Ebro, lo spagnolo che si mangia la pasta italiana

Si è preso il 25 per cento della Riso Scotti e la Mundi Riso di Vercelli. Ora ha spostato il suo appetito sulla pasta Garofalo.

Ebro Food, gigante alimentare spagnolo in mano alla storica famiglia Hernandez, continua la sua espansione all’estero. E presto si mangerà altri pezzi di Italia. In dieci anni ha fatto uno shopping sfrenato che l’ha trasformata da piccolo gruppo dello zucchero e del latte a leader mondiale del riso e secondo nella pasta. Oggi, con 2 miliardi di euro di fatturato, è presente sugli scaffali di 25 paesi con 60 brand tra cui gli italianeggianti Brillante o Minuto. L’arrampicata è stata guidata da Antonio Hernandez Callejas, grande appassionato di Italia. E il suo sguardo è puntato ancora di più sul nostro Paese.

Voci di nuove operazioni sono state già smentite di recente, come quella di un acquisto di Rana o di Agnesi (e quindi Riso Flora).

Altri dossier sono di certo sul tavolo e qualcosa avverrà già nel 2014. "Con l’acquisto di aziende italiane, Ebro sembra puntare a marchi e prodotti che abbiano una maggiore possibilità di internazionalizzarsi, rispetto a quanto fatto sinora" spiega Luigi Consiglio, uno dei massimi esperti mondiali del settore food e presidente della società di consulenza Gea. "Certo la pasta secca è un prodotto mondiale e Garofalo rappresenta un marchio forte nel segmento premium. Allo stesso modo tanti altri prodotti e marchi italiani hanno delle possibilità d’internazionalizzazione molto superiori a chiunque altro nel mondo".

Quali potrebbero essere le prossime prede? Oltre alla Garofalo, obiettivi interessanti sono i marchi che negli ultimi anni hanno investito per sostenere vendite all’estero. Come Pasta Zara, già molto presente in Europa occidentale. O ancora, l’appetito potrebbe risvegliarsi per la pasta corta del pastificio napoletano Ferrara o per La Molisana, che sta crescendo in Nord America, Russia e India.

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