Macron-Biden, spiragli di pace. Ma Putin per ora tace

Sembra emerso qualche spiraglio diplomatico sulla crisi ucraina dal recente incontro tra Joe Biden ed Emmanuel Macron a Washington. “Abbiamo deciso di organizzare, il 13 dicembre, una conferenza per sostenere l'Ucraina, e vorremmo ringraziarvi per la stretta collaborazione nella preparazione di quell'evento”, ha dichiarato il presidente francese durante la conferenza stampa congiunta con l’inquilino della Casa Bianca. Biden, dal canto suo, ha detto di essere “pronto a parlare con Putin, se mostra segnali di volere cessare la guerra”.

Sotto questo aspetto, la Cnn ha sottolineato una non irrilevante distanza tra i due leader: se Macron resta più possibilista rispetto a un dialogo con il presidente russo, l’inquilino della Casa Bianca – pur non escludendolo – appare maggiormente scettico. D’altronde, la situazione complessiva si configura ancora particolarmente problematica. Replicando di fatto a Biden, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che Vladimir Putin risulterebbe disponibile a dei colloqui con il presidente americano, ma senza accettare un ritiro delle truppe russe dai territori ucraini militarmente occupati e annessi.

Il punto è che, almeno al momento, entrambi i fronti appaiono decisamente sfilacciati. La Russia ha incontrato notevoli difficoltà sul piano militare: un fattore che, negli ultimissimi mesi, ha destato più di una preoccupazione in Cina. Certo: la Repubblica popolare si è ben guardata dal condannare l’invasione russa dell’Ucraina e continua più o meno indirettamente a spalleggiare Mosca (anche perché l’obiettivo del Dragone è quello di mettere in difficoltà l’ordine internazionale occidentale). È tuttavia noto che Xi Jinping nutra un certo nervosismo per come la situazione si sta evolvendo. Tra l’altro, che Mosca sia disposta ad ammorbidire i toni è testimoniato anche dal fatto che, di recente, il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha tessuto l’elogio dell’attuale inviato speciale statunitense per il clima, John Kerry, definendolo la figura giusta per condurre dei negoziati. Non è comunque escludibile che, come spesso accaduto nel corso della crisi ucraina, si registrino delle spaccature ai vertici dell’establishment politico-economico russo.

Dall’altra parte, nonostante il clima amichevole di questi ultimi giorni, i dossier che dividono Biden da Macron sono significativi. In particolare, lo scoglio principale è rappresentato dai sussidi previsti per l’industria americana dall’Inflation Reduction Act: una misura, approvata ad agosto dal Congresso statunitense, che è stata fortemente criticata dall’inquilino dell’Eliseo e, al contrario, strenuamente difesa dal presidente americano. Non solo. Differenze tra Stati Uniti e Francia emergono anche in riferimento agli equilibri interni alla Nato. Macron, insieme alla Germania, ha sempre prediletto un approccio maggiormente morbido nei confronti del Cremlino: una linea, questa, che cozza con quella più severa promossa da Polonia, Paesi baltici e Gran Bretagna. Finora, pur in modo non sempre lineare, Biden si è tendenzialmente schierato a favore del fronte della severità: un elemento che di certo non è stato granché gradito a Parigi e a Berlino. Bisognerà quindi capire se, sul piano diplomatico, siamo veramente alla vigilia di una svolta. O se, alla fine, entrambi i fronti proseguiranno a irrigidire le proprie posizioni.

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