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ANSA/ANGELO CARCONI
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Così l'Italia è diventata un paese di destra

Il 55% degli italiani si è dichiarato favorevole al censimento dei rom e il 61% alla chiusura dei porti contro l'arrivo dei migranti. È quanto emerge da un sondaggio realizzato da Noto per la trasmissione di Rai3 Cartabianca sulle prime misure del governo Conte.

A dimostrazione che agli italiani Salvini piace, tanto che in appena 19 giorni di governo la Lega è diventata il primo partito.

I dati dell'istituto di Noto fanno il paio con quelli di fine novembre 2017, quando la campagna elettorale era alle porte, ma la china intrapresa già chiara.

Sette mesi fa, Swg registrava che il 55% degli italiani definiva il razzismo “giustificabile” e il 65% si dichiarava contrario ai migranti. Proprio in quei giorni di novembre l'inno di Mameli diventava dopo 70 anni di precariato, inno ufficiale dello Stato e l'Italia perdeva la partita con la Svezia, dicendo addio ai mondiali.

Sette mesi dopo, siamo ancora lì, a bordo campo con la differenza che oggi pensiamo di avere un attaccante che potrebbe rimetterci in partita.
I risultati delle urne sono stati il termometro della delusione e della rabbia degli italiani che in qualche maniera hanno reagito al vecchio sistema che non era stato in grado di risolvere le difficoltà strutturali del paese, dando il proprio voto a due partiti antisistema.

Il populismo

Il populismo vittorioso del Movimento 5 stelle e delle Lega, primo caso in Europa, è la risposta a quella spirale di difficoltà in cui si è avvitato il Paese che forse dalla crisi del 2008 non è mai uscito del tutto e alla quale sembra non esserci soluzione.

La disoccupazione giovanile è al 35% e chi stenta a trovare un lavoro, oggi, deve anche assistere all'estenuante dibattito sull'aumento dell'età pensionabile. Con il 19,9% in Europa siamo il Paese con il più alto tasso di Neet (giovani tra i 15 e i 24 anni che non studiano e non lavorano) e rimaniamo quelli con il più basso indice demografico.

Tuttavia il problema delle nostre frustrazioni sembrano rimanere i migranti, il nemico da scongiurare, quelli che arrivano in barca per "rubarci il lavoro" nei campi e nelle fabbriche. Quasi che dia fastidio qualcuno che potrebbe persino stare peggio e pensare che questo disastrato paese possa essere terra di speranza.

Da questo disagio nasce il rifiuto per l'Europa, non più percepita come un sogno, ma come una matrigna che ci ha imposto tagli e austerity, impoverendoci ancora di più.

Salvini, eroe nazionale

Così Salvini appare come l'eroe nazionale, l'unico in grado di capire quel fastidio strisciante che serpeggia in fondo allo stomaco di quella che una volta avremmo definito la "media borghesia" e a dargli fiato.

L'incertezza economica ha finito per distruggere le identità collettive a vantaggio dei singoli istitinti. D'altronde chi ha paura non vede orizzonti e tende sempre più a chiudersi nelle proprie case armandosi fino ai denti.

Così chi propone di chiudere le frontiere, di ingaggiare una battaglia verso i migranti, allargare le maglie della legittima difesa sta cullando gli italiani nella convinzione che i nostri problemi derivino da un fattore esterno, anziché da anni di politiche inefficienti.

Ma alla fine è solo paura

In realtà l'Italia non è un Paese di destra, ma un paese impaurito che in un leader forte cerca conforto. Costretto a giocare in difesa anche in un mondiale in cui non partecipa.

Ma la colpa è anche della retorica sbagliata di quella parte che invitava a sognare, ignorando colpevolmente il rumore delle serrature che si stavano chiudendo, lasciando terreno fertile alla politica della barricata, mentre proseguiva il proprio monologo.

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