Velivoli decollo verticale
(Hyundai)
Difesa e Aerospazio

Tutti pazzi (compresa Fca) per i velivoli a decollo verticale

Dopo Hyundai con Uber, ora anche Fca entra nell'industria dei velivoli elettrici a decollo verticale. Ma altro che ecologia, queste startup sono una formidabile palestra tecnologica alla quale non si può rinunciare.

La notizia che un grande costruttore di automobili come Fca collabori con una delle (ormai fin troppe) aziende che stanno inseguendo il sogno della mobilità aerea sostenibile, è stata considerata una sorta di conferma, quasi una promozione, nei confronti di queste startup. La storia è ormai uguale a tante altre: c'è un gruppo di giovani di successo e c'è effettivamente un nuovo settore dell'aviazione che sta nascendo, quello di velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale (eVtol) che trasporteranno persone che non saranno per forza piloti, e che lo faranno decollando verticalmente in modo da poter operare anche nel cielo delle metropoli. Ma non è così semplice, e soprattutto non saranno automobili volanti, quanto piuttosto droni sui quali poter salire. Come il taxi volante di Uber presentato insieme con un altro gigante dell'automotive come Hyundai lo scorso anno al Ces di Las Vegas.










La società scelta da Fca per mettere un piede nel nuovo mercato si chiama Archer ed è l'ennesima che sta cercando di sviluppare aeromobili elettrici a decollo e atterraggio verticale da utilizzare nel trasporto urbano. La collaborazione con la casa automobilistica Fiat Chrysler Automobiles prevede la prima portare il progetto dell'aeromobile, la seconda consentire che una futura produzione fruisca dei reparti di ingegneria di quest'ultima, degli studi di design, della catena dei fornitori e della possibilità di studiare nuovi materiali. Archer vorrebbe cominciare la produzione dei suoi aerei su larga scala a partire dal 2023, una data un po' ottimistica che, se negli Usa potrebbe vedere il volo del prototipo, difficilmente vedrà le prime consegne e l'utilizzo da parte dei clienti finali, poiché le normative da seguire per la certificazione sono ancora allo stato di bozza, seppure avanzata. Ma soprattutto perché simili progetti creati da imprese aerospaziali affermate come Boeing (progetto Aurora), Airbus (Vahana), Pipistrel (Vertical Solution), Lilium e altre ancora stanno procedendo ma con ritmi molto più lenti. Vero è che in questo campo chi arriva dopo evita gli errori dei pionieri, come del resto insegna la storia dell'aviazione: Clarence Taylor progettò l'aereo popolare, ma fu William Piper a costruirlo in serie.

In ogni caso Archer riceverà da Fca preziosi consigli per progettare l'interfaccia uomo macchina, ossia i comandi, l'estetica della cabina di pilotaggio e l'ergonomia. L'aereo di Archer sarà alimentato da un motore elettrico e dovrebbe essere in grado di volare per circa novanta chilometri a una velocità massima vicina ai 180 kmh, Una volta congelato il progetto definitivo, Fca dovrà industrializzarlo per abbassare il costo di produzione e allinearlo a un mercato tutto da costruire, esattamente come stanno facendo molti altri produttori.

L'azienda Archer ha sede a Palo Alto (California) ed è stata fondata da Brett Adcock e Adam Goldstein, che hanno assunto come capo ingegnere Geoff Bower, in precedenza numero uno del reparto di Airbus che ha progettato il Vahana, ovvero un mezzo simile attualmente già autorizzato a compiere voli di test, ma non privo di difetti – come sempre avviene nel campo dell'innovazione – che però costituiscono quel bagaglio di esperienza che in questo nascente settore della mobilità ben pochi hanno. I soldi per mettere in piedi Archer sono arrivati anche da Marc Lore, attuale presidente e Ceo dell'attività di commercio elettronico del gigante della grande distribuzione Walmart e precedentemente co-fondatore e Ceo di altre aziende di successo.

Quello degli eVtol è un segmento nato dall'ibridazione tra gli esperimenti delle automobili volanti (o dagli aeroplani stradali, con almeno una ventina i dimostratori costruiti in mezzo secolo), come l'americana Terrafugia, uniti ai sistemi di controllo derivati da quelli nati per i droni. Con il risultato che ora si stanno costruendo mezzi sui quali far salire esseri umani con il nome di eVtol, per i quali le autorità aeronautiche come l'americana Faa e l'europea Easa stanno scrivendo, insieme ai costruttori, le regole che diverranno lo standard applicabile per tutti.

Perché conviene buttarsi nel settore eVtol

Sono almeno una trentina i progetti di questo tipo, alcuni dei quali fatti da colossi dell'industria aeronautica, che guarda caso sono quelli più vicini ad essere certificabili dalle autorità aeronautiche. Ci sono quelli sviluppati da aziende che si sono autofinanziate o hanno sfruttato fondi pubblici per la ricerca, e ci sono quelle capitalizzate da grandi aziende che non possono permettersi di non partecipare a questa sfida, pena rimanere indietro e non sviluppare nuove conoscenze (know-how).

I motivi per nutrire questi progetti sono molteplici: conviene perché poter dire che si sta lavorando per un futuro fantastico e green è di gran moda e viene finanziato dai governi, anche se questi mezzi, dalla costruzione in materiali compositi avanzati fino alla propulsione, di realmente ecologico hanno ben poco. Conviene perché in talune nazioni fare ricerca consente di abbassare le tasse, ed anche perché la ricaduta tecnologica industriale degli studi necessari a costruire un "taxi volante" è spendibile per lungo tempo e in ogni campo, a cominciare proprio da quello dell'automotive. La storia ancora una volta insegna: lo schermo sul quale sono proiettati i dati davanti agli occhi dei piloti (Hud), quello multifunzione in mezzo alla plancia che gestisce più impianti di bordo (Mfd), i comandi al volante (Hotas), gli spoiler che fuoriescono dalle carrozzerie, gli estrattori di calore, l'aerodinamica attiva, sono tutte invenzioni che prima di apparire sulle automobili abbiamo visto sugli aeroplani.

Cercando di non nasconderci dietro frasi fatte come "La nostra missione è promuovere i vantaggi della mobilità aerea sostenibile aiutando a risolvere il problema del traffico all'interno delle città e passare a una soluzione di trasporto completamente rinnovabile", quella degli eVtol è un'impresa che richiede un enorme sforzo e ci vorrà almeno un decennio per vedere qualche esemplare di serie – certificato per il trasporto passeggeri – attraversare il cielo di una città rispettando regole del volo, le quali andranno completamente riviste, poiché già oggi fatichiamo ad adeguarle all'arrivo dei droni da trasporto.

Ma il premio per chi riuscirà ad arrivare in fondo sarà enorme poiché la mobilità aerea punto a punto promette di diventare una delle industrie più importanti e redditizie, così come quella dell'automotive negli ultimi cento anni. La pandemia è l'unico fenomeno che sta invertendo le previsioni dell'Onu, secondo le quali entro il 2050 quasi tre quarti dell'umanità abiterà nelle metropoli. Ma l'adattamento delle reti stradali sarà molto lungo e quindi chi riuscirà a mettere sul mercato un mezzo eVtol creerà una nuova forma di mobilità, non a caso gli analisti come Morgan-Stanley sono convinti creerà un nuovo mercato di mezzi del valore globale di 1.500 miliardi di dollari entro il 2040. Previsione un po' troppo ottimistica, già vissuta per il droni 15 anni fa, ma come sempre utile per chi oggi cerca finanziamenti per imprese simili. Con un po' di realismo è difficile pensare che gli eVtol saranno mezzi volanti per le masse, soltanto i criteri di aeronavigabilità imposti dalle regole internazionali sono sufficienti per alzare i costi ben oltre a quanto paghiamo oggi un Suv di media cilindrata. Ed è inutile illudersi che gli eVtol saranno più silenziosi degli elicotteri e per questo meglio accettati nel cielo delle città, poiché il 75% del rumore è generato dalle pale delle eliche, e basta aver giocato con un piccolo drone per aver capito che non è proprio un volo silenzioso.

L'impatto zero delle emissioni sarà il traguardo ottenibile più a lungo termine (la propulsione elettrica per l'aviazione è agli albori), ma negli ultimi dieci anni ci sono stati enormi progressi nei sistemi di controllo del volo e nelle tecnologie per il comando di macchine volanti; si pensi ai droni che evitano gli ostacoli o che volano in sciami e in modo autonomo. Ciò grazie a un'interazione sempre più stretta tra diverse discipline come elettronica, informatica, meccanica e aerodinamica.

La tecnologia è dunque progredita abbastanza per creare la nuova classe di velivoli elettrici, ma prima di costruirli in serie bisogna dimostrare livelli di sicurezza tali da renderli non meno affidabili degli aeroplani commerciali. E su tanti progetti che iniziano, tra errori e finanziamenti sempre maggiori necessari per progredire, soltanto una minoranza arriverà alla produzione in serie.

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