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Nasa: 50 anni fa l'uomo sulla Luna. E oggi?

ational Aeronautics and Space Administration. Una sigla ingessata e un filo roboante che tutti conoscono, semplicemente, come Nasa. E la Nasa, persino i bambini sanno cos’è. Amedeo, 9 anni, la definisce «il gruppo più grande del mondo di spazialità», Matteo, 11enne, «l’agenzia che tira le sonde per capire i pianeti». E Umberto, dall’alto dei suoi 12 anni, ci tiene a precisare che «è famosa perché è stata la prima ad aver raggiunto la Luna con un equipaggio umano». L’ente che ci ha fatto passeggiare sulla Luna, ci ha mostrato l’arcana meraviglia di Marte («il» pianeta per eccellenza), ci ha condotto, con Voyager 2, oltre i confini del Sistema solare, l’anno scorso ha compiuto 60 anni. E dopo un glorioso «compleanno», a luglio 2019 ci sarà un altro anniversario in grande stile: i 50 anni dallo sbarco lunare, il momento mozzafiato più condiviso nella storia dell’umanità. Talmente incredibile che ancora oggi qualcuno, appunto, mica ci crede. Una delle teorie più complottiste di sempre è quella che nega, con abbondanza di «rivelazioni», l’allunaggio umano: fu tutta una messa in scena, sussurrano, abilmente orchestrata.

Noncurante dei negazionisti, e con il giusto tasso di retorica, la Signora dello spazio festeggia il suo passato aprendo, per la prima volta, gli archivi fotografici dei suoi 60 anni di esistenza. E al tempo stesso celebra il suo (e il nostro) avvenire: quando costruirà, in orbita intorno al satellite, un avamposto spaziale, una «casa di astronauti» da cui andare, scendere sulla Luna, fare un paio di commissioni cosmiche e tornare indietro; e quando traccerà strade e strategie per conquistare Marte, data prevista intorno al 2030.

L’amarcord della Nasa, e in queste pagine trovate solo un assaggio, è racchiuso nel volume Nasa the Archives. Dalle immagini in bianco nero di un futuro «remoto», quando le navicelle sembravano quelle immaginate da Jules Verne, alle sagome siluro degli Shuttle, dalle prime foto, magicamente naïf, dei pianeti ai sontuosi colori immortalati dal telescopio Hubble. Quest’anno, del resto, segna il rinascimento dell’agenzia spaziale. I temuti tagli alle missioni non ci sono stati, anzi: con 22 miliardi di dollari di budget approvati dal Senato Usa per il 2019 (complice anche l’ego cosmico di Donald Trump), ci sarà, letteralmente, «spazio» per tutto. Per il telescopio a raggi infrarossi Wfirst, che potrà scoprire 1.400 pianeti in giro per l’universo e per il James Webb telescope, che sostituirà i mitici occhi di Hubble; per il progetto Space Launch System e per l’astronave Orion, che riporterà gli astronauti sulla Luna e poi più lontano, verso lo spazio profondo.

Rianimata dai fondi e rinnovata nello spirito, la Nasa non è più, però, la padrona assoluta dei cieli. Se una volta primeggiava in scioltezza sull’avversario russo (con cui oggi condivide «le stanze» dell’Iss, la Stazione spaziale internazionale), oggi deve fare i conti anche con la Cina, che a gennaio ha spedito una sonda sulla parte nascosta della Luna, e con l’India, che ha iniziato la sua corsa alle stelle.

E, d’ora in poi, dovrà spartire il mercato con agguerrite imprese private. Il lancio verso la Iss di Crew Dragon da parte di SpaceX, avvenuto nei giorni scorsi, ne è la dimostrazione conclamata: fondata nel 2002 da quel miliardario geniale e pazzoide di Elon Musk, SpaceX è stata «assoldata» dalla Nasa (che tempo fa ha rinunciato ai suoi Shuttle) per farsi dare passaggi fra le stelle. E non è l’unica. Per il ritorno sulla Luna, l’ente spaziale ha chiesto a diverse compagnie private (oltre a Space X, Blue Origin, Boeing, Lockheed Martin, Nortrhrop Grumman) di progettare sistemi di trasporto da testare nel 2024. Chi vince, avrà contratti milionari.

Il fascino della Nasa, seppure un po’ vintage, non è però cosa che si mette in discussione. Le sue immagini hanno alimentato i nostri sogni di mondi alieni e le nostre prime letture di fantascienza, i momenti di suspense sul grande schermo («Houston abbiamo un problema»), le ambizioni extra-terrene che continuiamo ad avere: ricaveremo oro dagli asteroidi,torneremo sulla Luna, ne faremo un ponte verso Marte, scopriremo nuove «Terre», viaggeremo dentro un buco nero. Troppa roba? Probabilmente sì. Ma l’album dei ricordi è troppo affascinante per non pensarlo, fra 10 o 20 anni, arricchito di altri viaggi e altri paesaggi, che oggi neppure riusciamo a immaginare. n

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