Giada Fang, campionessa di Texas Hold’em: «Così smaschero i bluff (anche nella vita reale)»

POWER AND THE CITY – Galeotto fu un incidente in moto che la costrinse a letto per tre mesi. Correva l’anno 2008. E Giada Shiyan Fang, oggi 29enne, di origini franco-cinesi, ma dall’età di sei anni in Italia, per ammazzare il tempo raccolse l’invito degli amici di giocare a Zynga Poker (poker senza soldi su Facebook). «Ho visto che ero brava e decisi di approfondire» racconta Fang, prima donna in Europa a entrare nella stanza dei bottoni del sito di poker online PokerStars, quel Supernova Elite, che nella sola Italia conta una cinquantina di campioni che per il fatto di sfidare centinaia di giocatori più o meno provetti hanno diritto a uno stipendio fisso riconosciuto loro dal sito.

Un assegno da fare invidia anche ai super top manager in grisaglia con decenni di esperienza alle spalle. «Io incasso 82 mila euro netti all’anno per giocare in media 5-6 ore al giorno» continua Fang. E quella è la base, a cui si aggiunge tutto quello che è in grado di vincere. E lei vince sempre. O quasi. Intendiamoci: le 5-6 ore di Fang non sono quelle di un giocatore qualunque. «Gioco in media mille mani all’ora su 14-15, a volte 20 tavoli virtuali in contemporanea» precisa la campionessa, neo sposa di un ex campione di poker oggi imprenditore e appassionata di sport estremi tra cui paracadutismo e bungee jumping. E aggiunge: «Fatto 100 il gioco 70 è capacità, studio e calcolo; 30 è fortuna».

Ergo: per Fang campioni si diventa! E lei, laureata in medicina alla Sapienza di Roma, è categorica: «Dovrei fare la specializzazione a 1.700-1.800 euro al mese. Ma per ora preferisco concentrarmi sul gioco…». Online. E pure offline. Perché in qualità di testimonial di PokerStars Fang partecipa anche a una decina di tornei l’anno con in media 400-500 giocatori di cui appena uno su 100 donna. «L’ambiente è prettamente maschile, ma sono certa che la quota rosa sia destinata a crescere» specifica la campionessa che individua nell’intuito tipicamente femminile una delle sue doti più preziose.

E assicura: «L’attitudine al gioco ti permette di smascherare anche chi bluffa nella vita reale». Qualche dritta? Osservare bene la mimica facciale, eventuali tic o altro: chi mente è solito avere il battito cardiaco accelerato e dunque la vena sul collo è facile che pulsi. Anche prendere tempo senza rispondere a domande secche potrebbe essere un indicatore valido: è probabile che il nostro interlocutore stia cercando la frase più opportuna ma non necessariamente quella più vera.

E ancora: la sudorazione eccessiva è nella maggiore parte dei casi un sintomo ulteriore. Si tratta di indicazioni di massima e non necessariamente vere per tutti, per carità. Ma qualche indizio potrebbero pure darlo. Infine una avvertenza: «Qui si parla di poker inteso come Texas Hold’em» conclude Fang che considera il rischio dipendenza assai più ridotto rispetto a quello del poker all’italiana o ancora rispetto a qualsiasi altro gioco border line tipo slot, scommesse o videopoker. E conclude: «È un gioco. Non un gioco d’azzardo».

P.s. Per chi (come la sottoscritta) di poker se ne intende poco o nulla ecco la differenza tra quello all’italiana e il Texas. Il poker all’italiana è quello classico con 5 carte in mano coperte. Nel Texas, invece, i giocatori hanno due carte coperte e 5 sono scoperte sul tavolo e a disposizione di tutti i giocatori per fare il punto. In altre parole: nel Texas è più facile calcolare il rischio dei punteggi degli avversari perché le carte coperte sono solo due e non tutte.

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