Basket, i Boston Celtics a Milano

Per 48 ore ho vissuto a contatto con l'Nba, in visita a Milano con i leggendari Boston Celtics.

Neanche il tempo di prendere posto a bordocampo che l'addetto mi fa subito notare l'etichetta della mia bottiglia d'acqua: devo rimuoverla. Cortesemente chiedo il motivo. A quanto pare il noto marchio della minerale non è tra i partner Nba e potrebbe finire in qualche inquadratura. Ecco, basterebbe questo per descrivere il livello di professionismo che aleggia intorno a Rondo e compagni. Qualcosa che vedi, senti, respiri, e che se da un lato rende i giocatori delle rockstar in canotta e calzoncini dall'altro riesce comunque a farli percepire più vicini di quanto si potrebbe pensare.

Facciamo però un passo indietro. Sono le 11 circa, il teatro è sempre il forum di Assago, gli spalti sono vuoti e in campo ci sono i Celtics che stanno ultimando la loro "shooting session". Ad un tratto diventa possibile avvicinare i giocatori, come se quest'ultimi non fossero dei campioni strapagati con contratti da far apparire dei dilettanti i calciatori della nostra Serie A.

La scena è questa: da una parte gli esterni che tirano a canestro, con in testa Rajon Rondo rigorosamente a petto nudo (dicono che si alleni solo così). Nell'altra meta campo ci sono i lunghi insieme a Kevin Garnett: sta spiegando a Jeff Green come giocare da 4 e quando deve girarsi in post-basso. "Feel the contact!" urla KG, colpendo sulla schiena il malcapitato Jeff. Jason Terry intanto si fa aiutare con lo stretching e saluta i presenti con un cenno. Paul Pierce invece è seduto a bordocampo e risponde alle domande di chi lo avvicina: "Milano e' fantastica. Speriamo che l'Italia ci porti fortuna". Difficile fare di peggio. E Invece ci pensa l'ineffabile Rondo che si presenta ai microfoni senza togliere le cuffie da 300 dollari e risponde con monosillabi del tipo "Yes, I think so" oppure "I'm not worried about it". Due risposte che vanno bene per tutte e otto le domande. Questi sono i giocatori Nba, lontani e allo stesso tempo così vicini che li puoi toccare.

Ma torniamo all'evento clou della giornata. Ore 17.45. Ancora prima di veder scendere in campo le squadre si intuisce subito che quella tra l'EA7 e i Celtics non è una tradizionale partita di regular season. Se non altro perchè invece del cubo di maxi schermi, al centro del palazzo è appeso un parallelepipedo di striscioni che reclamizzano l'evento. Il Forum non è certo il Boston Garden, eppure la macchia verde dei tifosi sugli spalti sembrerebbe dire il contrario. Una sensazione confermata dal delirio durante la presentazione di Garnett e compagni a dispetto dell'accoglienza ben più tiepida riservata ai giocatori di Milano.

Nelle prime file del Forum ci sono tutti, ma proprio tutti. Cestisti, calciatori e altra gente "di e dello" spettacolo. Nella Milano del 2012 ci sono eventi ai quali non proprio si puo' mancare. E non manca ovviamente Giorgio Armani che sfoggia un inedito calzino bianco! Che sia la nuova moda del prossimo autunno-inverno? Speriamo di no, ma a re Giorgio tutto è concesso. I pugni sul petto di Garnett, con conseguente urlo del pubblico, mi distolgono dalle mie divagazioni. La partita è cominciata. I primi punti sono per Milano grazie ad un canestro con fallo di Alessandro Gentile. Rondo risponde in arresto e tiro e con una giocata delle sue. Poco dopo Garnett stoppa Cook a gioco fermo e il forum salta di nuovo in piedi. I tifosi milanesi sono così "americani" che sembrano apprezzare persino lo spettacolo offerto dalle cheerleaders, storicamente di poco appeal nei palazzetti italiani.

Rajon Rondo parla con Paul Pierce che ha qualcosa da spiegargli. Tra i due in questi anni non sono mancate le tensioni ma hanno imparato a sopportarsi, tant'è che la giocata successiva porta a un isolamento per Pierce con tanto di tripla. Quella dopo ancora ad un canestro di Rondo dopo un'apertura del compagno. Non sarebbe una partita Nba senza un pò di sana discussione sull'interpretazioni diverse dell'infrazione di passi: Terry tiene un corso sulla teoria americana camminando un paio di volte con la palla in mano. Il pubblico grida allo scandalo e mostra finalmente un minimo di spirito filoeuropeo. Rondo infila una tripla e mette tutti d'accordo.

Ciò che fa impressione dei giocatori di Boston, osservandoli da vicino, è ovviamente l'incredibile fisicità, lontana anni luce da quella del basket italiano. A confermare la mia "geniale" intuizione ci pensa Rok Stipcevic, playmaker "normodotato" dell'Olimpia Milano: buon giocatore, sembra un bambino al cospetto dei Celtics. Green intanto perde un pallone in post basso e Garnett non pare contento. Evidentemente gli esercizi della mattinata non sono bastati.
Siamo solo alla fine del primo quarto (punteggio 34 a 31 per Boston) ma la sensazione è che il meglio sia già stato messo e visto sul parquet. Il secondo quarto è il regno di Green e di Darko Milicic, ex seconda scelta dei Detroit Pistons, che fa menare mani e braccia come Ivan Drago in Rocky IV. La vera sopresa arriva quando viene concesso un time out a Milano che però nessuno ha chiamato. Scariolo protesta educatamente e gli arbitri indicano la panchina che dal canto suo alza la spalle. Che sia una sosta per esigenze pubblicitarie? Allora è sul serio l'Nba a Milano... Ne sono ancora piu' convinto quando nell'intervallo vedo Robert Horry e Sam Perkins, leggende del basket americano di epoche diverse, entrare in campo in abito come richiesto dal commissioner della lega David Stern. Peccato che le dimensioni di giacca e pantaloni siano paragonabili a quelle di un rapper e conferiscano ai due giocatori un'eleganza lontana anni luce da quella disegnata dal padrone di casa Armani.

Tra un spettacolo e l'altro (con la mascotte lucky indiscussa protagonista) Il commissioner Stern accoglie la processione della lunga fila di personalità presenti al Forum ma non sembra esserne troppo infastidito. Perlomeno non quanto sua moglie, costretta a svegliarsi dal torpore nel quale cade puntualmente durante le interminabili pause delle partite Nba che è costretta a seugire col marito. Per fortuna inizia il secondo tempo. Decido di concedermi un'aranciata ma per scongiurare equivoci di marca la nascondo sotto il tavolo. Milano riparte bene, i Celtics rispondono con altre magate di Rondo (passaggio all'indietro da terra) e la partita si incattivisce. Un fallo di Gentile su Sullinger gasa (inspiegabilmente) Jason Terry che chiama l'applauso.

Rondo oramai è ufficialmente l'eroe del pubblico milanese e "rondeggia" palleggiando per il campo. Grazie a lui Boston scappa a più 19 (55-74) e il terzo quarto finisce senza troppe emozioni 59-81. Anche il quarto quarto va via liscio: Brendon Bass continua a infilare canestri dalla media, Jeff Green schiaccia dalla linea di fondo mentre coach Rivers blocca il "dissidente" Rajon che vuole tornare in panchina per la via più breve. Anche lui deve passare dal cubo del cambio per ricevere l'applauso del pubblico. "Business is business" diceva un tale. E' di nuovo il momento di e Milicic e Smith e dopo un paio di minuti alzo gli occhi al tabellone: 59-94 Boston, il contest e' ufficialmente finito. A fine partita i punti di scarto sono addirittura 30 (75-105) e rimane giusto lo spazio per qualche battuta di Rivers, Rondo e Terry in conferenza stampa. Le loro parole (le solite che si dicono in questi casi) vengono equalizzate da tre, dico tre tecnici audio, come si fa con le hit musicali nelle migliori discoteche milanesi.

E' l'ultimo assaggio di una giornata che come tutte le feste più sfarzose ha dato il suo meglio nell'attesa e all'inizio. Passate le emozioni rimangono solo piatti e bicchieri sporchi, ma anche la sensazione di aver intravisto e assaporato sul serio, nel bene e nel male, un pizzico di Nba. Secondo alcuni l'oceano (cestistico) tra Usa ed europa si è ridotto. A me non sono mai parsi così lontani...

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