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Economia

Congedi maternità, i paesi più generosi

Siamo un po' tutti d'accordo sul fatto che, quando nasce un bambino, almeno la mamma dovrebbe avere diritto a rimanere a casa a prendersi cura del nuovo arrivato senza rischiare di perdere il lavoro, potendo contare sul sostegno finanziario dell'azienda presso cui è impiegata. Negli ultimi tempi, poi, si parla sempre più spesso della possibilità di concedere lo stesso diritto (e andrebbe sottolineato il termine diritto, che spesso, in questo tipo di dibattito, si trasforma in sinonimo di privilegio) anche ai papà. Da non dimenticare, poi, l'esercito dei precari, papà o mamme che siano, visto che in fin dei conti sono i più svantaggiati di tutti, costretti, se sono freelance, a negoziate soluzioni ad hoc per mantenere il lavoro mentre si occupano dei loro bambini, se impiegati a tempo pieno in un ufficio, rischiano di ritrovarsi senza lavoro. E senza assistenza.

Maternità: cosa offre l'Europa dell'Est

Il settimanale britannico The Economist ha pubblicato da poco una nuova tabella che mette in evidenza quali sono i paesi più generosi con i neo-genitori. A sorpresa il trattamento migliore lo ricevono le donne dell'Europa dell'Est: in Estonia, Bulgaria e Ungheria una neo-mamma può prendere un congedo di tre anni in cui riceve un compenso pari a quello che avrebbe incassato lavorando full-time un anno e mezzo. Anche Lituania, Repubblica Ceca, Lettonia e Slovacchia sono molto generose: anche se il periodo in cui le mamme possono assentarsi dal lavoro oscilla tra i due e i tre anni, complessivamente ricevono tutte almeno 12 mesi di stipendio pieno. 

La maternità in Europa occidentale

Nell'Europa dell'Ovest le nazioni più attente alle esigenze delle mamme sono quelle scandinave: Norvegia, Svezia, Finlandia e Danimarca concedono congedi di almeno un anno (la Finlandia arriva a tre), retribuiti al 100 per cento per poco meno di cinquanta settimane. Austria e Germania sembrano essere soddisfatte sul fronte della maternità (poco più di un anno di congedo garantito, quasi interamente pagato al 100 per cento), ma stanno cercando di fare qualcosa di più su quello della paternità, riconoscendo ai neo-papà una decina di settimane per occuparsi dei loro bambini, pagate quasi tutte al 100 per cento dello stipendio iniziale.

Europa centrale e del Sud

Italia, Grecia, Francia e Lussemburgo si piazzano invece a metà classifica, con meno di un anno di congedo complessivo per le mamme di cui più o meno la metà è pagata al 100 per cento. Vanno male invece Spagna, Olanda, Irlanda, Svizzera, ma anche Messico, Cile, Nuova Zelanda e Australia, dove le mamme non possono assentarsi dal lavoro per molto tempo e ricevono un compenso molto più basso rispetto ai neo-genitori che vivono altrove. Fanalino di coda sono invece gli Stati Uniti, dove non esiste nessun tipo assistenza sia per le mamme che per i papà.

Il fronte pro-paternità

Dalla classifica di The Economist emergono poi altri trend interessanti: Francia, Portogallo, Belgio e Lussemburgo hanno iniziato a testare nuove forme di sussidi per i neo-papà, garantendo loro da un minimo di cinque a un massimo di 15 settimane di congedo completamente pagato. I paesi del Nord Europa sono più avanti anche da questo punto di vista, tant'è che molti uomini svedesi, finlandesi e norvegesi sono abituati a condividere con le loro mogli la cura dei figli sin dai primissimi giorni dopo la nascita. Giappone e Corea del Sud, invece, concedono addirittura un anno di paternità, e una significativa fetta di questo lungo periodo è pagata al 100 per cento. Tuttavia, la scelta dei papà di occuparsi a tempo pieno dei figli è talmente mal vista nella società che solo chi non può farne a meno (magari perché la moglie ha un lavoro più stabile e meglio pagato) opta per questa soluzione.


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