Nadia Toffa: "Torno alla conduzione delle Iene ma non rinuncio alle inchieste"

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Nadia Toffa
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Giampaolo Morelli, Ilary Blasi e Frank Matano
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Matteo Viviani
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Giulio Golia
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Andrea Agresti
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Paolo Calabresi
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Nadia Toffa
ANSA/ CIRO FUSCO
Eleonora Brigliadori

Altro che crisi del settimo anno. Nadia Toffa non lascia ma, al contrario, raddoppia e torna alle Iene in duplice veste di inviata e conduttrice. Dopo il training della scorsa stagione, prima con OpenSpace e poi nello show di Italia 1 – nella versione con Geppi Cucciari e Pif – questa sera debutta come padrona di casa nella formazione in stile “fantastici cinque”, conducendo il secondo appuntamento settimanale del programma ideato da Davide Parenti. Più che una promozione sul campo, la scelta sa di riconferma viste le capacità dimostrate non solo sulla strada, con inchieste e servizi cult, ma anche in studio: al suo fianco ci saranno questa volta Andrea Agresti, Paolo Calabresi, Giulio Golia e Matteo Viviani. A poche ore della diretta, Panorama.it ha incontrato Nadia Toffa: ecco cosa ci ha raccontato.

Nadia, c’hai preso gusto con la conduzione. Dopo il rodaggio dello scorso anno, Parenti e Italia 1 scommettono ancora su di te: sei più emozionata o più agitata?

Entrambe le cose, anche se non ho avuto troppo tempo per coltivare l’ansia visto che fino a qualche ora fa stavo girando un servizio. E poi sono curiosa di questa conduzione a cinque: sarò beata tra gli uomini.

A proposito, come scenderà in campo questa formazione a cinque?

Probabilmente per l’apertura e la chiusura saremo in video tutti assieme, poi ci divideremo: io sarò fissa, attorno a me ruoteranno coppie sempre diverse ma i lanci saranno sempre a tre. Sono contenta di questa formula ed è bello che cinque Iene conducano Le IeneShow: tra di noi c’è una grande complicità e, al netto della retorica, posso assicurarti che siamo una grande famiglia. Ci accomuna l’uscita sulle strade per le inchieste, con tutto il carico di imprevisti e adrenalina: in redazione c’è un clima davvero bello.

Dopo più di 200 servizi e sette anni da inviata avresti mai pensato di diventare la “padrona di casa” assieme a Ilary Blasi?

Ho riletto poco tempo fa un’intervista che mi fecero al terzo anno da inviata. La giornalista mi chiese se mi sarei mai immaginata al posto di Ilary. “Non sarei in grado”, risposi. Oggi però sono cambiate tante cose, Ilary è sempre una colonna di questo programma e io mi sento pronta per affrontare la conduzione. Forse perché in fondo sono come a casa. È stata un’evoluzione bella e inaspettata.

A proposito di Ilary, ti ha fatto gli auguri per l’esordio di questa sera?

Ci siamo scritte via sms, scambiandoci un classico “merda merda merda”, sotto forma di icone del telefono.

Quanto è stata importante l’esperienza di Open Space? In fondo possiamo considerarlo un tirocinio per te.

In quel caso registravamo ma era come se fossimo in diretta, visti i tempi stretti per montare le puntate. Ti confesso che forse ero più emozionata con Openspace, perché in quel caso era come salire su un palco dove non ero mai stata. Ma il regista Roberto Cenci mi diede un consiglio che non ho scordato: “Toffa, devi immaginare che stai per fare una cosa che hai sempre fatto”. È  un suggerimento semplice che racchiude il segreto per affrontare anche le imprese apparentemente più complicate. Lì ho capito che dovevo semplicemente essere me stessa, errori compresi.

È possibile che ci sia una seconda edizione di OpenSpace?

Era un esperimento, perciò non saprei dirlo. So che all’azienda è piaciuto, che i risultati sono stati buoni e le reazioni del pubblico molto positive. Io spero che torni, ma non saprei dire di più.

Citi spesso un motto cubano: “Non è facile tuttavia si può fare”. Vale anche per un possibile nuovo confronto con Eleonora Brigliadori, protagonista di un servizio in cui ti aggredisce dopo le tue domande sulle sue teorie anti-chemioterapia?

Certo che sì! Io un confronto lo reggo, perché sono forte delle mie domande e dei miei argomenti: quando non hai da nulla da nascondere o si è certi dei propri argomenti, difficilmente si reagisce come ha reagito lei. In tanti hanno solidarizzato con me per lo strattone che mi ha rifilato: il problema non sono le sberle – anche perché noi Iene siamo bravi ad incassare – ma piuttosto quello che dice. Mi premeva farla ragionare, cercavo di riportarla alla realtà ma penso non se ne sia resa conto.

Che reazioni avete registrato dopo la messa in onda dell’inchiesta?

Dopo la puntata ho scritto un post su Facebook attraverso il quale ho voluto dare un abbraccio a tutte le donne malate di tumore al seno, anche se solo virtualmente. Ha avuto oltre seimila condivisione, 100 mila like e soprattutto una pioggia di commenti di persone malate che si sono sentite offese dalle parole della Brigliadori: al netto della rabbia, quello che mi ha colpito è il messaggio di speranza che hanno voluto testimoniare in molti, ovvero che la battaglia è durissima ma si può vincere.

Oltre a condurre, continuerai a girare i tuoi servizi. Di quali temi ti occuperai?

Io torno sugli argomenti che mi sono cari. Approfitto dell’estate per girare i servizi più lunghi e anche quest’anno mi occuperò di sanità, di ambiente e di alimentazione. Ho girato delle belle inchieste, sono soddisfatta.

Ultima domanda. È vero che sei stata corteggiata da altre emittenti tivù?

Diciamo che sono arrivati dei segnali inaspettati e questo mi inorgoglisce e mi lusinga. Se anche altre reti si accorgono del lavoro che fai, è un bell’attestato di stima. Ma non soffro la crisi del settimo anno, sono innamoratissima delle Iene e dunque resto qui. 

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