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Innovazione e sostenibilità: un matrimonio d’amore

Pasolini ci ricorda la differenza tra sviluppo e progresso. Il primo è finalizzato alla crescita esclusiva di indicatori economici, come il PIL, e si può ottenere aumentando la produzione di beni (anche superflui).

Il progresso comporta invece il miglioramento delle condizioni sociali complessive (non solo economiche) e della qualità della vita, e mira a garantire i beni necessari a quante più persone è possibile.

Ricchezza e produttività derivano dallo sviluppo, mentre cultura e libertà dal progresso. Ma l’innovazione, a cosa è finalizzata? Allo sviluppo, e quindi alla sola crescita economica, o al progresso?

Fino a 15 anni fa l’innovazione era gestita all’interno dell’azienda: in centri di ricerca, fabbriche, reparti di sviluppo prodotto. In teoria, la si poteva orientare soltanto allo sviluppo dell’impresa.

Oggi l’economia è diventata talmente veloce nei suoi cambiamenti ed interconnessa, che non è possibile produrre innovazione solo all’interno dell’azienda, perché si rischia di essere sempre in ritardo!

L’innovazione va gestita alimentando un ecosistema aperto che coinvolga community con cui l’impresa dialoga costantemente, creando per esse un valore non solo economico. Perché, se si vogliono attirare menti superiori, si deve creare una piattaforma che le attragga con motivazioni coerenti con la loro cultura.

Nell’ecosistema vengono coinvolte community di fornitori, dipendenti, clienti, azionisti, centri di ricerca, università, autorità pubbliche, il cui contributo è di qualità pari all’evoluzione della società che lo genera.

Non è sufficiente che la società sia economicamente ricca: istruzione, cultura, apertura al nuovo, non sono il frutto di beni superflui, ma di un progresso sedimentato nelle community con cui l’azienda dialoga. Community che sono disposte a relazionarsi solo con chi crea ulteriore progresso (con meritocrazia e strumenti di stimolo culturale e sviluppo sociale), e non con chi propone solo incentivi economici.

Infatti le menti creative generano idee geniali per amore della sfida, seguendo il loro istinto di libertà, non per soddisfare un mero appetito economico. Quindi, se non si rende attraente l’ecosistema dell’innovazione d’impresa, creando progresso e non solo sviluppo, tale ecosistema non sarà in grado di attrarre talenti e produrre risultati di qualità.

Le aziende nei prossimi anni genereranno sempre più innovazione grazie alle community, garantendo loro quel progresso duraturo che oggi si chiama sostenibilità: sul piano economico, sociale ed ambientale.

Le aziende debbono dunque imparare a gestire in maniera integrata innovazione e sostenibilità, perché la prima è finalizzata alla seconda, e la seconda è precondizione della prima!

Gli esempi di community che alimentano l’innovazione di aziende leader e ne ricevono in cambio progresso/sostenibilità (con piattaforme, stimoli intellettuali e ritorni economici) sono numerosi: gli sviluppatori Apple e l’App Store, le community online di Lego, gli ecosistemi di Silicon Valley ed Israele a supporto dei fondi di venture capital sulle start-up tecnologiche, i 55.000 innovatori coinvolti da Procter nella sua piattaforma Connect&Develop.

Ma non dobbiamo stupirci: il progresso ha sempre comportato innovazione! La democrazia di Atene determinò una superiore arte e architettura, la cultura della Roma Repubblicana ha generato il corpus normativo occidentale, il Rinascimento ha partorito innovazioni in tutti i campi, e così è stato per la Rivoluzione Francese e la Democrazia americana del ‘900. L’Istituto per l’Innovazione tecnologica indiano, nato nel 1945, ha alimentato la crescita del Bangalore nel software.

Senza progresso non si attraggono persone di qualità e quindi non si innova. Ma, senza innovazione, anche il progresso rischia di spegnersi. Perché l’innovazione non è altro che la creazione di un mondo migliore a cui noi tutti vorremmo appartenere. Un mondo migliore che sia sostenibile per le future generazioni: sul piano economico, sociale ed ambientale!

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