Giovanni Malagò
Daniele Scudieri / Imagoeconomica
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Giovanni Malagò: "Tavecchio alla Figc? Ottime anche altre opportunità"

Il commissariamento per la Figc? Un'ipotesi da non scartare. Dalle colonne di La Repubblica Giovanni Malagò, presidente del Coni, prende posizione sulla guerra in corso tra Carlo Tavecchio (quello dei negri "mangiabanane" per indendersi) e Demetrio Albertini per la nomina alla presidenza della Federazione Italiana Gioco Calcio e parla del commissariamento come di un'ipotesi "positiva perché potrebbe realizzare cose che un presidente eletto non riuscirebbe nemmeno a proporre".

Ma a noi, a una settimana appena dall'11 agosto, il giorno dell'elezione alla poltrona più alta per il calcio italiano, Giovanni Malagò ha raccontato i retroscena della vicenda: a porte chiuse ha detto esplicitamente a Tavecchio cosa pensa. Consapevole del fatto che il Presidente della Lega dilettanti ha ugualmente i numeri per essere eletto ("i voti si contano, non si pesano") sa anche che per lui non sarà facile fare il Presidente con tutta la serie A contro. Ed è pronto ad accogliere come "ottime" anche altre opportunità, ovvero il commissariamento.

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"L’uomo giusto al posto giusto". "Megalò, il rivoluzionario". Così strillano titoli e giornali su Giovanni Malagò, classe '59, presidente del Coni, oggi più che mai attore della vetrina mediatica… In verità a guardarlo correre sulla spiaggia di Sabaudia coi suoi labrador, quel gigante dai capelli argentini, pare rimasto proprio lo stesso. Quel bel ragazzo della Roma ricca, contagiato da una passione furente per lo sport che gli ha corso da sempre sotto la pelle. Sì, è vero, vendeva Ferrari e Rolls Royce ai benestanti blasonati. Sì, è stato, come nessuno, calamita di femmine affascinanti e famose. E infine sì, "quando ero un cazzone giocavo a poker come un Udinì delle carte".

Ma davanti alla partita di pallone e agli internazionali di tennis non ce n’era per nessuno. Lo sport era sogno agguerrito e insieme struggente. Per questo oggi questo suo gran piacere alla gente non stupisce affatto. Non è una fortuna, né una sorpresa, ma un percorso parallelo "alla grande bellezza della sua esistenza" che Giovanni ha preparato tappa per tappa. Lui, re nel teatro di Roma, questa volta ha saputo aspettare in silenzio. Come fanno gli innamorati. Prima  gli anni di militanza nella squadra adorata della Roma, poi la presidenza dell’Aniene che per gli atleti eccellenti è il circolo sportivo più importante d’Italia. E poi il gesto temerario di sfidare il favorito Pagnozzi nella guerra della presidenza del Coni. Oggi a un anno e mezzo dall’abbraccio con le figlie che segnava la vittoria si racconta.

Qualcuno sostiene che in popolarità l’allievo Malagò sta superando il maestro Montezemolo. Che dire?
Che per Malagò arrivare ai successi che Luca Montezemolo ha raccolto ci vorrebbero sei vite. Con un dettaglio: io le Ferrari le vendevo, lui le ha fatte vincere nel mondo intero. Certo, quando un ragazzo mi confessa per strada che sono la sua speranza per il nuovo sport la commozione è grande.

Ecco aveva detto innovazione e non rivoluzione. Dov’è l’innovazione?
Sta scherzando spero? Perché non fa un giro nel palazzo del Coni per cominciare? Scoprirà un altro mondo. Una governance in linea con i tempi, un forte rinnovamento dei quadri, e poi quella che pareva una mission impossibile: la riforma epocale delle giustizia sportiva. Da un lato il Procuratore generale dello Sport che vigila sulle procure federali. Dall’altro il Collegio di Garanzia che diventa la Cassazione dello sport. E se prima le varie federazioni avevano ognuna procedure diverse adesso avremo un solo codice di procedura.

E adesso atterriamo sui temi bollenti. Mancano pochi giorni alla votazione per il nuovo presidente della Federcalcio che vede rivali Demetrio Albertini e il presidente della lega Dilettanti Carlo Tavecchio che ha scatenato un putiferio apostrofando come mangiatori di banane i giocatori neri. Ora si dice che il Presidente del Coni non prenda sufficiente posizione, cioè faccia il Ponzio Pilato….
La interrompo gentilmente per ricordarle che nel Vangelo di Matteo Ponzio Pilato si lavò le mani aggiungendo:"da me non più una parola", mentre la mia risposta a quella battuta è stata: "inaccettabile". Subito dopo ho convocato sia Albertini che Tavecchio in un lungo incontro dicendogli forse qualcosa di più di ciò che il mio ruolo mi concede. Ora sta a questi signori valutare il valore dei miei consigli.

Mi permetta: ma qui restiamo sempre di più nel nebuloso….
Non è così. In particolare se il presidente del Coni dicesse "meglio quello di questo" verrebbe meno la sacrosanta democrazia nelle elezioni della federazione. Inoltre esiste una precisa norma che impedisce l’ingerenza della politica sulla materia. Guardi in India. Il governo è entrato negli affari delle federazioni? Beh, i loro atleti parteciperanno alle Olimpiadi solo con la bandiera del Cio. Questo non vieta le mie idee.

Tavecchio ha 5 processi dal 1970 in poi. A questo punto moltissime delle squadre di serie A lo hanno mollato. Scalfari lo attacca. Se la sente Malagò di tenersi un presidente della Federcalcio così mal messo?
È una domanda che dovete fare a Tavecchio. Non a me. Le ricordo che le prossime votazioni saranno 3. La prima si vince con la maggioranza dei 3 quarti dei voti, la seconda con i due terzi, la terza quando il candidato prende la maggioranza assoluta. Aggiungo anche che i voti non si pesano al chilo. Ma si contano. In questo caso il voto dell’Empoli vale esattamente come quello della Juventus. Inoltre Carlo Tavecchio è oggi il presidente della Lega dilettanti, a cui ha dato molto e che oggi vale il 34% dei voti. Senza dimenticare la lega Pro, ex serie C, che vale il 17%. Sommando 34 più 17 si scoprirà magicamente che solo quei voti bastano per arrivare al 51% e vincere. Certo fare il presidente della Federcalcio con tutta la serie A contro non è proprio una passeggiata.

Lo dica: per lei l’ideale è un commissariamento con il segretario generale del Coni Roberto Fabbricini.
Ah ma allora è il terzo grado! Senta, Fabbricini è persona di rara onestà intellettuale. Ma il problema si porrà solo davanti a una mancata soluzione. Una metafora? Oggi andiamo in montagna, ma se poi andremo in barca anche quella sarà accettata come un’ottima opportunità. Aggiungo: se oggi il Presidente del Coni non può e non deve fare che l’arbitro, dopo l’11 agosto a problema non risolto, tale presidente può anzi dovrà fare molto. Anzi moltissimo. Non una parola di più.

Perché il mondiale ci ha lasciato tanto amaro in bocca?
Perché Prandelli, uomo eccellente, non è riuscito a far vero il sogno degli italiani. Forse ci sono state delle scelte sbagliate sugli uomini. Forse ancora alcuni sono stati mandati in campo in condizioni non ottimali.

Chi vedrebbe al posto di Prandelli oggi?
Mi avete preso per un jukebox? Diciamo che dovrà essere un domatore. Allenatore di grande grido, carisma, serietà. Qualcuno che possa ricostruire questo calcio lacerato.

Nel calcio lacerato quali sono i nomi dei più grandi? Una domanda al Malagò tifoso, per una volta.
Dopo l’addio di Xavier Zanetti, per la carriera dico Gigi Buffon, Francesco Totti e Andrea Pirlo. Fra gli stranieri Klose. Oggi Pepito Rossi, Callejon e Strootman e fra i giovanissimi Scuffet.

E a Giovanni Malagò come giocatore di calcetto che voto darebbe?
Sette meno. Perché, malgrado avessi caratteristiche opposte al gioco del calcio a 5, calciavo alla grande con tutti e due i piedi e cercavo di usare la testa.

Il calciatore che avrebbe voluto essere?
Le gambe e lo humour di Francesco Totti. Il motore di Gerard.

Come è possibile che un tifoso eccellente come lei non abbia mai avuto la presidenza della squadra?
Dirò una cosa mai detta. Ci sono andato vicino invece. Un grande gruppo finanziario aveva puntato tutto su di me. Poi d’improvviso qualcosa si è rotto. La Roma non è stata solo una passione, ma una felicità tanto forte da mettere in crisi perfino grandi amori. La mia prima moglie Polissena Di Bagno vuole scrivere da sempre un libro. Titolo: "Un matrimonio sugli spalti". Lucrezia Lante della Rovere, madre delle mie figlie, mi ha considerato un Alien per anni. Oggi però si è arresa. Qualche volta mi dice "sono la tua terza figlia".

Monica Bellucci, Ilaria D’Amico, Alessia Marcuzzi e via andare. Subito dopo la Roma, le donne?
Da mia madre alle mie figlie Ludovica e Vittoria le donne sono perenni attrici della vita. Se sono belle la tentazione di entrare nel loro film è forte. Quelle che cita, però, sono amiche vere. Le donne non sono solo il futuro, ma anche il presente. Così ho messo Alessandra Sensini, Fiona May e Valentina Tunisini in Giunta.

Si dice che l’Avvocato Agnelli avesse amici che lo interessassero e altri che lo divertissero. Come lei.
Con gli intellettuali l’Avvocato non sfiorava neppure la sua vita privata. Con chi lo faceva ridere, come me, si apriva. Mi piace pensare a quanto mi tampinerebbe oggi al telefono su atleti e soprattutto sulle atlete. Mi piace crederlo un filo orgoglioso del "piccolo Malagò". Chissà se adesso mi chiamerebbe ancora così?

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