Musk-Twitter, l'affare salta e l'azienda pronta a fare causa

Musk-Twitter, il matrimonio non s'ha da fare. Dopo un lungo tiremmolla è arrivata la decisione dell'imprenditore sudafricano, che rinuncia all'affare da 44 miliardi di dollari. La conferma arriva dalla lettera che il team legale del fondatore di Tesla ha inviato al board di Twitter e alla Sec, l'organo di controllo del mercato statunitense, in cui Elon Musk sostiene che "Twitter non ha rispettato diversi aspetti dell'accordo", con particolare riferimento alle informazione sui profili falsi e alla quantità di spam presente sulla piattaforma. Parere non condiviso dalla compagnia, che ha subito replicato affermando di essere pronta ad andare fino in fondo per far rispettare l'accordo firmato tra le parti.

Questo dello spam è il punto attorno cui è ruotato lo scambio di frecciate degli ultimi due mesi, iniziato il 13 maggio scorso, quando Musk ha deciso di sospendere le trattative proprio per avere maggiori informazioni riguardo gli account fake, elemento cruciale per stimare il potenziale di Twitter. L'idea che ha spinto Musk ad avanzare una proposta (ben oltre il valore reale della società) è la sua convinzione che la compagnia sia gestita male e incapace di ottimizzare le opportunità di guadagni: già nei giorni successivi all'acquisto del 9% delle azioni (atto comunicato a inizio aprile), prima cioè di aprire le trattative per l'acquisizione, Musk ha elencato una serie di novità e funzioni che a suo dire avrebbero permesso a Twitter di incrementare i ricavi, sostenendo la necessità di una maggiore libertà di espressione (con riferimento alla rimozione dell'account di Trump, in seguito all'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021) e la possibilità di modificare i tweet dopo averli condivisi pubblicamente.

Da parte di Twitter c'è delusione e rabbia poiché, nonostante l'avallo delle richieste dell'uomo più ricco del mondo, al cui team tecnico sono stati consegnati tutti gli strumenti con cui il social media analizza, individua e blocca i bot, si ritrova ora davanti all'unica prospettiva indesiderata. Dopo mesi di botte e risposte, l'azienda continua a perdere valore, con il titolo che scende in virtù delle nubi sull'affare: mentre si scrive un'azione di Twitter vale 36,81, dollari, molto lontano dai 54,20 dollari per azione proposti da Musk lo scorso 25 aprile. Fin troppo chiaro, dunque, l'errore di mister Tesla e SpaceX, che ha sopravvalutato la piattaforma e la sua capacità di monetizzare gli oltre 229 milioni di utenti attivi che giornalmente arrivano sulla piattaforma.

Ovviamente è una questione di soldi, che Musk si è accorto di non voler più mettere sul piatto (insieme a quelli di altri miliardari, come Larry Ellison di Oracle, che avevano garantito il loro supporto finanziario all'affare), nonostante il discorso continua a focalizzarsi sugli account fake. Twitter ha sempre detto che i bot rappresentano il 5% degli account complessivi, numero che invece per il team di Musk corrisponderebbe almeno al doppio. Curioso come tempismo è apparso, in tal senso, il report rilasciato dalla compagnia a poche ore dallo strappo di Musk, in cui si spiega che ogni giorno vengono bloccati quasi 1 milione di account falsi: una cifra doppia rispetto a quella dichiarata lo scorso maggio dal Ceo di Twitter Parag Agrawal. E non è chiaro se l'aumento sia dovuto a nuovi strumenti d'uso o alla maggior diffusione dei profili nati per spammare contenuti.

Il tentativo di slegarsi dall'affare non sarà privo di controindicazioni per Musk, che secondo contratto dovrà versare la penale di 1 miliardo di dollari nelle casse di Twitter in caso di rinuncia non dipendente a una lacuna della società. Nella lettera inviata agli organi di controllo Musk evidenzia proprio le mancanze di Twitter sul tema dei profili fake, motivazione che però secondo molti esperti legali a stelle e strisce non giustifica il ritiro dalle trattative. Resta da capire, allora, se il tentativo di Musk sia mirato a rinegoziare al ribasso l'accordo per l'acquisizione di Twitter, oppure rinunciarci in maniera definitiva. L'azienda da parte sua resta ferma sulla posizione presa da settimane: si vuole concludere l'affare alle condizioni stabilite. In caso contrario si finirà a processo.

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