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Brexit, così Theresa May pensa di ottenere la fiducia della Ue

Venerdì 21 settembre Theresa May terrà a Firenze un discorso che dovrebbe definire il nuovo corso della Brexit. Innanzitutto facendo un po’ di ordine nel caos di parole e fatti (pochi) seguiti al referendum vinto dal Leave nel giugno del 2016. Il discorso di May è atteso sia dai britannici sia da Bruxelles, per capire che strada prenderà il percorso di uscita dall’Unione europea, formalmente incominciato in marzo di quest’anno ma che finora ha fatto pochi passi avanti.

Il glorioso futuro della Brexit nelle fandonie di Boris Johnson

In questi giorni la situazione si è ulteriormente complicata con l'uscita assai infelice del ministro degli esteri del governo May. Boris Johnson che domenica ha pubblicato un lungo articolo per il Daily Telegraph nel quale traccia in modo trionfalistico le prospettive di una Brexit rapida e felice (e hard). Definito dal Financial Times "semplicistico" nel migliore dei casi e nel peggiore "disonesto" e, dal Guardian, "adulatorio" e un "capolavoro di doppiezza", con promesse di raggiungere facilmente un accordo vantaggioso che sono evidentemente false.

L'articolo di Johnson ha indignato gli altri ministri del governo che lo accusano di voler pugnalare alla schiena May, pochi giorni prima del discorso di Firenze, per avviare la scalata alla guida del partito. La sparata più grossa di Johnson riguarda la possibilità di iniettare nel circolo dei fondi del servizio sanitario nazionale inglese, 350 milioni di sterline ogni settimana, che corrisponderebbero alla cifra che Londra versa ogni sette giorni nelle casse dell'Unione europea.

L'ex cocco della destra del Leave è stato rimbrottato prima di tutto dal Presidente del UK Statistics Authority David Norgrove, che ha ricordato che 350 milioni di sterline è una cifra lorda che non tiene conto dei rimborsi versati a Londra e dei finanziamenti dell'Unione destinati alla Gran Bretagna.

Leonardo Maisano su Il Sole 24 Ore del 19 settembre definisce l'iniziativa di Johnson "un velenoso editoriale che rispolvera anche la promessa fantasiosa di un'iniezione di fondi alle casse del servizio sanitario nazionale", e dice si tratta di "uno scenario ridicolizzato dai numeri che, però, è stato nuovamente gettato, come un osso nell'arena, per tenere alta la tensione dello scontro politico".

La fase due del negoziato

Per Theresa May, che si tiene Johnson nonostante l'affronto, il discorso di Firenze dovrebbe invece aprire la strada alla fase due del negoziato: quella nella quale si affrontano davvero le questioni delle relazioni future fra il Regno Unito e i restanti 27 paesi dell'Unione. E per farlo, il primo ministro britannico ha bisogno di un ravvicinamento, nei toni e negli umori, oltre che nei contenuti, con Bruxelles.

Prima di tutto, come noto, Theresa May dovrà risolvere con la Commissione la faccenda del pagamento di 60 miliardi di euro che il Regno Unito deve versare, in virtù di impegni assunti in passato. Senza un accordo su questi soldi - che, riferisce oggi Il Sole 24 Ore, potrebbe essere raggiunto pagando attorno a 10 miliardi all'anno - la Commissione non vuole passare alla fase due del negoziato. Oltre a un accordo su questi soldi, May potrebbe proporre una specie di stadio transitorio nel quale Londra resta nel mercato interno dell'Unione e nell'unione doganale, magari accettando la libera circolazione dei lavoratori.

Un periodo transitorio, durante il quale si definiscono gli innumerevoli aspetti in questione, che diluisce nel tempo la Brexit ma permette a May di dire ai suoi che il processo è davvero avviato. Insomma, il tutto molto lontano dalle promesse di Boris Johnson, che rischiano di fargli fare bruttissime figure e forse gli costeranno il posto di ministro); oppure gli servono per scalzare Theresa May e fare campagna fino alle elezioni successive, occupazione che gli piace tanto, dove potrà sparare le sue bufale.

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