Quota 104 e tutte le novità sulle pensioni

Sarà più difficile (e meno conveniente) andare in pensione prima, ma si guarda con attenzione ai giovani. La Manovra 2024 stringe: se esci prima dal mondo del lavoro paghi (quota 104); penalizzati i redditi più alti (sulla rivalutazione degli assegni); “sconti figli” confermati per le lavoratrici, Ape sociale rivista; riscatto a favore dei lavoratori discontinui (si guarda ai giovani). Potrebbero esserci ancora alcuni cambiamenti (si discute nella maggioranza sull’eliminazione di Quota 103 per esempio), prima dell’arrivo in Senato, ma l’impianto è questo, con l’obiettivo di contenere la spesa.

DA QUOTA 103 A QUOTA 104 CON PENALIZZAZIONI

Da gennaio 2024 si potrà andare in pensione con almeno 63 anni di età e 41 di contributi (oggi 62 anni di età e 41 di contributi). Quindi 4 anni prima dei 67 anni che significano pensione di vecchiaia. Questi 4 anni si vedranno sull’importo della pensione, che avrà una riduzione del 4% sul complessivo. Nel caso di una pensione di 2.500 euro lordi al mese si perderebbero circa 100 euro. Si allungano poi le finestre per l'uscita: da tre a sei mesi nel privato e da sei a nove mesi nel pubblico.

RISCATTO A FAVORE DEI LAVORATORI CONTRIBUTIVI (“I GIOVANI”)

Ad oggi chi ha iniziato a versare contributi dal 1996 rientra interamente nel regime contributivo e può andare in pensione a 67 anni (con 20 anni di contributi), se ha maturato un importo almeno di 1,5 volte l’assegno sociale. Altrimenti in pensione si va a 71 anni. La manovra cambia la soglia, portandola a 1 volta l’assegno sociale, restano i 20 anni di contributi. Ma se questi lavoratori volessero accedere alla pensione anticipata (a 64 anni), allora la soglia si alza: da 2,8 di oggi a 3,3 volte l’assegno sociale. Per il biennio 2024-2025 inoltre questi lavoratori potranno riscattare i periodi di vuoto contributivo fino a un massimo di 5 anni. Come per il riscatto della laurea: pagando potranno aggiungere 5 anni di contributi al proprio conto previdenziale. Anche a rate, massimo 120 rate mensili senza interessi.

RIVALUTAZIONE DEGLI ASSEGNI: CHI CI RIMETTE E CHI CI GUADAGNA

Come nel 2023 anche nel 2024 ci sarà una rivalutazione degli assegni, per l’adeguamento al costo della vita. Ma con due cambiamenti. Chi prende una pensione 4 e 5 volte il minimo (fra 2.255 e 2.819 euro lordi) avrà una rivalutazione pari al 90% dell’inflazione, contro l’85% del 2023. Quindi è una fetta di pensionati che ci guadagna. Chi ha una pensione 10 volte superiore al minimo (circa 5.638 euro lordi mensili) vedrà l’assegno rivalutato del 22% dell’inflazione nel 2024, contro il 32% del 2023. Quindi è una fetta di pensionati che ci rimette. Restano invariate le altre fasce: 100% per gli assegni fino a 4 volte il minimo; 53% per quelli tra 5 e 6 volte il minimo; 47% per quelli tra 6 e 8 volte il minimo; 37% per quelli tra 8 e 10 volte il minimo.

STRETTA SULL’APE SOCIALE E SU OPZIONE DONNA MA CON SCONTO FIGLI

63 anni e 5 mesi. La manovra aumenta di cinque mesi l’età per avere accesso all’Ape sociale, l’ammortizzatore che è una sorta di accompagnamento alla pensione per disoccupati, invalidi, caregivers, addetti a mansioni gravose. Un assegno ponte che oggi si aveva con 63 anni di età e dal 2024 con 63 anni e 5 mesi di età.
Stretta dei requisiti anche per Opzione donna: aumenta di un anno l’età minima per l’accesso. Dal 2024 serviranno 61 anni di età, che scendono a 60 anni se si ha 1 figlio e a 59 anni con più figli. Restano necessari anche almeno 35 anni di contributi.

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