Inedito di Oriana Fallaci: "La maternità? Una scelta, non un dovere" - ESCLUSIVO

"Non ho mai usato anticoncezionali perché, con la stessa intensità con cui ho sempre detestato e rifiutato il contratto matrimoniale, ho sempre desiderato avere un figlio". Doveva realizzare un'inchiesta sull'aborto, secondo le indicazioni dell'allora direttore dell'Europeo Tommaso Giglio. Ma quando Oriana Fallaci, a siamo alla fine degli anni 60, tornò nella redazione del settimanale, all'allibito Giglio non consegnò un reportage, ma un fascicolo di fogli che costituiva l'ossatura del libro poi pubblicato nel 1975: Lettera a un bambino mai nato.

Oggi,a distanza di mezzo secolo, riposto con cura in una cartellina rosa, quel dattiloscritto autografo che contiene una traccia del lavoro per il settimanale, arriva a noi. Un documento inedito che Panorama ha pubblicato in esclusiva sul numero uscito in edicola il 22 settembre, e nel quale la Fallaci dichiara di non avere mai usato anticoncezionali, ponendosi di fronte alla questione dell'aborto, così centrale nel dibattito politico di quegli anni, in maniera complessa: "Uno dei più grandi dolori della mia vita" scrive "è stato perdere il bambino che io e il mio compagno aspettavamo con orgoglio e allegria. Ed oggi il dilemma di usare o non gli anticoncezionali si pone ancora meno per me in quanto il mio compagno è morto e non considero nemmeno l'eventualità di avere rapporti sessuali con qualcuno che lo sostituisca".

Ma c'è dell'altro. Da questo documento, che fa parte del Fondo Fallaci, donato al Consiglio regionale della Toscana dal nipote della scrittrice e unico erede, Edoardo Perazzi, riemergono i dubbi su chi fosse realmente il padre del figlio che la Fallaci aspettava, la cui perdita la portò a scrivere uno dei suoi pamphlet più travolgentie intimi. Il dattiloscritto che precede la pubblicazione di Lettera a un bambino mai nato non ha una data appuntata ma, secondo alcuni indizi temporali e secondo le dichiarazioni dello stesso Perazzi (che ha trovato un quaderno del 1967 con una prima versione, poi modificata, del manoscritto in un cassetto dell'appartamento newyorkese della zia), questo risalirebbe al 1971 o al 1972, gli anni della lotta per la libertà sessuale.

Se si considera che il rapporto fra Alexandros Panagulis e Fallaci comincia solo nel 1973, verrebbe da escludere che l'eroe della resistenza greca possa essere stato il padre del figlio mai nato, come si pensò al momento della pubblicazione del libro. La lettera è in pieno stile Fallaci: diretta e feroce. "Non starò a ripetere che la maternità è una scelta, non un dovere" scrive. "Ripeterò tuttavia che il vero aborto è la pillola. Ancor prima che del modo di interrompere civilmente una gravidanza non voluta, la società deve essere in grado di evitare un concepimento non voluto. Io mi sento straziata a pensare che, se mia madre avesse usato la pillola, la sua vita non sarebbe stata martirizzata dagli aborti: peraltro clandestini e fatti male".

Parole dure anche sul tema della sterilizzazione in India, dove era stata nel 1968: "Quanto alla sterilizzazione" scrive "l'idea stessa mi ripugna. Una volta in India, ho visto tanti poveri in fila che aspettavano d'essere sterilizzati. Uno piangeva, piangeva".

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