Realme CS5 con fotocamera da 64 megapixel.
Tecnologia

Generazione Zoom

Si registrano miagolii di sollievo collettivi: gli umani hanno smesso di piantare il cellulare davanti al muso dei loro amati felini. Ora ne riprendono la pigrizia congenita, e le occhiatacce torve, da lontano. Dal lato opposto della stanza. Mentre i gatti esultano, i bambini possono giocare in pace, senza smartphone a mezzo centimetro dal viso che ne intasano i movimenti, ne ingombrano lo spazio vitale. Non c’è scampo per fiori né tramonti, per ogni cosa viva o inanimata, buia o illuminata: il distante, quanto non è a portata di sguardo, adesso lo è dentro uno schermo. Siamo diventati la generazione zoom, quella che all’universale preferisce il particolare, dell’intero predilige una porzione, dell’insieme gradisce il dettaglio. Prima reclamavamo il grandangolo, l’ariosità dei luoghi dopo le claustrofobie della pandemia. Adesso, ritrovato il contatto con la normalità, ne enfatizziamo la straordinarietà, per assorbire il massimo del minimo.

Siamo novelli Jeff Jefferies, il reporter infortunato raccontato dal capolavoro di Alfred Hitchcock, La finestra sul cortile. Solo che anziché starcene bloccati su una sedia a scrutare i dintorni col teleobiettivo, applichiamo al movimento la voracità di vicinanza. Gli ultimi modelli di smartphone, oramai formidabili spie delle tendenze contemporanee - e loro propulsori, per esigenze di marketing - assecondano questa voglia di prossimità, di ritaglio del tutto in favore di una parte. Hanno, di serie, zoom portentosi.

Samsung Galaxy S23 Ultra.


SAMSUNG

Per credere, basta provare, sfiorare il pulsantino tondo 10x visibile ogni volta che si vuole scattare una foto o registrare un video: lo zoom, ottico, è immediato. E l’effetto sorprendente, privo di sbavature. Il Galaxy S23 Ultra è un cannocchiale tascabile. Da 1.479 euro

Apple Iphone 14Pro.


APPLE

Tra i punti di forza dell’iPhone 14 Pro c’è il formato ProRaw, che dà agli scatti una risoluzione quattro volte superiore alla norma. Così è possibile ritagliare gli elementi e i particolari che interessano di più senza avere perdite di qualità. Da 1.339 euro.

Oppo Find N2 Flip.


OPPO

Le prime generazioni degli smartphone pieghevoli avevano fotocamere deludenti e un’autonomia inaccettabile. Find N2 Flip segna la maturità del comparto, tanto per la durata della batteria quanto per il sensore delle immagini. È firmato Sony, una garanzia. A 1.200 euro.

La fotocamera istantanea Instax Mini 12 di Fujifilm.


Accanto alla passione per lo zoom, le nuove generazioni sono spaventate dalla fomo (abbreviazione di fear of missing out), la paura di perdersi qualcosa. Perciò amano stampare i ricordi che contano anziché smarrirli nel rullino dello smartphone.

La fotocamera istantanea Instax Mini 12 di Fujifilm (a 90 euro) insegue questa tendenza: ha un design giocoso, che ricorda le bolle colorate, ma anche caratteristiche tecniche per realizzare, in modo automatico, immagini di qualità. E se una foto è venuta particolarmente bene, si può usare l’applicazione gratuitaInstax Up! per scansionarla, archiviarla e condividerla.

Vivo X90 Pro.


VIVO

È uno dei brand che sta lavorando meglio dal punto di vista dell’immagine: con l’X90 Pro rinnova la partnership con Zeiss, icona del settore ottico, offrendo una fotocamera che assorbe più luce dei modelli precedenti, garantendo scatti chiari e nitidi. A 1.300 euro.

Magic5 Pro di Honor.


HONOR

Nello spazio dedicato alla tripla fotocamera posteriore di Magic5 Pro campeggia la scritta 100x, che ne svela la capacità di avvicinarsi oltremodo al lontanissimo. Il segreto è un algoritmo ottico, un sistema hi-tech raffinato a cui è affidata la resa delle immagini. Da 1.200 euro.

Motorola ThinkPhone.


MOTOROLA

Ricordate i vecchi telefoni pensati per la produttività, tremendi con scatti e video? Sono preistoria. Il ThinkPhone, oltre a essere un ufficio viaggiante, sicuro e performante, ha una fotocamera che lavora bene pure al buio. Per immortalare il piacere, dopo il dovere. A 1.000 euro.

Xiaomi 13 Pro.


XIAOMI

Il comparto fotografico del modello 13 Pro è frutto di una collaborazione con Leica, sia sul lato software che hardware: le lenti ottiche sono firmate dalla celebre azienda. Tra i benefici, una messa a fuoco automatica anche per i soggetti in movimento. A 1.300

Prima zoomare significava sgranare, perdere qualità dello scatto o del video, renderlo pubblicabile sui social con la complicità di filtri e abbellimenti. Oggi i sensori fanno miracoli, a volte meglio delle macchine di alta gamma, perché la solita intelligenza artificiale ci mette l’algoritmo: arriva a correggere i difetti, a magnificare i colori, a raddrizzare l’imperfetto. A incantare i professionisti: «L’esperienza con Xiaomi 13 mi ha davvero impressionato» spiega Steve McCurry, artista dell’immagine di fama globale, i cui scatti sulle copertine del National Geographic hanno ipnotizzato il mondo.

Samsung, invece, ha chiesto al fotografo Nicola Torrisi, attivo su TikTok con l’account Befric (circa 600 mila follower), consigli pratici per usare al meglio questi nuovi strumenti. Tra i vari suggerimenti, scattare in modalità raw, «per avere più flessibilità in post-produzione»; «cercare sempre una luce morbida, all’alba e al tramonto, oppure l’ombra o un riflesso». Ancora, «creare profondità di campo per isolare ulteriormente il soggetto. Avvicinarsi fino al limite della distanza di messa a fuoco o allontanarsi e zoomare».

In generale, la buona notizia legata a tale fenomeno è un egocentrismo smorzato, un recupero di una qualche autenticità: anziché rivolgere l’attenzione verso noi stessi, la dirigiamo a ciò che ci circonda, tentando di coglierne la meraviglia. Con una scarsa dose d’innocenza: miriamo a catturare like, una propensione di cui nessuno si sorprende più. Dunque, si è ribaltata la gerarchia delle priorità: il selfie non disdegnava la vaghezza per levigare i difetti del volto; lo zoom esige nitidezza, cristallina chiarezza. È enfasi sul vero. È rappresentazione, comunque della realtà. Con un grande effetto collaterale: in questo panorama di teleobiettivi tascabili, di smartphone avanzati, ad arretrare è la privacy. A nostra insaputa, possiamo essere il soggetto di un primo piano, i protagonisti di un video. La finestra sul cortile, al confronto, è preistoria del voyeurismo. Non resta che prenderne atto: se pensiamo che ci siano pezzi di mondo capaci di sfuggire a uno sguardo indiscreto, quantomeno negli spazi pubblici, siamo di un’ingenuità quasi infantile. Essere adulti, perciò, significa imparare a rispettare le vite degli altri.

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