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ANSA/ANGELO CARCONI
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Il M5S alla prova dei fatti: quale strategia per vincere le prossime elezioni

Essere primi non basta. È il pensiero ricorrente dei 5 stelle in questo momento. Il maggiore partito italiano (stando ai sondaggi) non ha i numeri per diventare forza di governo senza tradire se stesso. Luigi Di Maio, il candidato premier, il 12 novembre ha aperto all’ipotesi-alleanza sui programmi.

Una dichiarazione ingenua per chi la prossima primavera potrebbe essere chiamato dal Capo dello Stato a formare il nuovo governo, trovandosi nella stessa situazione di Pier Luigi Bersani nel 2013, che dopo un giro di consultazioni dovette rinunciare all’incarico. I grillini però si trovano in una situazione anomala, dover fare i pontieri dopo anni passati sulle barricate sparando a zero sugli avverarsari, facendo della purezza un vero e proprio mantra.

Non basta quindi che Di Maio apra alle alleanze sui temi e non sulle poltrone, perché un governo che si presenta al Parlamento per chiedere la fiducia chiede, di fatto, alle forze politiche di entrare nella maggioranza. Inoltre, a parte il reddito di cittadinanza, i 5 stelle non hanno mai reso chiari i punti del loro programma su temi come immigrazione, politiche sociali, lavoro e economia che spostano i consensi.

Il programma non è solo un elenco di temi, ma la visione di una forza rispetto ad alcune problematiche e ad oggi, al netto delle critiche agli altri, dal Movimento 5 stelle di proposte se ne sono sentite poche.

Inoltre, anche a voler seguire lo schema Di Maio si apre un altro interrogativo: e se a votare quella fiducia ci fossero i voti dei verdiniani o di qualche ex alfaniano? Come si comporterebbe il partito di Grillo? Li rifiuterebbe in coerenza con questi primi anni in Parlamento, rifiutando così l’incarico di formare un governo, oppure la ragion di Stato avrebbe la meglio?

Il Movimento 5 stelle è ad un passo dal prendere il governo ed è un bel risultato per un movimento nato e cresciuto sulla rete e nelle piazze del Vaffa – Day. È il primo movimento di protesta che in Italia ha raggiunto un risultato così importante in termini numerici e che realmente arriva ad un passo dal vincere le elezioni. Purtroppo però in democrazia per govervare ci vuole il 51% dei voti ed il Movimento si ferma a metà. Senza alleanze Palazzo Chigi diventa una mission impossible, oltre che alla frustrazione di essere primi senza contare nulla. Stando alle dichiarazioni di Luigi Di Maio la partita delle alleanze è rimandata a dopo le elezioni, mantenendosi un gradino sopra gli altri, ma queste settimane in cui tutti i partiti hanno intensificato il dialogo sono in cerca di compromessi possibili. I 5 stelle hanno ancora qualche settimana per imparare che in politica “compromesso” non è una parolaccia, ma una strategia di sopravvivenza, per iniziare a contare davvero qualcosa.  

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