Sulle concessioni idroelettriche rischiamo di farci male da soli

In un momento in cui la ricerca di soluzioni alla crisi energetica è in cima alle priorità del governo, una fonte di energia pulita e di cui l’Italia dispone in quantità rischia concretamente di finire in mani straniere. Si tratta delle concessioni idroelettriche, di cui l’86% è già scaduto o scadrà entro il 2029: l’Italia è in controtendenza rispetto ad altre nazioni europee in cui i diritti di utilizzo della risorsa idroelettrica non hanno scadenza, anche se secondo uno studio di The European House – Ambrosetti una revisione della durata delle concessioni permetterebbe agli operatori di investire 9 miliardi di euro aggiuntivi rispetto ad oggi. Inoltre, nel ddl Concorrenza è prevista una norma per mettere a gara le concessioni scadute, aprendo così alla possibilità che gli impianti per la produzione di energia dalle acque possano essere rilevati da operatori stranieri.

Si tratta di un settore strategico, che conta oltre 4mila impianti e realizza il 16% della produzione nazionale di energia elettrica, e che come hanno sottolineato diversi addetti ai lavori non può essere lasciato in condizione di essere gestito da operatori esteri. Per questo motivo, pochi giorni fa il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento al dl Ucraina bis, all’esame del Senato, in base a quale "arriverà l'estensione del golden power – la disciplina che consente al governo di bloccare determinate operazioni finanziarie in settori strategici per l’interesse nazionale - anche per le concessioni idroelettriche, che così godranno dello scudo statale rispetto ad eventuali speculazioni di società estere", ha spiegato il senatore pentastellato Andrea Cioffi.

Una soluzione che però non è sufficiente, secondo il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo Zucconi, capogruppo di Fdi nella commissione Attività produttive, commercio e turismo di Montecitorio, che da tempo segue il tema. “Sono stato il primo firmatario di una proposta di legge in proposito che risale al 2021, quindi ben prima di questo emendamento”, spiega a Panorama.it. “Ho iniziato a occuparmi ancora più da vicino della questione nel luglio dello scorso anno, quando i prezzi dell’energia hanno iniziato a crescere esponenzialmente: la crisi seguita alla guerra in Ucraina ha poi ulteriormente esacerbato la situazione”. L’Italia, sottolinea Zucconi, “è l’unica nazione in Europa dove è ancora presente il meccanismo di messa all’asta delle concessioni idroelettriche, che ad esempio in Francia sono state prorogate fino al 2041. Da noi al massimo è prevista una piccola proroga fino al 2029”.

Lo scorso febbraio, racconta il deputato, “avevo presentato un ordine del giorno che il governo ha respinto, e in cui si chiedeva esattamente ciò che è previsto dalla proposta di legge. In dettaglio, il primo punto prevede che venga impedito l’acquisto di queste concessioni da parte di Paesi esteri se manca, come in questo caso, il criterio di reciprocità. In Italia chiunque può partecipare alle gare e appropriarsi di una delle poche risorse di cui disponiamo per la produzione di energia, grazie alle caratteristiche orografiche del nostro Paese. Si tratta di un’eccellenza e di un asset strategico per l’Italia, come ha messo in evidenza anche il Copasir”. In secondo luogo, l’odg chiedeva che “fosse lo Stato a fornire alle regioni i criteri generali per la gestione delle concessioni idroelettriche, per dare un minimo di omogeneità: non è pensabile che le singole Regioni decidano sul tema ognuna per conto proprio. Lo Stato dovrebbe avere un ruolo di coordinamento coinvolgendo anche la Conferenza Stato-Regioni”. Inoltre, l’ordine del giorno di Fdi prevedeva che venissero “date più risorse ai territori che ospitano opere come dighe e centrali”, e infine che fosse effettuata “una proroga delle concessioni sulla base di piani di investimento. Gestire, implementare e rendere efficiente una concessione idroelettrica non è semplice, serve un know how che gli operatori possiedono e che non deve andare disperso, quindi a nostro avviso a fronte di un piano di investimento le concessioni devono essere prorogate”, conclude Zucconi.

L’introduzione del golden power su questo tema, osserva il deputato di Fdi, “è un piccolissimo passo in avanti, ma il governo non affronta la questione nella sua interezza”. Sono diversi i punti controversi: “L’applicazione della normativa sul golden power non è così immediata: nel 2021 su 496 procedure solo 6 hanno avuto applicazione concreta, come dire che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. In più, a mio avviso la norma potrà essere utilizzata più facilmente nei confronti dei Paesi cosiddetti ostili, ma se un Paese come la Germania dovesse presentare una proposta per una concessione, sarà difficile dire di no. E ancora, finora il golden power è stato sempre adottato in casi di fusioni e acquisizioni tra aziende, non per procedimenti di gara”. Per questi motivi, secondo Zucconi l’emendamento “è un passo in avanti, ma ancora insufficiente e che ci mette a rischio di finire in un ginepraio. Manca una visione semplice e chiara della questione. In un momento come questo, in cui l’Italia è andata a elemosinare gas in tutto il mondo, dovremmo aver presente che abbiamo già un’importante fonte di energia come l’idroelettrico. Tuteliamola”.

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