Gli annunci di Putin sulle armi atomiche tra realtà e propaganda

Il 24 marzo scorso Vladimir Putin ha nuovamente alzato il tiro della propaganda a proposito degli ordigni nucleari che potrebbero essere utilizzati nella guerra in Ucraina. Durante un'intervista a Russia-24, poi ripresa dalle agenzie Interfax e Tass, Putin ha affermato che la Russia intende dispiegare armi nucleari tattiche in Bielorussia: «Il primo luglio sarà completata la costruzione di un deposito di armi nucleari tattiche in Bielorussia. Mosca e Minsk hanno convenuto che avrebbero dispiegato lì armi nucleari tattiche». Poi il presidente russo ha continuato affermando che «non stiamo trasferendo le nostre armi nucleari tattiche in Bielorussia, ma le dispiegheremo e addestreremo i militari, come gli Stati Uniti in Europa. Dieci aerei sono pronti per l'uso di armi tattiche e dal prossimo 3 aprile inizieremo ad addestrare gli equipaggi. La Russia ha già consegnato alla Bielorussia il sistema missilistico Iskander, in grado di trasportare armi nucleari».

L'accordo tra Putin e il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko, sempre più nell’orbita di Mosca, avverrebbe secondo il Cremlino «senza violare i loro obblighi ai sensi del Trattato Start». Infine, Vladimir Putin ha anche annunciato che la Russia intende produrre e rendere più moderni 1.600 carri armati: «L'Occidente ha in programma di inviare 420 o 440 carri armati in Ucraina, noi ne produrremo di nuovi e modernizzeremo oltre 1.600 di quelli esistenti. Il numero totale di carri armati dell'esercito russo sarà tre volte quello delle forze armate ucraine. Anche più di tre volte».

Per Oleksiy Danilov, capo della Sicurezza nazionale ucraina e uno dei più stretti collaboratori del presidente Zelensky, «il Cremlino ha preso la Bielorussia come ostaggio nucleare e la base per le armi nucleari in Bielorussia porterà a una destabilizzazione interna a Minsk». In realtà i commenti di Putin sono un'operazione di propaganda progettata per esaltare l'industria militare facendo riferimento al glorioso passato di epoca sovietica, tuttavia, le affermazioni del leader russo non riflettono le attuali capacità economiche o dell'industria pesante della Russia. Ad esempio, l'unica fabbrica russa per la produzione di carri armati, la Ural Vagon Zavod (industriale militare della Federazione Russa, situata a Nižnij Tagil nella regione degli Urali) produce 20 carri armati al mese. In virtù del vigente contesto economico/industriale russo ci vorrebbero più di sei anni per raggiungere l'obiettivo dichiarato da Putin senza contare le sanzioni internazionali e la mancanza di manodopera qualificata.

Nemmeno il tempo di registrare le sue parole che lo scorso 25 marzo in una delle molte trasmissioni di propaganda che vengono trasmesse ogni giorno sulle televisioni russe un esperto ha candidamente ammesso che Mosca sta facendo uscire dai propri magazzini i vecchi carri armati dai depositi e potrebbe tentare di rinnovare alcuni carri armati più vecchi per soddisfare la quota dichiarata. Ad esempio, i vecchi carri armati T-34 una serie di carri armati da combattimento, i primi realizzati dall'Unione Sovietica dopo la Seconda guerra mondiale e i T-54 e T-55 che sono già stati visti in prima linea in ruolo di artiglieria. Questi carri armati non sono minimamente paragonabili ai moderni carri armati Abrams, Challenger o Leopard, o persino ai T-72, né per quanto riguarda l'armamento e nemmeno per la protezione dell'armatura. Si renderebbero però utili per indiscriminati bombardamenti a distanza.

Gli Stati Uniti hanno espresso grande cautela in merito all’annuncio del presidente russo e alla Reuters un alto funzionario del Governo americano ha affermato che allo stato attuale «non abbiamo riscontrato alcun motivo per modificare la nostra posizione nucleare strategica, né alcuna indicazione che la Russia si stia preparando a usare un'arma nucleare. Restiamo impegnati nella difesa collettiva dell'alleanza Nato». Cautela anche dal Pentagono: «Abbiamo ricevuto notizie su questo annuncio russo, sul trasferimento di armi nucleari a Minsk, e continueremo a monitorare la situazione. Non vediamo alcun motivo per adeguare il dispiegamento delle nostre forze nucleari e nessuna indicazione che la Russia sia pronta a utilizzare armi nucleari». In un tweet l'Alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell ha scritto che il dispiegamento di armi nucleari russe in Bielorussia rappresenterebbe «una irresponsabile escalation e una minaccia alla sicurezza europea. La Bielorussia può ancora fermare questa escalation, è una sua scelta. L'Ue è pronta a rispondere con ulteriori sanzioni». Visti i numeri, a Vladimir Putin, che vede sempre più vicina la sconfitta militare dopo che sono fallite le varie offensive invernali, non resta che provare a intimidire l’Occidente sperando che l’opinione pubblica tema l’escalation nucleare e che tutto questo obblighi i Governi a modificare la loro posizione sul supporto all’Ucraina. In questo Putin può contare sui molti polezni durak (utili idioti in russo) che ogni giorno da più di un anno appaiono sulle reti televisive nazionali.

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