È partita la caccia allo sbirro. Al G7 si rischia il bis di Genova

Spiace dirlo: ma il fallimento dello Stato non si misura sulla base dell’uso dei manganelli da parte delle forze dell’ordine, come pare credere il presidente della Repubblica. Bensì, con la mancata difesa dei funzionari di polizia i quali, per una paga da fame, sono chiamati a difendere lo Stato, ma poi, nei momenti di difficoltà, o semplicemente quando non è politicamente corretto, sono lasciati soli, costretti a pagare gli avvocati che li devono rappresentare in giudizio e messi alla mercé degli odiatori di professione. Ho scritto con cinquant’anni di ritardo rispetto a Pier Paolo Pasolini che io sto dalla parte degli agenti e dei carabinieri, che come chiunque, ma sempre meno di un politico, possono sbagliare. Tuttavia, anche quando incorrono in errori, se sono in servizio lo fanno in nome dello Stato, cioè di noi tutti. In ogni organizzazione c’è qualche mela marcia, qualcuno che non rispetta la legge e dunque, se lo fa, va punito. Tuttavia, questo non giustifica la caccia allo sbirro che si è scatenata dopo i fatti di Pisa e Firenze. Né autorizza a criminalizzare chi il crimine lo persegue per dovere.


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