Messenger Kids: perché dare Facebook ai bambini non è una buona idea

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Circa un mese fa, Facebook ha annunciato l’arrivo di Messenger Kids, una versione a misura di bambino della sua nota piattaforma di messaggistica. Per il social network si tratta del primo vero tentativo di creare un servizio che permetta anche ai minori di 13 anni (l’età in cui di norma si diventa maggiorenni in ambito digitale) di iniziare a prendere confidenza con il mondo dei media sociali.

L’idea non è però piaciuta a un gruppo di avvocati specializzati in materia d’infanzia che, attraverso una lettera aperta inviata a Mark Zuckerberg, ha espresso più di una perplessità circa le conseguenze dell’iniziativa. 

"In un momento in cui cresce la preoccupazione per il modo in cui l'uso dei social media influisce sul benessere degli adolescenti, è particolarmente irresponsabile incoraggiare bambini piccoli come quelli che frequentano la scuola materna a iniziare a utilizzare un prodotto Facebook", si legge nella lettera firmata CCFC (Campaign For a Commercial-Free Childhood).


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Un'app che passa dal consenso dei genitori

Messenger Kids è di fatto un’applicazione (accessibile per il momento solo negli Stati Uniti) che passa obbligatoriamente dal consenso del genitore. È quest’ultimo che si occupa di aprire l’account del figlio via mail e di gestirne tutte le impostazioni, comprese quelle che riguardano richiesta e annullamento delle amicizie.

Per proteggere l’identità, inoltre, Messenger Kids non permette di rintracciare i nomi dei bambini nella normale barra di ricerca. In pratica: due bambini possono diventare amici su Messenger Kids solo se i relativi tutor (presumibilmente i genitori) sono già in contatto. Solo in questo caso, infatti, può essere avanzata una richiesta di amiciza.

Rischi insormontabili

Questi presidi di sicurezza, tuttavia, non convincono gli addetti ai lavori. Che puntano il dito soprattutto sulla mancanza di strumenti a disposizione dei più piccoli su certe tematiche complesse. 

"I bambini non sono semplicemente pronti ad avere un profilo social. Non sono grandi abbastanza per navigare le complessità delle relazioni online, che spesso portano a equivoci e conflitti anche tra gli utenti più maturi. Inoltre non hanno una comprensione pienamente sviluppata della privacy, compreso ciò che è opportuno condividere con gli altri e chi ha accesso alle loro conversazioni, immagini e video".

La replica di Facebook

La replica di Facebook, affidata alle parole di Antigone Davis, responsabile della sicurezza della società, si concentra sul fatto che Messenger Kids sia stato sviluppato a quattro mani proprio con alcuni esperti competenti in materia di tutela dei minori.

Il responsabile ha sottolineato soprattutto il lavoro svolto sul piano della sicurezza dell’applicazione, progettata fin dalla nascita per proteggere l'identità del bambino, ma anche per impedire il passaggio di pubblicità, nonché dei cosiddetti acquisti in app.

Un dibattitto sempre più acceso

La presenza dei bambini sui social, e più in generale su Internet, è da sempre oggetto di ampio dibattito. Qualche giorno fa, l’ex presidente di Facebook, Sean Parker, ha criticato pubblicamente la sua ex azienda per i danni a livello psicologico che arrecherebbe ai suoi iscritti, e in particolari ai più giovani.

Lo stesso Garante della Privacy italiano qualche mese fa si è espresso pubblicamente circa i rischi associati a un’eccessiva esposizione dei bambini in rete, anche quando il materiale viene pubblicato dai genitori.

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