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Ufficio Stampa Medimex
Musica

Nick Cave a Taranto: quando il rock vince sulla morte

Sono davvero pochi gli artisti con il carisma, la comunicativa e l'intensità di Nick Cave, senza dubbio uno dei migliori frontman della storia del rock. Non sono da meno i suoi fedeli Bad Seeds, la band che lo accompagna (pur con diversi cambi di formazione) dal lontano 1982, abilissimi a edificare ogni sera dietro di lui un muro del suono spectoriano, assecondando alla perfezione i saliscendi emotivi che caratterizzano la sua musica. I suoi concerti sono un’esperienza catartica da provare almeno una volta nella vita, come hanno potuto apprezzare domenica sera gli oltre 7000 spettatori che hanno affollato la Rotonda del Lungomare di Taranto per l'evento più atteso del Medimex, l'lnternational Festival e Music Conference promosso da Puglia Sounds.

Un unicum dei concerti del cantautore australiano è il rapporto quasi carnale che si crea tra Cave e i suoi adepti, con un muro di mani che lo cercano e lo toccano costantemente, come nell' attesa messianica di una rivelazione da questo carismatico e imprevedibile predicatore laico. Per il bardo di Warracknabeal il live è la dimensione privilegiata dove far emergere le sue due anime, quella incendiaria e quella intimista, creando una straniante alternanza di emozioni come solo i grandi del rock sono in grado di fare. Dalla tensione tra opposti -vita e morte, amore e paura, redenzione e dannazione- trae linfa la poetica di Nick Cave, una sorta di Caravaggio del modern blues, abilissimo nel far emergere dal buio più desolato squarci melodici di straordinaria nitidezza. L'inizio del concerto è una scarica di adrenalina, con il trittico Get Ready for Love, There She Goes, My Beautiful World e il classico From Her to Eternity (in cui ripete come un mantra il verso «cry,cry,cry!»), dove emerge tutta la sua anima punk, quasi posseduto dal demone del rock, mentre Warren Ellis brutalizza il violino con note distorte e allucinate.

Cave si siede al pianoforte e dedica ai bambini l'intenso brano O Children, seguito dal blues psichedelico Jubilee Street, costruito sopra le chitarre ammalianti e pericolose dei Bad Seeds, magistrale nella sua capacità di costruire la tensione fino all'irresistibile crescendo che innesca la danza sghemba e sfrenata di Cave, che fomenta il pubblico con la ripetizione luciferina del refrain «I'm transforming, I'm vibrating/ I'm glowing, I'm flying/ Look at me now!». Nick introduce Bright Horses affermando: «La prossima è una bellissima canzone, non mi ricordo di che parla, ma è un fottuto capolavoro»: difficile dargli torto. Uno dei momenti più coinvolgenti e perfino commoventi del concerto è stata la struggente interpretazione di I need you, dedicata dal cantante al figlio recentemente scomparso: «Sono sicuro che si trovi qua, in mezzo a voi».

Nel brano Cave accantona musicalmente la sciabola punk a favore del fioretto, mostrando il suo lato più intimo e sentimentale, senza rinunciare, però, alla tensione latente che si respira nella sua musica e soprattutto alla crudezza nel raccontare il dolore con una sincerità disarmante e quasi insostenibile. Un altro picco emotivo del concerto è senza dubbio Tupelo, una canzone selvaggia e ossessiva che racconta, in modo romanzato, la nascita di Elvis Presley durante una violenta tempesta in Mississippi. Dopo tanta adrenalina, Nick Cave, da consumato entertainer, si siede al pianoforte per l'icastica ballad The Ship Song, introdotta da un assolo di violino da brividi di Warren Ellis. Splendida anche l'esecuzione di Higgs Boson Blues, lenta, cadenzata e ipnotica, che ricorda le migliori ballad di Neil Young. Il mantra «boom boom boom, can you feel my heartbeat?» viene ripetuto con il fervore del predicatore battista, mentre mette le mani di alcuni fan sul petto e dirige il coro a mo' di maestro d'orchestra.

City of Refuge e White Elephant (in cui sono evidenti i riferimenti al gospel della Bible belt) chiudono trionfalmente il concerto, ma, dopo qualche minuto di attesa, c'è ancora tempo per un generoso bis con Into my arms, la canzone d'amore che ogni persona vorrebbe sentirsi dedicare almeno una volta nella vita, che scatena il singalong del pubblico di Taranto, Vortex e Rings of Saturn. Lunghi capelli neri lucidi, abito immancabilmente nero, volto emaciato e pallido, sguardo tetro e profondo, Nick Cave si è confermato un frontman straordinario, naturalmente dotato di un carisma magnetico, che gli ha consentito di portare il pubblico dove voleva lui e di incatenarlo per due ore senza un attimo di noia o un calo si intensità. In molti si chiedevano, dopo un lutto così lacerante come la recente morte del figlio Jethro, che fa il paio con la prematura scomparsa dell'altro figlio Arthur nel 2015, come sarebbe stato oggi un concerto di Cave e se avrebbe avuto ancora la rabbia punk che caratterizza da sempre le sue performance. La risposta non può che essere affermativa: oggi più che mai il cantautore australiano ha bisogno di stringere quelle mani che si protendono verso di lui, come se avesse bisogno dell'energia di tutti per superare quel dolore straziante che rivive ogni sera attraverso le sue canzoni. All’uscita del concerto sul lungomare di Taranto, i fan erano visibilmente soddisfatti, ma al tempo stesso emotivamente provati, consapevoli di non essere stati meri spettatori, ma protagonisti a tutti gli effetti di una vera e propria celebrazione del rock, officiata da un fuoriclasse come il reverendo Nick Cave.

La scaletta del concerto di Nick Cave and The Bad Seeds a Taranto (19/06/22)

Get Ready for Love
There She Goes, My Beautiful World
From Her to Eternity
O Children
Jubilee Street
Bright Horses
I Need You
Waiting for You
Carnage
Tupelo
Red Right Hand
The Mercy Seat
The Ship Song
Higgs Boson Blues
City of Refuge
White Elephant
Bis:
Into My Arms
Vortex
Rings of Saturn
Ghosteen Speaks

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