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L'offesa del cantante catanese a Falcone e Borsellino

“Queste persone (Falcone e Borsellino n.d.r.) che hanno fatto queste scelte di vita le sanno le conseguenze. Come ci piace il dolce ci deve piacere anche l’amaro” parola di NikoPandetta, cantante rap neomelodico catanese, dette durante la registrazione dell’ultima puntata di “Realiti” il programma di Enrico Lucci in onda su Rai 2. Frasi che hanno sbigottito per la loro gravità il conduttore poi i presenti, infine il mondo dei social dove la frase del rapper sta facendo il giro ad una velocità incredibile accompagnata da polemiche ma anche qualche giustificazione.

Prima di tutto bisogna spiegare chi si Niko Pandetta: Il suo nomignolo è “Tritolo”, conta già condanne e qualche periodo passato in carcere. E’ nipote di Salvatore “Turi” Cappello, il boss dell’omonimo clan catanese, attualmente nel carcere di Sassari dove sconta l’ergastolo al 41 bis. E proprio allo zio ergastolano, mafioso, Tritolo ha dedicato una delle sue canzoni: “Zio Turi, ti ringrazio per quello che hai fatto per me, sei stato la scuola di questa vita e per colpa di questi pentiti stai chiuso lì dentro al 41 bis”

Senza parole. Si resta senza parole davanti a tutto questo; davanti al fatto che ormai in tv non sembrano esserci più limiti alla decenza, in nome dell’audience, ovvio. La Rai è corsa ai ripari: trasmissione sparita dal sito e spostata in seconda serata oltre ad un’inchiesta che stabilirà anche come mai a questo personaggio sia stata (come sembra) pure pagata una notte in albergo. Ma non è questo il problema.

E’ ora di dire basta. Questo paese è in emergenza, si, ma non solo economica, come sembra credere qualcuno. E’ in crisi di valori, di identità. La scuola, la famiglia, la tv, la cultura, la Chiesa, lo Stato. Colonne a cui per decenni si sono poggiate le fondamenta della crescita di intere generazioni sono in crisi, soppiantate dal nulla. Non ci sono più regole e chiunque provi ad imporne una, una sola, minimo è uno “sporco fascista” e quindi si è tutti liberi, di dire e fare qualsiasi cosa.

E’ ora di dire basta a tutto questo; è ora tanto per cominciare che il paese cominci a spiegare, senza vergognarsi, che certe persone non possano andare nella tv di Stato a raccontare di essere orgogliosi di aver fatto una rapina.

Un paese civile ogni tanto deve sapere dire di NO. Come un buon genitore. Altrimenti non è più nemmeno un paese.

Ps. Abbiamo deciso di non mettere in apertura del post la foto di "Tritolo". Al suo posto trovate Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Noi una scelta l'abbiamo fatta

Riceviamo e pubblichiamo le spiegazioni e precisazioni diPandetta:

La replica del cantane neo – melodico Niko Pandetta in merito alle polemiche successive alla diretta del programma “Realiti” in cui è stato coinvolto

“Mi rammarica essere protagonista di questa triste vicenda artificiosamente costruita intorno a me. Ritengo che questa mia replica sia doverosa, per mia moglie Federica e per mia figlia Sofia - alla quale, da padre, voglio trasmettere un buon esempio -, e per i miei fan. Premetto che non ho mai, e dico mai, pensato di reclamizzare la criminalità e che le mie esternazioni sono sempre state ironiche, magari maldestre… Mi riferisco nello specifico all’espressione, oggi strumento di tante polemiche, “io le pistole le ho d’oro”: è vero, potevo risparmiarmi questa battura di cattivo gusto che mi si è ritorta contro. Ci tengo a precisare che non ho mai offeso la memoria di Falcone e Borsellino, illustrissimi personaggi che non ho mai nominato. Ripeto, non posso assolutamente accettare che mi siano attribuite determinate colpe: insultare la memoria dei giudici Falcone e Borsellino significa offendere tutti coloro che sono stati coinvolti nella strage di Capaci, oggi sono un umilissimo cittadino italiano rispettoso del genere umano, incapace di compiere atti deplorevoli di tale entità!”.
“Altra importante precisazione: non ho mai parlato di mio zio Turi avallandone le gesta – continua il cantante - , ho solo esternato l’affetto incondizionato che provo per lui, la mia riconoscenza nei suoi confronti per avermi creasciuto come un figlio, non avendo io un padre. Mai sono entrato nel merito delle azioni di mio zio, semplicemente l’amore che provo per lui non è condizionato dalle sue gesta. Ho dichiarato di non essere pentito del mio passato e considero questa mia affermazione onesta. Infatti la domanda rivoltami non era “rifaresti gli errori del passato?”, alla quale ovviamente avrei risposto di no; intendevo semplicemente dire che, rapportandomi all’età del tempo, non mi sono mai pentito di aver vissuto male la mia vita, e che sono felice e soddisfatto di averla cambiata”.

“Per chiarezza vi racconto tutto ciò che è accaduto – dice Niko -: fui contatto per partecipare al programma di Rai 2 “Realiti - siamo tutti protagonisti”. Ho annullato due miei impegni lavorativi pur di prenderne parte: conservo ancora i biglietti dei voli aerei che mi furono inviati per essere presente (erano due, uno per me e uno per il mio manager). Senza motivazioni o spiegazioni plausibili, fu annullata la mia partecipazione al programma, ma fu trasmesso un servizio che mi riguardava. Nel corso di tale trasmissione, ove a questo punto mi vien da pensare che ero stato volutamente estromesso, il consigliere Francesco Emilio Borrelli Borrelli ha offeso e insultato me e la mia famiglia. Sono dell’opinione che non tocca ai politici giudicare le persone (utilizzando in maniera indiscriminata termini pesanti, offensivi), esistono i tribunali deputati a fare ciò. Io infatti sono stato giudicato e condannato, e ho scontato la pena inflittami. E’ evidente che questi politici (e il consigliere Borrelli è tra questi) ignorano le funzioni del carcere, ovvero la rieducazione e la reintegrazione in società di chi si è soggetto alla pena detentiva. Io non rimpiango il mio passato, perché grazie al mio passato e alla detenzione oggi sono un uomo diverso, che non potrebbe esistere se non fosse esistito il Niko di un tempo. Nessuno racconta della vita nelle carceri, della durezza della pena, delle capacità di affrontarla, del desiderio di farcela e della felicità di avercela fatta. Mi dispiace appurare che i rappresentanti della nostra Patria non sono in grado di pensare a noi ex detenuti come persone che ce l’hanno fatta, persone forti perché hanno affrontato un duro periodo di detenzione, e che ora possono mettere a disposizione della società questa loro esperienza per concretizzare qualcosa di buono, facendo del proprio passato non un vanto ma un punto di partenza. Ne deduco che chi governa questo paese non è disposto a dare una seconda possibilità ai detenuti perché non crede nel corretto funzionamento del sistema carcerario italiano, che però – guarda caso – è regolato dal Governo. E’, insomma, un cane che si morde la coda!”.

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