IL LAVORO CHE CAMBIA DOPO IL COVID: LA FARMACEUTICA

In Italia il mercato farmaceutico, nel 2019, ha raggiunto il valore di 24,2miliardi di euro, occupando, nella sola industria, circa 65mila addetti, l'85% dei quali under 35 (Fonte IQVIA). Se si considera l'indotto, poi, gli occupati raggiungono quota 250mila: una fetta importante della popolazione che oggi si trova alle prese con le nuove modalità di lavoro imposte dalle restrizioni anti Covid-19.

Se da un lato alcune modifiche sono sotto gli occhi di tutti (basti pensare agli schermi in plexiglass che si trovano nelle farmacie), dall'altro il distanziamento sociale ha imposto, e probabilmente continuerà ancora a lungo ad imporre, un radicale ripensamento di alcune figure professionali del settore. In particolare, a dover ripensare le proprie modalità di lavoro sono gli informatori medico scientifici, quei professionisti che spesso era facile incontrare nelle sale d'attesa dei medici e degli ospedali. Era, appunto, perché sono state attuate, anche in questo campo, misure di contenimento necessarie a limitare il contagio.

Per un mercato da quasi 25miliardi di valore, però, è impossibile fermarsi; si rende dunque necessario un cambio di passo rispetto al passato che tenga conto delle mutate condizioni sociali del Paese.

"Il bisogno di salute c'è sempre e non è necessariamente legato al Coronavirus - spiega Patrizia Ferrero, Sales & Marketing Manager Norgine Italia - Noi abbiamo scelto fin dalla fine di febbraio di operare nella massima sicurezza, adottando soluzioni di smart-working che ci consentissero di non interrompere il rapporto e il contatto con i nostri partner: medici, farmacisti e grossisti. Abbiamo quindi lavorato usando tutti i mezzi a disposizione per assicurare loro il nostro completo sostegno, anche con sforzi logistici importanti".

Dalle email alle videochiamate invece degli incontri faccia a faccia: nei mesi del lockdown, ciò che fino a poco fa sembrava talmente avveniristico da risultare utopico è diventato realtà del quotidiano.

Ora, con l'allentamento delle restrizioni, le cose sono cambiate, anche se, a ben vedere si è ancora molto lontani dal 'ritorno alla normalità ante Covid-19'.

"Innanzitutto dobbiamo considerare che per quanto riguarda gli accessi agli ospedali valgono le ordinanze delle singole regioni - chiarisce Giovanni Camerani, coordinatore Regional Access Manager Norgine Italia -. Questo significa che dobbiamo misurarci con regole diverse che, a loro volta, possono essere modificate dalle strutture ospedaliere a seconda delle necessità o dell'urgenza. In generale, comunque, siamo consapevoli che il cambiamento imposto dall'emergenza Covid-19 ci 'obbliga' a rivedere anche le nostre modalità di lavoro, rileggendole in una nuova chiave in cui al rapporto umano diretto, si sostituisce in parte quello mediato dallo schermo. I medici, oggi, ricevono gli informatori solo su appuntamento, non è più possibile 'fare un salto' in studio, così come fino a pochi mesi fa si era abituati a fare".

La soluzione scelta da Norgine Italia, e da molte altre aziende farmaceutiche, è dunque quella di usare il contatto da remoto molto più che in passato: "Riteniamo che questa modalità di lavoro prenderà sempre più piede in futuro - continua Camerani - anche per quanto riguarda la convegnistica. Meeting e incontri, anche faccia a faccia, avverranno sempre più attraverso la rete, attraverso l'uso di piattaforme studiate ad hoc per consentire il confronto tra le parti".

In Norgine Italia, in questi mesi, si è lavorato alla creazione di una piattaforma specifica che permettesse a informatori e medici di incontrarsi: "I risultati che abbiamo ottenuto finora sono soddisfacenti - conclude Camerani - d'altro canto abbiamo usato il periodo del lockdown proprio per formare tutti i nostri informatori al nuovo tipo di comunicazione post Coronavirus".

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