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Difesa e Aerospazio

Caccia Tempest, Londra chiama Tokyo

Mantenere il forte slancio iniziale del programma Fcas Tempest, il futuro sistema aereo da combattimento di sesta generazione, richiederà l'adozione di una cultura della joint-venture e la capacità di coinvolgere nei lavori altre nazioni come partner, pur senza commettere gli errori compiuti negli ultimi 50 anni, prima con il Panavia Tornado, poi con l'Eurofighter Typhoon. E' quanto pensano le alte sfere dell'industria e dell'esercito inglesi. Michael Christie, direttore del programma Fcas presso Bae Systems, afferma che l'attività svolta anche con i ministeri della difesa e le aziende aerospaziali di Italia e Svezia avanzerà come "un unico programma in più siti produttivi", invece di replicare la struttura completamente duplicata della precedente iniziativa multinazionale che aveva portato alla nascita dell'Eurofighter. "Questo significa che il modello industriale del Tempest differirà dai precedenti" spiega Christie, "creeremo una nuova cultura, non una battaglia per chi è il migliore, e ciò sarà ottenuto stabilendo un modello di joint venture, in cui ciascuna delle parti coinvolte contribuirà con le sue migliori capacità".

Lanciato nel 2018, il progetto Tempest guidato dal Regno Unito mira a realizzare un caccia di sesta generazione che sia inizialmente in servizio con la Royal Air Force (Raf) a partire dal 2035 e poi anche con le aviazioni partner, che possa operare insieme a droni dotati di armi di precisione e che possa utilizzare un supporto cloud per lo scambio delle informazioni di combattimento. Attualmente i lavori stanno avanzando nell'ambito della fase concettuale e di valutazione delle caratteristiche ipotizzate. "Dobbiamo trasformarci in ogni modo all'interno della nostra impresa", ha dichiarato il commodoro dell'Aeronautica Jonny Moreton, referente per la Raf del progetto Fcas durante una tavola rotonda organizzata all'esposizione londinese dedicata alla Difesa (Dsei) il 15 settembre, dove ha commentato: "Condividiamo la sfida e i problemi tra governo e industria, ma anche i successi, dobbiamo tenere il passo con i nostri avversari e al momento facciamo fatica a farlo" alludendo ai progetti russi e cinesi in corso. Per poi spiegare: "Dobbiamo capire come rispettare i costi, i tempi e le capacità. Confermo che l'ex capo per lo sviluppo e l'acquisizione di aerei dell'aeronautica statunitense Will Roper è stato incaricato dal Team Tempest di porci domande impegnative".

Il prossimo importante traguardo del programma arriverà al termine della fase attuale, a quel punto verrà delineata un'indicazione più chiara del mix di capacità proposte e quindi delle caratteristiche dello Fcas proposto. "Alla fine del 2024 andremo dai nostri governi e diremo: questo è ciò che possiamo offrire, questa sarà la capacità' operativa del Tempest, un aeroplano che nasce con il concetto di libertà di modifica, secondo il quale ogni nazione ha la capacità di apportare le proprie modifiche ai futuri velivoli e sistemi. Vogliamo essere in grado di aggiornare, avanzare e sviluppare noi stessi le nostre capacità e, in quanto paesi sovrani all'interno della partnership, ogni partner ha questo obiettivo". ha concluso Moreton.

"Abbiamo già la mentalità per svolgere un'attività internazionale", ha affermato Guglielmo Maviglia, capo del programma Tempest all'interno di Leonardo, evidenziando la grande presenza industriale della sua unità nel Regno Unito e lo status di partner del Team Tempest insieme a Bae, Rolls-Royce ed Mbda. Prendendo le distanze dai precedenti programmi di condivisione del lavoro Maviglia ritiene infatti che "Il valore non possa essere solo la somma di ciò che ogni nazione può apportare a livello industriale".

Peter Nilsson, capo dei programmi futuri di Saab UK, sottolinea l'esperienza di collaborazione della sua azienda al nuovo programma per l'addestratore a getto T-7 Red Hawk destinato all'aeronautica statunitense e realizzato con Boeing. "Non abbiamo portato nel progetto una cultura Saab e una cultura Boeing, bensì creato una cultura T-7", ha affermato "Questo tipo di relazione non può funzionare se non porti il cuore, perché non mostrare le carte migliori e costruire qualcosa di più grande?" Si fa quindi sempre più concreta l'ipotesi di estendere la partecipazione al Giappone, che fino a oggi, dal 2020, collabora su alcuni elementi del programma, anche se i militari presenti al Dsei londinese hanno lasciato intendere che il rapporto potrebbe svilupparsi ulteriormente nei prossimi anni. Al proposito Moreton ha voluto specificare: "Siamo stati in trattative, ci sono state conversazioni al riguardo ed esistono alcuni progetti pilota, ma niente di troppo complesso al momento", riferendosi stavolta al fatto che lo scorso mese di luglio il governo giapponese aveva annunciato che i due paesi si erano impegnati a sviluppare congiuntamente nuove tecnologie di motori che sarebbero utilizzabili sia per il programma Fcas guidato da Londra, sia per il progetto F-X di Tokyo per costruire un nuovo caccia da combattimento di sesta generazione.

"Al momento stiamo conducendo uno studio sulla fattibilità del motore con il Giappone" ha spiegato il commodoro Moreton. "Il programma giapponese ha un lasso di tempo molto simile al nostro, ovvero il 2035, la minaccia che dobbiamo affrontare è molto simile a quella che ci aspettiamo, e in termini di nazione industriale, chiaramente siedono al tavolo più alto perché non sanno fare bene soltanto i motori." Il Regno Unito e il Giappone potrebbero quindi estendere la partnership oltre le tecnologie dei motori ai sistemi di guerra elettronica e nelle capacità radar. Non c'è ancora la conferma ufficiale, ma la partnership tra Regno Unito e Giappone sulle tecnologie relative allo Fcas dimostra che "Laddove vediamo opportunità in tutto il mondo, siamo pronti ad abbracciarle", ha affermato Moreton.

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