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Politica

L'accordo senza date certe del G20 sul clima

Il compromesso al ribasso ha suscitato svariate critiche. Decisive le resistenze di Cina, India e Russia. Ma è il modello improntato al multilateralismo il vero sconfitto

Il G20 romano si è chiuso ieri con un accordo sul clima. In base all'intesa, i vari Paesi si sono impegnati a contenere il riscaldamento globale a 1,5 gradi e ad azzerare le emissioni "entro la metà del secolo". Il summit si è anche impegnato a piantare mille miliardi di alberi entro il 2030.

Grande soddisfazione è stata innanzitutto espressa da Mario Draghi. "Non è stato facile raggiungere questo accordo, è stato un successo", ha detto il premier. "Sul clima", ha proseguito, "per la prima volta i Paesi G20 si sono impegnati a mantenere a portata di mano l'obiettivo di contenere il surriscaldamento sotto i 1,5 gradi con azioni immediate e impegni a medio termine. Anche sul carbone i finanziamenti pubblici non andranno oltre la fine di quest'anno". "Dalla Cina fino a pochi giorni fa mi attendevo un atteggiamento più rigido, c'è stata la volontà di cogliere un linguaggio più rivolto al futuro che al passato", ha aggiunto. "La Russia e la Cina hanno accettato l'evidenza scientifica degli 1,5 gradi, che comporta notevolissimi sacrifici, non sono impegni facili da mantenersi". "Malgrado le differenze [sul clima] che si sono manifestate nei negoziati, abbiamo creato una convergenza e possiamo avere risultati concreti", ha affermato dal canto suo il presidente francese, Emmanuel Macron. "Stiamo mandando un messaggio molto chiaro: siamo ancora più ambiziosi rispetto all'Accordo di Parigi", ha dichiarato il cancelliere tedesco uscente, Angela Merkel. Un po' più freddo si è invece mostrato il premier britannico, Boris Johnson, che, pur parlando di "alcuni progressi", ha detto che la strada da fare sia ancora lunga.

Insomma, è un senso di forte ottimismo quello che si è respirato ieri in conclusione del G20. Un ottimismo che dovrebbe ripercuotersi sulla Cop26 di Glasgow, iniziata sempre nella giornata di ieri. Eppure non sembra essere tutto oro quel che luccica. Da più parti l'intesa è stata infatti tacciata di eccessiva genericità. Particolarmente severa, sotto questo aspetto, si è mostrata un'analisi della Cnn. "Il comunicato finale [del G20] è mancato di impegni fermi e non è riuscito a porre fine all'uso effettivo del carbone. Non ha preso alcun impegno per migliorare su questioni come la finanza climatica, aprendo la strada a difficili negoziati al vertice Cop26 di Glasgow, che prenderà il via lunedì [oggi, ndr] sul serio". "Diverse analisi hanno mostrato che gli attuali contributi di alcuni Paesi non li mettono sulla buona strada per raggiungere i loro obiettivi di azzeramento netto per la metà del secolo", ha proseguito il sito dell'emittente americana, "Gli scienziati affermano che il mondo deve dimezzare le emissioni in questo decennio per avere qualche possibilità di raggiungere lo zero netto entro il 2050 e contenere il riscaldamento globale a circa 1,5 gradi Celsius".

Delusione è stata espressa anche dal segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres. "Mentre accolgo con favore il reimpegno del G20 verso soluzioni globali, lascio Roma con le mie speranze insoddisfatte, ma almeno non sono sepolte", ha scritto in un tweet. "Avanti con la Cop26 di Glasgow per mantenere vivo l'obiettivo di 1,5 gradi e per attuare le promesse sulla finanza e l'adattamento per le persone e il pianeta". Il problema fondamentale risiede soprattutto nella genericità di quell' "entro la metà del secolo" per quanto riguarda l'azzeramento delle emissioni. Se alcuni Paesi hanno spinto per inserire la data precisa del 2050, altri – a partire da Russia, India e Cina – si sono opposti. Ricordiamo del resto che proprio la Cina risulti oggi il principale produttore di emissioni al mondo: una Cina che, nello specifico, punta all'azzeramento per il 2060. "Il 2050 non è un numero magico, se questa è l'ambizione dell'Ue, altri Paesi hanno altre ambizioni", ha dal canto suo dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

Il passo avanti climatico, insomma, risulterebbe tutto sommato parziale. Stando infatti a quanto riportato da Reuters, "gli esperti delle Nazioni Unite affermano che anche se gli attuali piani nazionali saranno pienamente attuati, il mondo è diretto verso un riscaldamento globale di 2,7 gradi, con conseguenze catastrofiche". Non solo: durante il G20 problemi si sono registrati anche sul taglio alle emissioni di metano, rispetto a cui il documento finale del summit non ha preso una posizione troppo chiara. Più in generale, tutto questo evidenzia anche le forti divisioni che si sono registrate tra i Paesi partecipanti nel corso del summit: un problema che va al di là della sola questione climatica e che pone forti interrogativi sull'efficacia di un approccio internazionale quasi esclusivamente improntato al multilateralismo.

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