Il pallone sgonfio: diritti tv in calo in Europa

La firma al ribasso del contratto con cui la Bundesliga tedesca ha rivenduto i diritti del suo campionato in patria per il quadriennio 2021-2025 fa suonare un campanello d'allarme nel resto d'Europa. Se anche la ricca e organizzata Germania, quella che per prima ha fatto ripartire il calcio post Covid-19, portando a termine la stagione entro il 30 giugno, è in grado di capitalizzare il proprio valore presentandosi sul mercato dei broadcaster significa che i venti di crisi vanno ben oltre la pandemia.

E' così, anche se per (quasi) tutti resta l'ancora di salvezza della cessione degli stessi diritti al di fuori dei propri confini dove i margini di crescita sono alti tranne che per la Premier League, già globale di suo da quasi un decennio. Però il sospetto che il mercato sia saturo e non più in grado di produrre crescita a due cifre come fatto negli anni Duemila è forte e la prospettiva preoccupa un po' tutti in giro per l'Europa e a maggior ragione in Italia, dove nei prossimi mesi i dirigenti della Lega dovranno pubblicare il bando per la visione delle partite dal 2021.

La Bundesliga non è il solo segnale negativo. Anche la ricchissima Inghilterra ha dovuto rinunciare a qualcosa nell'ultima tornata di contrattazioni (meno 400 milioni di sterline nel 2019), sempre compensata dai soldi provenienti dall'Oriente e dal resto del mondo. E anche la Champions League è stata al centro di un'asta con qualche defezione dopo che i prezzi erano arrivati a punte non sostenibili dal sistema.

La Serie A non è al riparo. Anzi. Tra un anno scade l'attuale contratto con Sky, Dazn, IMG e Rai che garantisce poco meno di 1,4 miliardi di euro a stagione a tutti i club. Rappresenta circa il 60% degli introiti totali e nessuna società può affrontare a cuor leggero l'ipotesi di un ridimensionamento, come dimostrato dall'asprezza del confronto con Sky per il pagamento dell'ultima rata dei diritti di questa stagione che è diventata materia di contesa in tribunale.

L'orizzonte non è sereno. La fila dei fondi pronti a investire nel calcio italiano per rilevare i diritti tv è lunga e iper pubblicizzata ma di concreto al momento non c'è nulla. Come nulla si sa dell'ipotizzato interesse delle piattaforme come Amazon ad entrare nel business del calcio se non con qualche intervento spot come fatto in Germania e Inghilterra. Il rischio è trovarsi davanti a una competizione in formato ridotto con Sky nella parte del leone e poca concorrenza, proprio quello che non serve alla Serie A che punta almeno a mantenere lo status quo. I prossimi saranno mesi di fibrillazioni.

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