Peso e valore della fine dello stato d’emergenza per le imprese italiane

Lo stato d’emergenza Covid in Italia è ufficialmente finito, ma il Governo non abbandona le imprese nel difficile cammino verso la ripresa.

Pochi giorni prima della fatidica data del 31 marzo, infatti, è stato convertito in legge il decreto Sostegni-ter che – oltre a misure contro il caro energia – contiene ulteriori sovvenzioni, detrazioni e sostegni per le imprese.

Con una dotazione complessiva di 200 milioni di euro per il 2022, il decreto Sostegni Ter istituisce e finanzia il “Fondo per il rilancio delle attività economiche”, il cui obiettivo è quello di sostenere le attività di commercio al dettaglio maggiormente penalizzate dalle misure restrittive applicate durante la pandemia.

Il provvedimento, come in precedenza, è destinato ad aziende che hanno ottenuto ricavi per massimo 2 milioni di euro nel 2019 e una riduzione di fatturato di almeno il 30% nel 2021 rispetto al 2019

Sostegno a imprese e turismo

In tema di “ristori” il decreto del 29 marzo prevede, tra l’altro, l’incremento del Fondo unico nazionale per il turismo che destina 5 milioni di euro alle imprese autorizzate all'esercizio di trasporto turistico di persone mediante autobus coperti, e stanziato nuove risorse per le attività economiche che hanno subito una contrazione significativa del fatturato. Come riporta Ansa, vengono poi aggiunti nei codici Ateco definiti dall'Istat il settore dei matrimoni, degli eventi e della vendita a domicilio.

Per le attività economiche che hanno subito chiusure durante la pandemia o sono state gravemente danneggiate da lockdown e restrizioni sono previste ulteriori sostegni sotto forma di sospensione di alcuni obblighi fiscali. Il decreto Sostegni Ter sospende ad esempio i termini del versamento delle ritenute e delle trattenute comunali e regionali nel mese di Gennaio 2022 da parte dei sostituti d’imposta e i termini dei versamenti dell’imposta sul valore aggiunto in scadenza a Gennaio 2022.

Un pacchetto di norme che dovrebbe guidare le imprese verso una nuova normalità e che aiuterebbe le aziende a traghettarsi verso una rinnovata autonomia dal cordone ombelicale pubblico.

Le sovvenzioni sono abbastanza per sopravvivere?

Di certo i sostegni del terzo decreto firmato dal Governo Draghi sono meno sostanziosi in termine di platea e fondi rispetto ai precedenti, ma la fine dello stato d’emergenza impone la necessità di un ritorno graduale allo stato pregresso dell’economia nonostante, a due anni dallo scoppio della pandemia, ci si trovi di fronte a un’Italia fiaccata, debilitata e ulteriormente messa in crisi dall’attuale conflitto in corso tra Russia e Ucraina

Il dramma dell’inflazione

“La buona notizia della fine dello stato d’emergenza – spiega a Panorama.it Mariano Bella, direttore dell’ufficio studi di Confcommercio – oggi viene coperta da problemi ben più rilevanti, in primo luogo quello dell’inflazione. Noi abbiamo un’inflazione che si avvicina al 7% e questo fiacca il potere d’acquisto delle famiglie e ricade sulle imprese. E’ vero che posso andare a prendere l’aperitivo o al ristorante liberamente e questo sviluppa la mia propensione a spendere, ma è anche vero che quanto avevo messo da parte come famiglia in termini di ricchezza finanziaria e risparmio forzoso purtroppo vale il 6% in meno in termini di potere d’acquisto rispetto a un anno fa”.

“Il Governo – aggiunge Bella – ha fatto molto, molto bene nell’ultimo anno. Ha sostenuto per quanto possibile sia le imprese sia le famiglie. L’ultimo fondo da 200 milioni per le piccole attività commerciali non è per niente male, ma purtroppo è difficile capire se è ‘sufficiente’”.

A fronte di un esecutivo che pare avercela messa tutta per ridurre al massimo l’impatto della pandemia ci si trova, infatti, di fronte a un contesto macroeconomico molto complesso dove le variabili non dipendono dalla sovranità nazionale, ma sono connesse a congiunture internazionali i cui risvolti al momento non sono prevedibili.

Le variabili che incidono sulla riprese

“Quello che ha fatto il Governo – spiega in questo senso il direttore dell’ufficio studi di Confcommercio – è tantissimo, ma non è possibile capire oggi se sia sufficiente o meno. Le tensioni sugli energetici e l’inflazione che corre rapida permettono solo di giocare a redistribuirci l’onere di trasferire potere d’acquisto dal nostro paese ai paesi produttori ed esportatori di materie prime, soprattutto energetici”.

In questo momento, quindi, la tensione è tutta rivolta a minimizzare danni e impatto economico della tempesta perfetta data da strascichi della pandemia e crisi degli energetici e per farlo - secondo Bella - le imprese per prime devono stringere ancora una volta i denti e dimostrare di avere quel carattere che serve per superare lo tsunami in corso.

“Siamo comunque ovviamente contenti della fine dello stato d’emergenza, ma è una gioia che non può essere completa visto il gran numero di problemi che ancora ci affliggono – conclude Bella - In particolare la crisi degli energetici tocca in maniera differente le imprese sane e quelle che già erano in crisi a causa della pandemia. Coloro che ancora non avevano recuperato il proprio giro d’affari nel post Covid subiranno in maniera molto più prepotente la nuova crisi. Il futuro dell’impresa italiana, in sintesi, è un grande punto di domanda, le difficoltà sono eccezionali però ricordiamoci anche che il nostro tessuto imprenditoriale ha retto alla grandissima nel 2021, quando nessuno prevedeva una crescita del 6,6%. Cerchiamo di valorizzare quest’aspetto di speranza che comunque c’è e che ci traghetterà verso la ripresa.”

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