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L'indipendenza catalana e la partita a poker tra Puigdemont e Rajoy

Catalogna, e adesso? Adesso smetteremo di confondere una scaltra partita di poker con una nobile partita di scacchi.

Madrid ha scelto di vedere le carte di Barcellona, al momento molto vicine al bluff. Per carità, ci sono bluff capolavoro che portano spesso alla vittoria, ma difficile sia questo il caso.

Elezioni, momento chiave

La mossa migliore di Mariano Rajoy è stata quella di trovare una data molto vicina per le prossime elezioni catalane. Il 21 dicembre. Ecco il poker servito.

Rajoy smonta così la principale arma propagandistica contro l’applicazione dell’articolo 155. Quella della sospensione “punitiva” dell’autonomia catalana.

In meno di due mesi Madrid, anche volendo, non farebbe mai in tempo ad avocare a sé, non solo formalmente ma anche tecnicamente, i poteri sinora demandati a Barcellona.

E se lo facesse commetterebbe il primo errore politico di questa sfida. Madrid, probabilmente, terrà fino ad elezioni un basso profilo, senza di fatto umiliare la Catalogna durante questo rapido interregno.

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Il Senato spagnolo a Madrid durante la seduta straordinaria che ha approvato la procedura prevista dall'articolo 155 della costituzione per sospendere l'autonomia della Catalogna, 27 ottobre 2017
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Barcellona, 27 ottobre 2017 - I sostenitori dell'indipendenza catalana esultando alla notizia della proclamazione dell'indipendenza della Catalogna dalla Spagna fuori del Parlamento
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Il presidente catalano Carles Puigdemont vicino al suo vice Oriol Junqueras, Jordi Turull e Raul Romeva mentre applaudono dopo che il parlamento della Catalogna ha votato la dichiarazione d'indipendenza della regione dalla Spagna
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Barcellona, 27 ottobre 2017 - Le persone che festeggiano la dichiarazione d'indipendenza della Catalogna dalla Spagna
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Barcellona, 27 ottobre 2017 - I sindaci della Catalogna celebrano alla notizia della votazione favorevole del parlamento all'indipendenza dalla Spagna
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Barcellona, 27 ottobre 2017 - Un catalano si commuove all'annuncio dell'Indipendenza della Catalogna dichiarata dal Parlamento
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Barcellona, 27 ottobre 2017 - La folla esulta all'annuncio dell'Indipendenza della Catalogna dichiarata dal Parlamento
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Soraya Saenz de Santamaria, vice premier spagnolo, al Senato di Madrid, 26 ottobre 2017
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Barcellona il 27 ottobre 2017 - La gente festeggia in piazza dopo che il parlamento della Catalogna ha dichiarato l'indipendenza dalla Spagna
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Mariano Rajoy dopo la riunione del governo spagnolo sulle misure contro la Catalogna previste dall'articolo 155 della Costituzione, Madrid, 21 ottobre 2017
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Proteste contro l'arresto di Jordi Sanchez e Jordi Cuixart, leader politici indipendentisti catalani, Barcellona, 19 ottobre 201
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Sostenitori dell’indipendenza catalana - 15 ottobre 2017
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Militanti indipendentisti catalani in attesa del discorso di Puigdemont, Barcellona 10 ottobre 2017
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Barcellona, 10 ottobre 2017, in attesa del discorso sull'indipendenza, del presidente della Generalitat catalana, Carles Puigdemont
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Madrid, 7 ottobre - manifestanti unionisti in piazza contro la secessione voluta dalla Catalogna con il Referendum del 1 ottobre 2017
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Barcellona, 2 ottobre 2017 - Carles Puigdemont, presidente del governo della Catalogna, il giorno dopo il Referendum per l'indipendenza

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La bandiera che migliaia di cittadini hanno portato in Plaza Universitat durante lo sciopero generale per protestare contro la violenza esercitata dal governo di Madrid dopo il referendum del 1 ottobre indetto per la proclamazione dell'indipendenza catalana

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Una giovane indipendentista catalana con la bandiera della Catalogna - 1 ottobre 2017

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La polizia spagnola davanti a cittadini catalani che proteggono un seggio a Barcellona, 1 ottobre 2017
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Il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy commenta davanti alla stampa il referendum di indipendenza catalana, Madrid, Spagna, 1 ottobre 2017
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Il presidente catalano Carles Puigdemont al voto al suo seggio - 1 ottobre 2017

Tra politica e legalità

Carles Puigdemont, per il quale la giornata di ieri ha segnato più l’inizio della campagna elettorale che quello dell’indipendenza, avrà ora da gestire anche pesanti capi d’accusa.

Sia legali (sedizione, ribellione?) sia politici: ad esempio, spiegando al popolo catalano come da Lluís Companys, lo storico leader catturato dalla Gestapo e fucilato dai franchisti nel 1940, si sia arrivati a lui.

In prospettiva, come dal disegno di altro profilo di una Spagna unita ma plurinazionale si sia finiti al modello sloveno, cioè a un’indipendenza unilaterale e di mera matrice economica.

Debole di un voto per l’indipendenza scaturito a scrutinio segreto e dai soli voti dei partiti indipendentisti (gli altri deputati hanno lasciato l’aula al momento del voto), Puigdemont adesso dovrà svelare il suo piano.

Alla ricerca di nuove leadership

Ammesso che ne abbia uno. Isolata sul piano internazionale (l’appoggio russo è di natura mitologica, quello venezuelano si commenta da solo) e su quello europeo, la dirigenza catalana ora dovrà uscire allo scoperto e spiegare ai suoi elettori come vivere nella nuova (sedicente verrebbe da dire) Repubblica Catalana.

Ma torniamo alla domanda principale: e adesso? Adesso entrambe le fazioni hanno bisogno di trovare nuovi leader: Puigdemont, ammesso che mantenga i requisiti di legge di fronte alla giustizia spagnola, se non dimostrerà già dalle prossime ore di avere una strategia avrà portato il suo popolo al muro contro muro, tutto l’opposto di quello che si chiede a un politico, cioè di mediare e di gestire la complessità. Dovrà quindi farsi da parte.

Anche per Madrid il ruolo di Rajoy, quello di custode della Costituzione, è finito e occorre trovare un delfino catalano che sia accettabile per la regione autonoma ma che non si metta di traverso con Madrid, restandogli fedele. E occorre naturalmente che questo delfino vinca le elezioni del 21 dicembre, anche in coalizione.

Il grande dubbio di Rajoy al momento è come comportarsi coi partiti catalani e i movimenti (Junts pel Sí e Cup) che hanno voluto la proclamazione dell’indipendenza. Saranno messi fuori legge? E’ un’opzione, ma sarebbe una mossa che darebbe argomenti agli indipendentisti. Vedremo a breve gli sviluppi.

Infine, si è parlato molto dell’analogia con piazza Maidan a Kiev, cioè la sollevazione permanente come forza d’impatto politica. Mutatis mutandis, senza l’orrore della guerra, l’analogia potrebbe il “delfinato”, come quello del Primo Ministro della Cecenia Ramzan Kadyrov: al tempo stesso un ceceno fatto e finito ma anche un amico di Mosca e un alleato di ferro per Putin.

E’ la sfida principale di Rajoy e non solo, è quella di tutta la Spagna: trovare una figura politica che possa incarnare e fare sintesi tra due anime ora inconciliabili. Ma qui si torna all’origine del cortocircuito iberico, ossia alla crisi della rappresentanza politica spagnola che ha portato questa nazione orgogliosa nel mesto club dei PIGS e l’ha condannata alla malsana stagnazione – sociale, economica e politica – dalla quale non scaturisce mai nulla di buono.

Indipendenza Catalogna: concessa da Puigdemont

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