La disputa felice, Mastroianni

La disputa felice di Bruno Mastroianni (Cesati, 2017) si presenta come un manuale di galateo su internet, ma in realtà è un piccolo saggio molto più approfondito di quanto potrebbe sembrare a una prima occhiata. In un centinaio di pagine, questo agile volumetto, ragiona – e fa ragionare – sull’essenza stessa della discussione, sul modo in cui affrontiamo l’altro, sia verbalmente sia, ça va sans dire, per iscritto sui social network.

I commenti su facebook: un dramma contemporaneo

È evidente che lo spunto di riflessione, per Mastroianni, sia stato offerto dallo spettacolo dei social network, dove ogni giorno leggiamo thread che si sviluppano in polemiche da far accapponare la pelle. Un’impressione negativa che deriva sia da come i singoli messaggi vengono scritti, dalla loro forma insomma, sia dal messaggio che veicolano, il quale, la maggior parte delle volte, è estremamente aggressivo, in primis nei confronti della persona con cui si starebbe discutendo.

Un messaggio scritto tutto in maiuscolo (che su internet equivale a urlare), per esempio, trasmetterà una sensazione di aggressività, così come non fare caso alla grammatica e alla punteggiatura farà sembrare il commento frettoloso e poco ponderato, dando a chi legge l’impressione che l’opinione stessa che veicola non sia più di tanto autorevole. Anche il modo di argomentare, su internet, aiuta o allontana dalla lettura di un messaggio: testi con la tesi centrale ben evidente catturano l’attenzione più facilmente di argomentazioni “scolastiche”, impostate col classico schema introduzione-argomentazione-conclusione.

Discutere nella vita reale

Ma il problema, come dicevamo, non è solo internet: anche nella quotidianità ci troviamo spesso a discutere di questioni più o meno importanti (e che padroneggiamo più o meno bene). Che sia un talk show di politica in televisione, a cui difficilmente verremo invitati, o una discussione sulle elezioni con un parente o con un amico, non è difficile che il dibattito si trasformi in un battibecco confusionario, in cui le diverse parti in causa si trincerano dietro alla propria idea di partenza finendo con l’attaccarsi vicendevolmente.

Dal nostro sguardo alla nostra gestualità, tutta la mimica del corpo aiuta a farsi ascoltare o, al contrario, allontana l’attenzione e la benevolenza dell’ascoltatore. Parlare sorridendo e cercando di far sorridere, ad esempio, favorirà sicuramente l’ascolto. Gesticolare troppo ci farà sembrare ansiosi, ma anche non gesticolare affatto non va bene, e ci farà invece sembrare rigidi e impacciati. Anche la voce, poi, come la punteggiatura, ha un suo ritmo.

Un manuale di buona conversazione

Mettendo l’accento su come l’epoca in cui viviamo sia un’epoca di litigio continuo, La disputa felice vuole essere un manuale di buona conversazione a trecentosessanta gradi: Mastroianni sottolinea infatti, nelle prime pagine del libro, l’importanza di aver scelto il termine “disputa” per il titolo. Il confronto, per l’autore, deve essere un momento di riflessione produttivo e non un’aggressiva Babele di opinioni malformate e mal esposte.

Avere una disputa non implica, si badi bene, l’accettazione buonista dell’idea dell’altro: la disputa è un fermo scambio di opinioni, una discussione – anche accesa – che non degenera mai nella litigata aggressiva. Nella vita, quella fuori da internet e quella fatta di relazioni sui social network, è diventato indispensabile riflettere sui modi in cui parliamo, perché mai prima d’ora ci siamo trovati a contatto con mondi e opinioni così diversi da quelli a cui siamo abituati. È una sfida difficile, certo, ma anche un’opportunità meravigliosa.

Bruno Mastroianni
La disputa felice
Cesati, 2017
122 pp., 12 euro

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