Il calcio europeo, dal no alla Superlega alla Superleague d'Arabia

Se non fosse che anche i ricchi Psg e Manchester City hanno dovuto attendere qualche anno prima di diventare padroni del mercato, si potrebbe sostenere che lo sbarco del principe Bin Salaman nel football europeo è destinato nell'arco di pochi mesi a ridisegnare le gerarchie economiche e sportive di tutto il sistema. C'è un nuovo principe in Europa e c'è una squadra che, se volesse, potrebbe in un'estate costruire una rosa eccezionale andando a pescare tra i tanti scontenti di lusso e i parametrati (la lunga lista di campioni in scadenza di contratto) che il calciomercato offre in una congiuntura ancora di crisi, con molti top club indebitati costretti a passare la mano e attendere tempi migliori.

Il Newcastle proprietà del PIF, fondo che fa riferimento al principe ereditario saudita Bin Salaman, è il nuovo maschio Alpha del calcio europeo. Ha una disponibilità quasi illimitata di fondi, grazie alla proprietà che ha un patrimonio da 320 miliardi di sterline che fa impallidire quello dello sceicco Mansour, patron del Manchester City fermo a 22, e dell'emiro Al Thani che controlla il Paris Saint Germain. Può spenderli senza troppi problemi grazie al congelamento del Fair Play finanziario della Uefa, che rinascerà sotto forma diversa non appena lo tsunami del Covid sarà alle spalle e che, in ogni caso, sarà fatto apposta per non rifiutare gli investimenti dei nuovi ricchi, e alle regole della Premier League. C'è chi ha calcolato in 250 milioni di sterline la capacità legale delle spese del club nei prossimi due anni, ma non è escluso che la fiche gettata sul tavolo del football possa anche essere superiore e il processo di crescita molto più rapido del previsto.

Mbappè, Pogba, Kessie, Brozovic, Dybala, Insigne, Dembele, Isco, Modric, Rudiger, Tolisso, Bale, Lacazette e Lingard sono solo i nomi di coloro che da febbraio saranno liberi di impegnarsi a parametro zero per la prossima stagione. Colpi a zero con stipendi da favola e commissioni ricchissime per i procuratori, pronti a gettarsi sul denaro che PIF riverserà su tutto il sistema riattivando la bolla che il Covid ha fatto scoppiare e tornando a far crescere i costi del pallone, seppure in un momento storico di grande crisi, con 8 miliardi di euro di liquidità sparita e perdite da centinaia di milioni concentrate soprattutto su poche società, quelle più grandi che sono state strangolate dalla sparizione di intere linee di ricavo senza poter comprimere i costi, a partire da ingaggi fuori portata delle proprie stelle. E che adesso soffrono per la strategia, sempre più diffusa, che spinge i procuratori a portare a fine contratto i propri assistiti per trattare da posizione di forza, imporre vere e proprie 'taglie' per i rinnovi, chiedere e spesso ottenere stipendi da era pre-pandemia.

Un contesto che ha spinto il manipolo di ribelli a lanciarsi nel progetto della Superlega, nata e morta nell'arco di 48 ore ad aprile e ora in sala d'attesa della pronuncia della Corte di Giustizia europea in una sfida contro la Uefa che sarà capitale: in gioco la sopravvivenza stessa del massimo organismo europeo e delle sue regole, in un sistema monopolistico che i giudici di Bruxelles dovranno valutare se in linea con le regole di mercato comunitarie. La Superlega è stata uccisa in culla al grido "Il calcio deve restare del popolo", dimenticando il peso dei capitali di pochi ricchi e con qualche perplessità sulla scalata di Psg e Manchester City negli anni in cui il Fair Play finanziario era stato attivato proprio per evitare distorsioni (fallendo nell'obiettivo di garantire parità di regole per tutti).

Lo controrivoluzione ha spazzato via Juventus, Real Madrid e Barcellona dalle stanze del potere e ha saldato l'asse tra il presidente Uefa Ceferin e Nasser Al-Khelaifi, numero uno del ricchissimo Psg che, mentre in Europa si predicava equilibrio e taglio dei costi, si è reso protagonista della più spettacolare delle campagne acquisti che si ricordi aggiungendo Messi a Mbappé e Neymar, prendendo Donnarumma, Sergio Ramos e Wijnaldum, rifiutando 200 milioni di euro dal Real Madrid per tenersi lo stesso Mbappé a un anno dalla scadenza del contratto e con il fondato rischio di perderlo a zero nei prossimi mesi. Insomma, tutto il contrario di quanto potesse suggerire il manuale della corretta conduzione di un club alla ricerca dell'equilibrio finanziario.

Ora lo sbarco dei sauditi - che si sussurra nemmeno troppo nascostamente puntino anche a Inter e Marsiglia – rappresenta un ulteriore passo avanti. Dalla (fu) Superlega si passa alla Superlega d'Arabia, una sorta di cerchia ristretta di ricchissimi che stravolge storia e gerarchie del calcio europeo. Ne facevano parte Psg e Manchester City, espressione delle mire espansionistiche di Qatar ed Emirati, ora si è aggiunto anche il Newcastle con alle spalle la disponibilità finanziaria saudita. A un movimento affamato di denaro non dispiace. Ai tifosi delle tre squadre, quelli del Newcastle hanno festeggiato in strada la firma del passaggio di proprietà, nemmeno. A tutti gli altri non resta che assistere da lontano alla nascita di qualcosa di profondamente diverso da quello che ha reso il calcio lo sport più amato, appassionante e seguito del Vecchio Continente.

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