Deutsche Bank e le altre: ecco dove investono i cinesi

L'Europa sta assistendo a una nuova ondata di investimenti cinesi.

Pechino sta spingendo i grandi investitori privati a diversificare le proprie attività anche per esposizione geografica.

L’ultimo "colpaccio" è Deutsche Bank, la prima (quanto discussa) banca privata in Germania: il conglomerato finanziario Hna ha comunicato i primi di maggio di essere salito al 9,92% del capitale.

Le mosse di Hna
I cinesi sono diventati così i primi soci dell’istituto tedesco, dopo un maxi investimento da 3,5 miliardi di euro che ha coperto parte del maxi aumento di capitale chiuso un mese prima da 8 miliardi di euro.

È l'ultima preda per un colosso come Hna che negli ultimi anni ha investito massicciamente nel Vecchio Continente, mettendo oltre 30 miliardi di euro nei settori più disparati, da Dufry (duty free elvetico), Swissport (servizi aeroporti), Cwt (viaggi) e un’altra piccola banca tedesca, la Hsh Nordbank

L'interesse per la Germania
Secondo un recente report del think tank Rhodium Group riassunto dal FT, lo scorso anno gli investimenti cinesi diretti in Europa sono cresciuti del 76% rispetto all’anno precedente toccando 35 miliardi di euro.

Circa un terzo di questi soldi sono finiti in Germania, dove i cinesi sono stati molto attivi nelle attività di fusione e acquisizione: nel 2016 hanno investito 11 miliardi per espandersi nella prima economia europea (solo 1,2 miliardi di euro nel 2015).

In numeri in Europa
Il maxi investimento in Deutsche Bank non è un caso isolato. Compresi gli stati extra Ue, i cinesi negli ultimi 10 anni hanno investito oltre 227 miliardi di dollari nel Vecchio Continente.

Una cifra molto di più alta rispetto ai flussi indirizzati nello stesso periodo verso gli USA (157 miliardi di dollari) e l'Australia (92 miliardi di dollari).

I dati sono del The China Global Investment Tracker dell'American Enterprise Institutute, think tank di Washington che ha attivato un progetto per monitorare gli investimenti di Pechino nel mondo.

Regno Unito e Italia

Un fiume di denaro che in Europa si è riversato soprattutto sul Regno Unito (46,7 miliardi di dollari), dove i cinesi hanno messo parecchi soldi nell’immobiliare e nel settore energetico.

L'Italia comunque è la seconda meta (22 miliardi) nel periodo 2006 - 2016, seguita dalla Germania e dalla Francia, entrambe a 19 miliardi di dollari.

Lo shopping lungo la Penisola
Nel nostro paese, dopo la conquista di Pirelli da parte di ChemChina nel 2016, l’attenzione per la verità si è spostata verso l'industria del divertimento: è recentissima la vendita del Milan da parte di Berlusconi al cinese Li Yonghong, dopo pochi mesi dalla cessione dell’altra squadra di Milano, l’Inter, ai cinesi della famiglia Suning.

LEGGI ANCHE: Chi è ChemChina, il colosso che ha comprato Pirelli

I numeri in Italia
Ma al di là delle prime pagine, non è il divertimento (310 milioni di euro investiti dai cinesi negli ultimi 10 anni) il settore che ha attirato di più i colossi finanziari che muovono l'economia del Dragone.

Oltre  8 miliardi di dollari, infatti, sono stati investiti nei trasporti/auto (Pirelli, Fiat Chrysler), quasi 6 miliardi nel settore energetico (partecipazioni in Ansaldo Energia, Terna, Eni, Enel, Snam), 2,8 miliardi nei servizi finanziari, 740 milioni di dollari nelle tecnologie made in Italy, 380 milioni nell'immobiliare.

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