Musumeci e il lavoro di riorganizzazione della Regione Siciliana

Vincenzo Leone /Next New Media
Nello Musumeci, governatore della Regione Siciliana con il direttore di Panorama Raffaele Leone a Palermo per Panorama d'Italia - 12 ottobre 2018
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Nello Musumeci, governatore della Regione Siciliana
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Nello Musumeci, governatore della Regione Siciliana firma il totem di Panorama d'Italia 2018 con il direttore di Panorama Raffaele Leone a Palermo per Panorama d'Italia - 12 ottobre 2018

“Spesso i siciliani mi dicono: Presidente, abbiamo fiducia in lei, ha la fama di essere una persona perbene”, dice Nello Musumeci, governatore della Regione Siciliana: “E noi stiamo lavorando per confermare questa stima, per creare una Sicilia normale. Per riuscirci abbiamo innanzitutto il dovere di mettere a punto la macchina operativa della Regione”.

Musumeci: “Sul governo nazionale non esprimo né voti né veti”

Il futuro della Regione e Zu'Cicci

Ma se la Regione è parte dei problemi della Sicilia, dice in sostanza Musumeci, come potrà mai risolvere gli altri? “Quindi il mio primo compito è fare in modo che l’ente Regione non sia più un problema ma una risorsa. Basta mettere vernice sulla ruggire ma prima bisogna togliere la ruggine e ci vuole tempo, senza la pretesa del consenso immediato, bisogna lavorare sui prossimi 10, 20 anni. Chi verrà dopo di me non troverà una Regione a pezzi, come l’abbiamo trovata noi, ma una Regione normale”.

E Musumeci ha raccontato un aneddoto che, ha detto rispondendo alle domande del direttore di Panorama Raffaele Leone, “è diventato per me un esempio di vita. Avevo 7 o 8 anni, andavo in campagna volentieri, e il nostro vicino di casa era un signore di ottant’anni, appensantito dalla buona cucina, un bracciante agricolo con una casetta e un pezzo di terra, con ulivi e aranci. Un giorno lo trovo impegnato a scavare una fossa a 3 metri dalla porta della casetta. Appoggiata alla porta c’era una pianta d’arancio, piccola, di quelle pronte per essere messe a dimora. ‘Zu’ Cicci’’, gli chiesi, ‘ ma vossia che sta a fare?’ E lui: ’Nun o vedi? Sto piantando una pianta d’arancio’. ‘E perché davanti casa, con tanto spazio?’; ‘Poi quando cresce fa ombra’, mi disse.

Io tra me e me mi chiedevo: ma ha 80 anni, quando se la godrà, quest’ombra? Lui capì la mia perplessità, e senza bisogno che io parlassi, aggiunse: ‘Questa pianta non deve fare ombra a me, farà ombra ai figli e ai nipoti. Quando sarà cresciuta, loro si metteranno qua fuori e si prenderanno il fresco d’estate. Ma se io non la pianto oggi, i miei figli l’ombra non la troveranno’. Ecco: se tutti noi politici seguissimo lezione di Don Ciccino, capiremmo che il nostro compito non è solo quello di gestire l’ordinaria amministrazione e incassare il consenso oggi per domani ma quello di costuire il futuro e lavorare per chi verrà dopo di noi”.

Dal reddito di cittadinanza a Salvini

Musumeci non si però sottratto a tante domande sull’oggi. “La rivoluzione è già cominciata, in Regione. Abbiamo licenziato alcuni dirigenti, messo alla porta alcuni mafiosi, scoperto imbrogli. Stiamo facendo il piano regionale dei rifiuti, abbiamo istituito un’autorità di bacino, cambiato 18 direttori generali, destinato 270 milioni a comuni, province ed edilizia scolastica, altre risorse alle imprese artigiane, agricole, della pesca. La buona reputazione della Regione aumenta, i dipendenti della Regione siciliana hanno capito che la musica sta cambiando”.

Poi, un fuoco di fila di domande e risposte.

Sui fondi europei: “Stiamo cercando di fare il miracolo di certificare entro il 31 dicembre una spesa effettiva di 767 milioni di euro. Uno sforzo sovrumano ma stiamo provando”.

Sugli organici: “Da tutti i direttori mi arrivano sos: “Ci occorre personale”. Non possiamo importarne dalle sedi provinciali perché una legge ce lo impedisce. Stiamo impiegando stagisti per diciotto mesi, laureati e dottorandi segnalatici dalle 4 università siciliane. Credo che se acceleriamo sulla spesa pubblica per le infrastrutture e non per il clientelismo, entro un paio d’anni non avremo nulla da invidiare alle altre regioni del Sud e del Centro. Ma dobbiamo recuperare 20-30 anni di lassismo”.

Sulle garanzie che gli imprenditori non siciliani chiedono per investire in Sicilia: “Poter essere al riparo dai condizionamenti della criminalità e non dover fare 70-80 passaggi burocratici per le minime esigenze. Il nostro obiettivo è creare lo sportello unico per le imprese, ma ci vuol tempo”.

Sulla statica delle infrastrutture: “Ho scritto oggi all’Anas per accelerare sulla ricognizione delle infrastrutture in pericolo e paradossalmente ho chiesto anche di farmi leggere il certificato di collaudo delle autostrade, perché non ho certezza che esista. Destineremo a questo problema 400 milioni, altri 300 all’edilizia scolastica”.

Sul giudizio che dà del governo gialloverde: “Ho detto né voti né veti. Io sono di destra ma sono educato al rispetto. Ho sempre distinto identità da appartenenza. Il problema serio è: cosa vuole fare il governo nazionale per la Sicilia”. Nessun riscontro finora “sulle richieste avanzate al governo, salvo che dal ministro Barbara Lezzi che invece sui fondi comunitari sta cooperando bene”.

Sul reddito di cittadinanza: “Ne penso ogni male. Non abbiamo bisogno di assitenzialismo, ci sono casi e casi. Una persona in età lavorativa e abile al lavoro dev’essere messa in condizione di lavorare, è un fatto morale e sociale, ineludibile”.

Sulla mafia: “Oggi non cerca morti ma alleati, in politica ed in economia. Io dico che oggi in Sicilia più che nel resto d’Italia c’è competizione tra mafia e Stato. Sui prestiti, sull’uso del territorio, pure su qualche lavoro, e non sempre lo Stato vince”.

Su Salvini: “Sono grato a Forza Italia che ha avuto fiducia in me. Ma per me un’alleanza non è una  contingenza. Se riusciremo a superare questa contraddizione forse riusciremo a ricostruire un’ alleanza. Sono andato a Pontida e mi hanno applaudito, e ne sono contento, ma bisogna ricomporre l’unità di una maggioranza del popolo italiano che è di centrodestra”.

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