Clima, Cina, Afghanistan; dietro i sorrisi al G20 non mancano i problemi

E' un G20 all'insegna della cooperazione quello che è iniziato oggi a Roma. In apertura, Mario Draghi ha non a caso esortato i partecipanti alla collaborazione e al multilateralismo. "Il multilateralismo", ha detto, "è la migliore risposta ai problemi che vediamo oggi. In molti sensi è l'unica risposta possibile, dalla pandemia, al clima, alle tassazioni. Non è una opzione. Dobbiamo superare le nostre differenze e ritrovare lo spirito di questo consesso". Il premier ha inoltre sottolineato la centralità dell'Italia. "Come presidenza del G20, l'Italia ha lavorato per promuovere una ripresa più equa. Il Global Health Summit di Roma ha visto Paesi e aziende impegnarsi generosamente per fornire vaccini ai Paesi più poveri: dobbiamo essere sicuri di onorare le promesse. Abbiamo raggiunto un accordo storico per un sistema di tassazione internazionale più equo ed efficace. Abbiamo supervisionato l'allocazione di 650 miliardi di dollari come nuovi Diritti Speciali di Prelievo e abbiamo promosso la possibilità di redistribuirli ai Paesi che ne hanno più bisogno".

Di cooperazione hanno inoltre parlato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il segretario di Stato americano, Tony Blinken. Un altro bilaterale è stato quello tra Draghi e il premier britannico, Boris Johnson, i quali "hanno concordato sul fatto che lo stretto coordinamento tra Regno Unito ed Italia nel G7, G20 e Cop26 quest'anno è stato cruciale nel realizzare progressi tanto necessari su temi quali la pandemia da Coronavirus e i cambiamenti climatici". Entrando nel dettaglio delle questioni discusse, passi avanti sono stati compiuti sul fronte fiscale: in particolare, secondo la bozza delle conclusioni, i leader del G20 sosterranno l'accordo Ocse sulla minimum global tax al 15% per le multinazionali. In tutto questo, il presidente francese, Emmanuel Macron, ha auspicato un nuovo partenariato tra Africa ed Europa. Grande spazio è stato poi dato alla questione dei vaccini. "Sulla condivisione dei vaccini, abbiamo un obbligo morale ma anche un interesse economico collettivo. Dobbiamo trasformare i nostri impegni economici in dosi erogate, in particolare tramite Covax", ha affermato il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel "Dobbiamo prepararci per future pandemie. Il trattato sulle pandemie ampiamente supportato ci consentirà di rafforzare la cooperazione internazionale", ha aggiunto.

Un clima complessivamente collaborativo, sì. Ma che non basta ad appianare i problemi sul tavolo. Innanzitutto va sottolineato lo scarso coinvolgimento di Cina e Russia in questo summit (sia Vladimir Putin che Xi Jinping sono infatti intervenuti in videoconferenza). Uno scarso coinvolgimento probabilmente dettato dalle tensioni in essere con gli Stati Uniti. La fibrillazione è del resto aumentata poco prima dell'inizio del G20, con il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, che ha pronunciato delle parole piuttosto minacciose, esortando gli Stati Uniti a non interferire nel dossier taiwanese. "Pagheranno [altrimenti] sicuramente un prezzo", ha dichiarato. In tutto questo, Pechino non sembra neppure intenzionata a collaborare significativamente sul fronte climatico. Secondo indiscrezioni, starebbero infatti emergendo difficoltà nel corso dei lavori per trovare un accordo specialmente con la Repubblica popolare sul taglio alle emissioni: un fattore, questo, che rischia di produrre impatti negativi anche sull'imminente Cop26 di Glasgow. Tra l'altro, lo scarso coinvolgimento di Mosca e Pechino nel summit in corso porterà prevedibilmente a pochi passi avanti sui principali dossier internazionali che verranno discussi: non dimentichiamo infatti che, sia sulla crisi afgana che sul nucleare iraniano, Cina e Russia svolgano un ruolo di primo piano.

Ora, è pur vero che, a livello generale, la distanza di Pechino e Mosca potrebbe rendere Washington la vera regista del G20: il problema risiede tuttavia nel fatto che l'amministrazione Biden risulti oggi fortemente indebolita sia sul piano internazionale che su quello interno. Sul piano internazionale, l'attuale presidente americano sconta ancora la disastrosa evacuazione dall'Afghanistan, oltre al fatto che i negoziati con Teheran stiano attraversando delle fasi tortuose. In politica interna, JoeBiden deve invece fare i conti con una maggioranza parlamentare risicatissima e con le divisioni all'interno dello stesso Partito democratico. Tra l'altro, proprio sulla minimum global tax – misura che l'inquilino della Casa Bianca ha oggi esplicitamente rivendicato al G20 – alcuni importanti esponenti repubblicani (come il senatore Rick Scott) hanno promesso di dare battaglia. Va da sé che la debolezza dell'attuale presidente statunitensi ponga dei problemi alla concreta influenza che lui stesso può esercitare su questo G20. Il che, con Mosca e Pechino che di fatto guardano altrove, accrescerà prevedibilmente il potere contrattuale di altri Paesi: a partire dalla Turchia, che risulta centrale su più fronti. Washington guarda innanzitutto ad Ankara per preservare un minimo di influenza sull'Afghanistan. In secondo luogo, lo stesso Draghi ha incontrato il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, per parlare – tra le altre cose – probabilmente anche di Libia. L'Unione europea, infine, continua a vedere nella Turchia per il contrasto ai flussi migratori. Tutti segnali, questi, del fatto che il Sultano potrebbe alla fine risultare tra i veri "vincitori" del G20.

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