Raffaele Fitto, ritratto del "lealista"

Fu l’unico, in quel drappello di deputati pdl sbandati, addolorati, o semplicemente esausti per il caldo e l’ansia (non ugualmente intensa per tutti, ripensandoci) dell’attesa, a capire, con lucidità, come sarebbe finita. Male. Era la sera del 31 luglio, vigilia della sentenza Mediaset da parte della Cassazione. Gli avvocati dell’accusa avevano già parlato. Raffaele Fitto, compulsava l’Iphone. Scorreva il tasto su è giù: “No, no non mi sembra proprio un bel sentire questo…E glielo posso dire io che nel tritacarne politico, mediatico, giudiziario  sono passato”, confidò secco a Panorama.it., non aggiungendo altro.

Renata Polverini, sinceramente provata, gli si avvicinò: “Raffae’, stamattina ero più ottimista…”. E l’ex governatore pugliese (eletto nel 2000, a soli 31 anni, il presidente di Regione più giovane d’Italia) alzò con fair play gli occhi verso gli splendidi legni intarsiati del Transatlantico. Muto e un po’ pallido si avviò verso l’uscita. Questo è lo stile Fitto. Figlio di un dc di rango pugliese, Salvatore Fitto, rampollo dc, di razza, con un curriculum che non ha nulla da invidiare a quello di Angelino Alfano (Fitto è stato governatore e non solo ministro), un aspetto da eterno ragazzo, mai triste, pur avendo due anni in più rispetto al suo amico-rivale, sarà lui l’anti-Alfano? 

Raccoglierà lui il testimone del berlusconismo “lealista”, che ovviamente sarà sempre guidato da Silvio Berlusconi in persona? Rimasto in silenzio per anni, in seguito al processo  a carico suo e di altre 60 persone con l’accusa di una sfilza di reati, in Puglia (è stato assolto per il reato principale contestatogli in un’inchiesta relativa alla sanità), lui che si scagliò contro i giudici definendoli “un gruppo di legionari” e si rivolse al Csm, lui che fu difeso a spada tratta da Sandro Bondi e , come dicono i suoi supporter, “non con la stessa intensità da Alfano”, sarà “il falco moderato” che potrebbe spodestare Alfano e diventare così il coordinatore della nuova Forza Italia-Berlusconi presidente?

Fitto, domenica 6 ottobre, in un’intervista a “Il Corriere della  sera”, dice, come è nel suo stile vellutato ma netto, che a lui non interessano le cariche. Non è questo il punto: bisogna azzerare tutti gli incarichi (non lo dice, ma il senso è: via Alfano da segretario Pdl) e andare a un congresso. Dice che lo anima solo un obiettivo politico: fermare un nuovo centro. E difendere il bipolarismo. E rimettere al centro la riforma della Giustizia, cosa che gli apparsa appannata negli atti del Pdl alfaniano. Insomma, Fitto si scaglia contro una nuova Dc da Enrico Letta ad Alfano con il taglio delle ali, e cioè da un lato i berlusconiani superstiti e dall’altro gli ex comunisti del Pd da Massimo D’Alema a Pier Luigi Bersani. 

Questo è il senso al quale allude chiaramente. L’ex governatore pugliese, che gode ancora di vasti consensi sul territorio (Nichi Vendola lo battè solo per una manciata di voti: lo 0,3 per cento) ed ex ministro alla Coesione territoriale oltre che agli Affari regionali, dice che non vuole sfide all’Ok Corral. Ma molti “lealisti” o “falchi moderati”, personalità  di peso, a cominciare da Mariastella Gelmini, credono in lui. Come finirà? Giocando sul nome si potrebbe dire: è giallo Fitto. E soprattutto non avrà certo fatto piacere all’attuale segretario del Pdl quell’invito  fattogli dal segretario del Pd Guglielmo Epifani con toni quasi imperativi a dar vita subito i gruppi autonomi e a staccarsi da Berlusconi. “Il bacio della morte?”, ironizzano i maligni nel Pd che non amano il segretario pro tempore, soprannominato “Mediazione continua”.  Alfano ha reagito a musio duro a Epifani: “No a ingerenze1”. Ma la sfida all’Ok Corral ora rischia di scatenarsi anche in quel Pd che non vuole morire democristiano (è uscito recentemente un libro del presidente dell’Istituto Gramsci Giuseppe Vacca, storico e politico di rango, ritenuto da sempre vicino a D’Alema, dal significativo titolo che suona anche come un timore: “Moriremo democristiani?”. Ecco perché ora è giallo davvero fitto su come finirà la votazione segreta in aula al Senato sulla decadenza varata dalla Giunta per le elezioni di Berlusconi da senatore. Il solitamente cauto Enrico Letta esulta: si è chiuso un ventennio? Ma è davvero così? 

Alfano quando dice no "a interferenze" risponde soprattutto a Letta, oltre che a Epifani che lo ha invitato a fare subito gruppi autonomi. Alfano punta quindi a non lasciare  ancora la casa del padre e diventare coordinatore unico del Pdl? Molti dicono che così finirà. Ma un esponente di rango degli scissionisti a Panorama.it , confida: "No, è finita, prima o poi separazione sarà". Dopo che Berlusconi sarà, se sarà, decaduto da senatore e affidato ai servizi sociali?

Il giallo Fitto sul Pdl sembra destinato a durare ancora a lungo.

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