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(Ansa)
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L'assegno unico ed ipocrita per i figli che non facciamo più

In questi giorni si fa un gran parlare di un nuovo nato nel panorama normativo: l'assegno unico universale che verrà erogato a tutte le famiglie che abbiano figli a carico, fino ai ventun anni di questi ultimi.

Il tam tam mediatico stuzzica i palati presentandolo come una panacea per tutti i mali, un aiuto concreto alle famiglie ed un importante incentivo alla natalità che, in Italia, è ai livelli drammatici del panda gigante della Cina centrale.

O forse persino peggio.

E c'è poco da scherzare se solo si considera che l'ISTAT ha appena pubblicato - a fine marzo - i dati del 2020 e, nel suo drammatico report, ha sottolineato come, nell'anno del Covid, vi è stato un nuovo record negativo che ha portato la popolazione residente in Italia a ridursi di quasi 384mila unità, come se fosse sparita una città grande quanto Firenze.

Di questo passo il rischio di assembramenti si risolverà in automatico e solo perché non vi saranno più italiani residenti che rischino di incontrarsi sulle strade o nelle piazze, eccezion fatta per le RSA che esploderanno di ospiti.

Ecco che, dunque, questa misura appare quanto più opportuna e strategica per il nostro Paese, quasi salvifica per un semplice calcolo che solo l'incredibile miopia dei nostri governanti non ha voluto effettuare: tanto più diminuiranno i giovani, che costituiscono la base della piramide demografica in età da lavoro, quanto più arduo sarà garantire all'esercito in crescita di anziani i servizi essenziali e le pensioni.

La Rubrica - Lessico Familiare

Per decenni si è ballato e scherzato sul ponte del Titanic già ferito a morte dell'iceberg, oggi forse qualcuno se n'è accorto, magari consultando i tassi di natalità che ci vendo ultimissimi e staccatissimi da tutti, retrocessi con ignominia nella serie B dei paesi in via d'estinzione demografica.

Peccato che si tardi, visto che altri paesi occidentali - anche molto vicini a noi - da tempi immemori hanno introdotto incentivi che hanno certamente funzionato.

Dalla Francia del baby-boom dei primi anni 2000 al classico esempio dei paesi del nord Europa, dove la politica ha sempre messo la famiglia 'al centro' e storicamente destinato le (alte) tasse pagate a forme di sostegno alla natalità, tanto da accompagnare i nuclei familiari dalla nascita dei figli fino all'università degli stessi.

Ebbene, dal 1° luglio prossimo, potremo anche noi in Italia fruire di un piccolo aiuto, quantificato in circa 250,00 Euro per figlio: lo prevede il disegno di legge delega di riordino, semplificazione e potenziamento delle misure a sostegno dei figli a carico, attraverso l'istituzione dell'assegno unico e universale, approvato dal Senato il 30 marzo scorso.

Non è tutto oro quello che luccica, però.

Il rischio è che, gratta gratta, la montagna partorisca un topolino.

Ed infatti, in attesa dei decreti attuativi, la legge prevede che questo assegno andrà gradualmente a sostituire tutte quelle misure già esistenti che fornivano, in modo disordinato (d'accordo), un piccolo aiuto alle famiglie: assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, assegno di natalità, premio alla nascita, detrazioni fiscali.

Potrebbe verosimilmente accadere quindi che, fatti due conti, il 'guadagno' per le famiglie con figli a carico - eliminate tutte le misure già esistenti - si risolva in pochi euro o, addirittura, non porti alcun beneficio pratico.

Vedremo, inutile fasciarsi il capo in anticipo: prendiamo però quel che di buono, almeno negli intenti, cela questa novità, sperando che l'input mediatico della notizia incentivi le giovani coppie italiche a procreare, a far ciò che l'uomo, come ogni specie animale, è nata per fare, garantendosi così la sopravvivenza.

Anche perché, Covid o non Covid, declino economico o no, i figli sono la nostra croce e delizia, il nostro presente ed il nostro futuro, ciò che sublima le nostre esistenze: per questo non possiamo permettere che le contingenze storiche e le difficoltà arrivino a privarci della più grande gioia, quella di diventare genitori.

Il Governo Draghi, oggi e in questi giorni di Pasqua, si è travestito da Dio biblico e sembra dire agli italiani novelli Noè: andate e moltiplicatevi, riempite la terra e prosperate.

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