Ustica

Dalle relazioni ufficiali seguite all'incidente del 28 agosto 1988 l'ipotesi più accreditata e ufficialmente riconosciuta è stata quella dell'errore umano. L'impatto tra i velivoli delle Frecce Tricolori sarebbe stato imputabile ad un'imprevisto incremento di quota del Macchi pilotato dal solista Ivo Nutarelli e alle conseguenti manovre correttive effettuate al fine di recuperare il lieve ritardo nei confronti del resto della formazione.

Non mancarono ipotesi inquietanti emerse negli anni seguenti: la principale riguarda il legame che avrebbe avuto l'incidente di Ramstein con la strage di Ustica del 27 giugno 1980. Due dei piloti morti il 28 agosto 1988 si erano trovati infatti in volo a fianco del Dc-9 Itavia. Ivo Nutarelli e Mario Naldini, allora in forza al 4° Stormo di Grosseto avevano seguito per un tratto l'aereo di linea sul loro F-104, terminando il volo dopo aver lanciato un codice che indicava uno stato di guerra aerea. La teoria del sabotaggio del Macchi di Nutarelli, che avrebbe portato al conseguente disastro e alla morte dei due testimoni della sera di Ustica, sarà a lungo supportata dai parenti dei due piloti morti a Ramstein per voce dell'avvocato Daniele Osnato e da parte della stampa tedesca. La loro ipotesi sarebbe supportata da una serie di incongruenze e dalle indagini lacunose e frettolose svolte sui rottami dei tre aerei precipitati.Un'altro elemento emerso dalla inchiesta alternativa riguarda la morte in un incidente stradale del Comandante della base aerea di Grosseto, il Colonnello Pierangelo Tedoldi, poco dopo aver raccolto le testimonianze di Naldini e Nutarelli su quanto accadde attorno al Dc-9 Itavia.

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