«Fuori la politica da Sanremo». E va in onda la anti destra

«Fuori la politica da Sanremo». Il coro, unanime, era di pochi giorni fa. Erano i giorni della trattativa per ospitare (via video) il presidente ucraino sul palco dell’Ariston. E al grido appunto di «fuori la politica da Sanremo» Zelensky è sparito dalla scaletta della serata ed al suo posto avrebbe mandato una lettera. Poi però fin dal primo minuto della prima serata ci siamo ritrovati un festival ripieno, strapieno di politica; non solo. Strapieno di politica di sinistra o forse sarebbe meglio dire, contro la destra ed il governo in carica.

Si è cominciato subito con la presenza del Presidente della Repubblica, un evento storico, mai avvenuto nelle 73 edizioni precedenti. L’appiglio per l’invito è stato il monologo di Roberto Benigni sulla Costituzione con cui appunto si è aperta la prima serata. Ma è evidente che un fatto di questo livello, unico, non raro, unico, non si spiega per così poco. E lo stiamo capendo serata dopo serata .Portare il Presidente della Repubblica davanti agli attesi 15 milioni di telespettatori, e parlare della nostra Costituzione proprio nei primi mesi di vita di un governo che ha dichiarato di avere tra i suoi obiettivi la modifica di una delle sue parti, a favore del Presidenzialismo; parlare di bellezza e difesa della Costituzione a pochi giorni dal primo voto a favore dell’autonomia delle regioni non è un caso. Non può esserlo. Soprattutto a pochi giorni dal voto per le regionali in Lombardia e nel Lazio, con tutto il rispetto per le altre, le due principali regioni del paese per peso economico, sociale, politico.

E lo si capisce ancor meglio se si guarda l’attuale situazione, soprattutto a sinistra. Il Pd è nel momento di maggior debolezza della sua storia, non solo nei sondaggi, intendiamo nel Paese. Dopo gli schiaffi presi alle politiche dello scorso settembre al Nazareno si erano segnati la data delle regionali come l’inizio della riscossa. Volevano vincere, dovevano vincere, ma sono riusciti a presentare due candidati deboli dentro a due coalizioni senza senso logico: con il M5S in Lombardia, e senza il M5S nel Lazio. Lo sguardo è rivolto ormai al vicino congresso come se la scelta tra Schlein e Bonaccini possa risolvere tutti i problemi.

La sinistra così è sempre più a tinte grilline, con il benestare di parte della CGIL e di parte del mondo intellettuale. Ma questo è evidente non piaccia al Quirinale. Mattarella dei grillini non si fida e prova così a sparigliare le carte, prendendosi lui la guida di tutto il movimento.

Ieri poi la seconda spallata. Fedez durante la sua esibizione in un momento di freestyle rap a sorpresa ha mostrato la foto del viceministro Bignami, vestito da Hitler, strappandola. «Non ho chiesto alla Rai» ha spiegato il comunista col Rolex.

Non bastasse poi oggi la co-conduttrice sarà Paola Egonu famosa non solo per essere la pallavolista più forte del mondo ma da anni bandiera del movimento anti razzista e gender fluid. Pochi giorni fa in un’intervista Egonu ha dichiarato di non volere figli per non fargli «vivere le schifo» che ci sarebbe in Italia. Ora: in un paese razzista e schifoso, come sostiene lei, difficilmente ad una persona di colore viene dato l’onore di essere portabandiera alle Olimpiadi e altrettanto difficilmente viene dato l’onore del palco della principale trasmissione tv sui canali di Stato. L’importante però sembra essere gridare al mostro, di destra. Difendere la Costituzione dall’assalto, della destra.

Benigni nel suo monologo ha raccontato soprattutto l’articolo 21: tutti hanno il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero. Parole sacrosante. Chissà però perché a Sanremo 2023 le opinioni che vanno in onda sono tutte e solo della stessa, solita, parte politica.

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