Pinocchio
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Pinocchio, la favola livida di Matteo Garrone - Recensione

Matteo Garrone ci riporta alle origini del Pinocchio burattino pensato da Carlo Collodi. Attorno a lui, ecco la fata bambina dai capelli turchini in realtà fata millenaria, la lumaca lenta assistente, il giudice vecchio gorilla, i quattro conigli-becchini neri, il Can-barbone Medoro... 
Dal 19 dicembre al cinema, questa nuova trasposizione di Pinocchio è diversa da quanto visto recentemente. 

Dimenticate l'umanità giocosa dello sceneggiato tv del 1972 di Luigi Comencini e i colori strepitosi di poesia vivace del film d'animazione del 2012 di Enzo D'Alò. Questo nuovo Pinocchio, distribuito in oltre 600 copie da 01 Distribution, è un racconto realistico e surreale al contempo, con atmosfere un po' livide e un gran lavoro artigianale e artistico alle spalle.

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Gigi Proietti e Federico Ielapi nel film "Pinocchio"
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Roberto Benigni e Federico Ielapi nel film "Pinocchio"
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Federico Ielapi nel film "Pinocchio"
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Immagine del film "Pinocchio"
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Federico Ielapi nel film "Pinocchio"
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Federico Ielapi e Massimo Ceccherini nel film "Pinocchio"

Una trasposizione fatta col cuore (Garrone ha iniziato a disegnare Pinocchio già a 6 anni), che manca però di verve e grandi emozioni. Ha il punto forte nell'estetica dei personaggi, soprattutto quelli secondari che, come Collodi immaginò, sono quasi tutti animali parlanti. Presenta tinte spente e plumbee, come nelle corde dark di Garrone, piuttosto che cromatismi accesi. 

Fedele al testo di Collodi

Garrone ha scritto una prima sceneggiatura in solitaria, attenendosi molto al testo di CollodiLe avventure di Pinocchio. Storia di un burattino, romanzo per ragazzi pubblicato nel 1883. Poi l'ha rivista insieme a Massimo Ceccherini, che nel film interpreta la Volpe, rimanendo sempre fedele al testo originale ma cambiando alcuni elementi e situazioni con l'intento di renderle più divertenti. "Divertente", però, non è certo il primo aggettivo che scatta in bocca dopo la visione del film (e neanche il secondo). 

Alla scia di bava gelatinosa lasciata dalla Lumaca (Maria Pia Timo) e al Grillo Parlante (Davide Marotta) che catechizza in napoletano esono affidate le sequenze che giocano di più con la leggerezza. Anche se, sentir parlare napoletano il Grillo Parlante, fa accapponare la pelle (Garrone, già regista di Gomorra, anche se romano ama molto Napoli: sua nonna e la madre di suo figlio sono napoletane). 

Le fonti di ispirazione

Per la sua visione di Pinocchio Garrone si è ispirato soprattutto ai disegni di Enrico Mazzanti, che collaborò con Collodi e fu l'illustratore della prima edizione in volume di Pinocchio. "È stato il punto di partenza", ha detto il regista. "Poi come ispiratori anche la pittura dei macchiaioli e il Pinocchio di Comencini per certe atmosfere, per il senso di povertà". 

La povertà è presenza persistente, nella sua asciuttezza di poche parole e pochi agghindamenti. È nei panni malconci e ingialliti di Geppetto, interpretato da Roberto Benigni, che nel 2002 aveva fornito la sua versione cinematografica di Pinocchio, allora però nei panni del protagonista discolo. La miseria è anche nei mezzucci e nello "spizzicare" dei due morti di fame il Gatto (Rocco Papaleo) e la Volpe (Ceccherini). 

Il borgo di semplicità e ristrettezze abitato da Geppetto è stato ricostruito nella tenuta La Fratta di Sinalunga, in provincia di Siena. 

L'estetica di Mark Coulier e Pietro Scola Di Mambro

Il Pinocchio di Garrone è un ritorno al cinema di una volta, non brulica di aleatorie creazioni digitali. I personaggi, anche quelli animali, sono tutti in carne e ossa. E trucco. Poi gli effetti visivi della One of Us e Chromatica hanno dato una spruzzata di fluidità.

Pinocchio, in legno e giunture, non è stato creato in motion capture: al piccolo Federico Ielapi è stato applicato uno strato di trucco che lo rende burattino. Il britannico Mark Coulier, truccatore vincitore di due Oscar (per The Iron Lady e Grand Budapest Hotel), ha realizzato tutti gli interventi di trucco prostetico, sulla base dei personaggi disegnati da Pietro Scola Di Mambro, nipote di Ettore Scola. Ielapi, 8 anni e tanta pazienza, è stato sottoposto a quattro ore di trucco tutti i giorni, per tre mesi. "Non è stato facile far sì che il silicone sembrasse legno - ha detto Coulier - e che il trucco non trasfigurasse del tutto Federico, che l'aspetto emotivo non fosse completamente coperto dal make up". 

Il pubblico di Pinocchio

Le avventure del burattino che si fa bambino sono una fiaba morale senza tempo, un romanzo di formazione e una grande storia d'amore tra un padre e un figlio. Il padre falegname e non di sangue, come lo era Giuseppe con Gesù, dà tutto quello che ha e anche quello che non ha per il bene del figlio. Questi, disobbediente e credulone, deve passare attraverso tentazioni, errori, trappole e dolori prima di riconoscere gli sbagli fatti e restituire indietro al padre tutto l'amore che ha ricevuto. 

Ma oggi come oggi, a oltre 130 anni dalla prima diffusione di tal messaggio universale, a chi è diretta questa nuova trasposizione? Garrone ha detto: "Riconosco ogni fotogramma di questo film, mi appartiene, però nello stesso tempo ho cercato di fare un film che potessere arrivare a tutti, popolare, così come il grande capolavoro di Collodi, che nasce come un testo popolare". Benigni gli ha fatto eco: "È un film per le famiglie, per bambini dai 4 agli 80 anni". 

Un bambino può davvero rimanere incantato di fronte a questo Pinocchio dall'impianto solido ma dal tono freddino e distaccato? E un adulto, può trovarci ancora qualcosa di cui fare tesoro, estetica visiva a parte? Il botteghino ce lo saprà dire. 

Di sicuro lo "spizzichiamo" del Gatto e della Volpe è destinato a lasciare traccia. 

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