Luca Sciortino
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La foresta invade lo stadio



Le posizioni degli oggetti e le loro relazioni spaziali hanno precisi significati. Spostate quelli all’interno della vostra casa e suggerirete ai vostri ospiti pensieri ed emozioni differenti. Se l’oggetto in questione è una foresta, porla al centro di uno stadio assume un significato talmente forte da somigliare a uno “statement”, uno che suonerebbe più o meno così: se non salvaguardiamo le nostre foreste succederà che le vedremo solo in posti a loro appositamente dedicati, come avviene per gli animali in uno zoo.

L’istallazione “Forforest-The unending attraction of nature” dell’artista austriaco Klaus Littman, inaugurata il 5 Settembre scorso nello stadio Wörthersee di Klagenfurt, in Austria, vuole comunicare agli spettatori esattamente questo messaggio. In quanto opera d’arte, “Forforest” è una sorta di memoriale per ricordare la morte della natura prima ancora che essa sia avvenuta. Proprio per questo motivo essa è anche una provocazione.   

La storia di questa opera inizia circa cinquanta anni fa con un disegno di un altro artista austriaco, Max Peintner, nel quale compariva una foresta all’interno dello stadio e tutt’intorno una distesa di grattacieli. Questo disegno era parte di una raccolta che andava sotto il nome “Contributo al futuro: critica della tecnologia e della civiltà nella guisa di un’utopia”.

Di fatto, più che un’utopia, cosa il disegno ritraeva era una “distopia”, cioè la rappresentazione di una situazione futura negativa per l’uomo. Trovandoci negli anni ’80, c’era in quel disegno una grande intuizione oggi tristemente confermata dalla cronaca: non è un’esagerazione dire che oggi il pianeta Terra è in fiamme.

Con il mese di Luglio più caldo della storia, secondo i dati dell’Organizzazione meteorologica mondiale, e un mese di Giugno anch’esso vicino al record, abbiamo assistito a incendi devastanti nell’Artide: dai tre ai 4,5 milioni di ettari bruciati in Siberia (secondo la provenienza dei dati), 700mila ettari in Alaska, 200mila in Canada e altre decine di migliaia in Groenlandia. Nel solo mese di Luglio in Amazzonia sono andati in fumo 2300 chilometri quadrati e l’intensità degli incendi in Agosto, dell’83 per cento in più rispetto allo scorso anno, hanno perfino oscurato il cielo della megalopoli brasiliana di San Paolo.

L’idea nel disegno di Peintner piacque a Littman, una sorta di mediatore dell’arte contemporanea che ha al suo attivo diverse istallazioni artistiche a tema basate su lavori creativi di altri artisti, che decise di realizzarla fisicamente. Affidò quindi i lavori a un architetto noto a livello internazionale come l’italo-svizzero Enzo Enea, che ci racconta con queste parole le sue scelte:« I paesaggi naturali hanno quasi sempre una forte impronta umana. Vaste estensioni di territorio in tutto il mondo sono coltivate a monocultura e molte riforestazioni sono monospecie. Noi volevamo ricostruire una foresta di 300 alberi di specie diverse che ne riproducessero una “vera”, di quelle che si trovano in questa zona. Una volta trapiantata, la foresta ha cominciato una sua vita che potremmo definire “naturale”, attraendo insetti e uccelli e, in futuro, cambiando colore al volgere della stagione».

Così, dagli spalti dello stadio si vedono betulle, frassini, querce, salici bianchi e pini silvestri di grandi dimensioni e di tanto in tanto qualche uccello saltella da un ramo all’altro. « Sono necessarie tecniche particolari del taglio delle radici per permettere ad alberi di queste dimensioni di vivere. Per esempio, quelli da noi istallati sono cresciuti in vivai e hanno subito ogni quattro anni un taglio delle radici con successivo trapianto. Siccome hanno circa 50-60 anni, hanno subito una quindicina di trapianti.

Poi sono stati sollevati con ruspe dalle pale speciali a cucchiaio e trasportati. Alcuni di questi alberi pesavano fino a sei tonnellate». Alcuni di questi alberi pesavano fino a Il 27 ottobre 2019 l’istallazione verrà smantellata e gli alberi ritrapiantati, questa volta definitivamente, in uno spazio all’interno della città che diverrà un piccolo parco. Al suo interno un piccolo padiglione documenterà i cambiamenti della foresta nel tempo.

Nel corso della storia l’arte ha avuto diverse funzioni, da quella simbolica e ritualistica a quella di intrattenimento o di puro soddisfacimento del nostro gradimento istintivo dell’armonia e del ritmo. “Forforest” si colloca tra quelle che hanno una funzione sociale nel senso che vuole difendere valori che sono importanti nella nostra società. In particolare, fa parte di un filone nuovo di progetti che vedono la collaborazione di arte e scienza nella lotta per la difesa del pianeta.

Secondo sia Littman sia Enea, riproducendo una foresta esattamente come la si troverebbe in quei luoghi, “Forforest” eredita dalla natura stessa quelle caratteristiche di armonia ed equilibrio che ci danno piacere artistico. Come a dire che la natura è in sé già un’opera d’arte in quanto noi, come specie, ci siamo evoluti così da poterne apprezzare le strutture e i ritmi.

A differenza di quanto accade nella realtà, nello stadio Wörthersee di Klagenfurt una foresta la si può vedere da molte prospettive camminando sugli spalti fino a compiere un’intera di circonferenza. Questa esperienza stimola la riflessione sull’importanza della natura nelle nostre vite, e ha una connotazione quasi religiosa. Dal bosco di Uppsala in Svezia al bosco sacro di Nemi, le società arcaiche hanno avuto i loro boschi sacri.

Il nome con il quale i Celti designavano un luogo sacro era nemeton, termine che ha la stessa radice di quello latino nemus e greco nemos, che indicavano un boschetto sacro in mezzo a una radura. La radice nem- e il verbo greco che ne deriva esprimono l’idea di “isolare, distinguere” proprio ciò che è stato fatto a Klagenfurt confinando alberi che formerebbero un tratto di bosco nel loro contesto contesto e mettendoli al centro di uno stadio.

L’accesso all’istallazione è gratuito e lo stadio è aperto dalle dieci della mattina fino alle dieci della sera. Ciò significa che dopo le otto circa si può vedere la foresta alla luce dei riflettori. Quello è il momento in cui l’istallazione appare in tutta la sua bellezza ed efficacia comunicativa in quanto gli spalti appaiono bui e la foresta risalta in tutto il suo splendore richiamando ancora di più l’attenzione a sé.

L’ironia della sorte ha voluto che quando quest’opera è stata presentata l’Amazzonia era in fiamme e le immagini di quella tragedia, catturate dallo spazio dall’astronauta Luca Parmitano, facevano il giro del mondo. Siamo tutti un po’ responsabili: il polmone della Terra brucia perché le grandi imprese zootecniche e industriali hanno interesse a disboscare per sostenere le coltivazioni di soia e di foraggio che serve a produrre la carne che mangiamo. Uno degli aforismi di Oscar Wilde recita che “ogni opera d’arte è l’adempimento di una profezia”. Speriamo che quella di Klagenfurt faccia eccezione.  



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