La Bce rinvia ancora il taglio dei tassi penalizzando la crescita, famiglie ed imprese

Christine Lagarde, presidente della Bce, promette un possibile taglio dei tassi di interesse a giugno e intanto il 28% delle famiglie in Europa ha ridotto la quantità e la qualità dei prodotti acquistati. Nonostante i risparmi, dopo due anni di continui rialzi dei tassi di interesse si stiano esaurendo e le previsioni di crescita per l’Ue nel 2024 siano state riviste al ribasso dalla stessa Commissione europea, Lagarde continua a rimanere cauta aggiunge anche che se la Bce dovesse decidere di abbassare i tassi di interesse, questo non significa che si avvierà un percorso di riduzione strutturale: “anche dopo il primo taglio, non possiamo impegnarci preventivamente su un particolare percorso dei tassi", sottolinea Lagarde. Un’affermazione che farà più male che bene alle famiglie e alle imprese dell’Ue. L’attuale politica monetaria della Bce ha infatti avuto pesanti restrizioni sul credito bancario sia per le aziende che per le famiglie, soprattutto in Italia. Sui cruscotti delle aziende, è bene ricordarlo, si stanno accendendo alcune spie di crisi, attivate dal costo del denaro portato al 4,5%, dato che sono aumentate di oltre 1 miliardo di euro le rate dei prestiti non pagate e lo stock dei finanziamenti si è ridotto di oltre 30 miliardi. Da gennaio 2023 a gennaio 2024, sottolinea uno studio di Unimpresa, le sofferenze bancarie riconducibili alle imprese sono cresciute di quasi il 7%, salendo da 17 miliardi e 300 milioni a 18 miliardi e mezzo. Dato che evidenzia in modo incontrovertibile le difficoltà, da parte della clientela, a gestire l’indebitamento finanziario con i tassi in aumento.

Sul fronte famiglie la situazione non è migliore visto che si è registrato un calo del credito di ben 12,2 miliardi (-1,80%). Cala anche il mercato dei mutui, con lo stock che passa da 426,2 miliardi a 423,5 miliardi. La caduta dei prestiti per comprare casa ha ricadute sul comparto dell’edilizia, della produzione e vendita di mobili e arredamenti, dei trasporti e di altri servizi connessi. Ampliando il ragionamento all’Ue, interessanti sono gli ultimi dati pubblicati dalla Bce che analizza come le famiglie hanno reagito all'inflazione. Tra le azioni più adottate ci sono: la riduzione dei consumi, l'accensione di prestiti, il ricorso ai risparmi, l'aumento delle ore di lavoro, l'assunzione di un nuovo impiego o la richiesta di un aumento di stipendio. In dettaglio, nel gennaio 2024 il 69% degli intervistati del CES - il Consumer Expectations Survey - della Banca centrale europea ha dichiarato di aver modificato i propri consumi. Degni di nota anche gli aggiustamenti effettuati attraverso i canali del risparmio/credito (43%) e del reddito (31%). La risposta predominante all'aumento dei prezzi è stata quella di ridurre sia in termini di quantità che di qualità i prodotti acquistati (33%). Il 35% degli intervistati ha dichiarato di aver ridotto i propri risparmi per sostenere i consumi mentre, in termini di reddito, circa il 15% ha dichiarato di aver negoziato un aumento di stipendio e il 17% di aver lavorato più ore o di aver accettato un lavoro aggiuntivo.

Proseguire sulla strada di questa politica restrittiva di certo non aiuterà l’economia Europa. Non è poi incoraggiante continuare a sentire Lagarda che rimanda un possibile taglio dei tassi perché “ci si vuole basare sui dati”, se le premesse sono quelle del 2021, quando l’inflazione ha travolto come un treno senza freni la Bce e la sua economia.

Una nota positiva: l’attesa piace ai mercati

Anche la Fed c’è da dire che non brilla in questo marzo 2024. Il taglio dei tassi secondo gli analisti dovrebbero arrivare tra giugno e luglio in considerazione di un'inflazione stabilizzata, e per evitare un eccesso di restrizione monetaria che potrebbe pesare sull'attività economica. L’aspetto positivo è che “l’inflazione stabilizzata, la prosecuzione del ciclo di crescita e le attese di ribasso dei tassi rappresentano una combinazione favorevole per i mercati finanziari, in parte già scontata dai movimenti degli ultimi mesi, ma che può continuare a sostenere tanto le obbligazioni governative, quanto i mercati del credito e le azioni", spiega Andrea Conti, Responsabile Macro Research di Eurizon.

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