L'ascesa (e la caduta) di Tiger Woods nel nuovo documentario Sky

Un bambino, costretto dal padre a essere quello che non avrebbe mai voluto. Tiger Woods, la cui ascesa e caduta, l’improvvisa risalita sono oggetto di un nuovo documentario, in onda alle 21.15 di martedì 13 e 20 luglio su Sky Documentaries, è stato un ragazzino come Andre Agassi, contro il quale il padre puntava il drago, mostro spara-palline. Alla maestra d’asilo, ha chiesto di poter cambiare. «Vorrei fare un altro sport, non il golf». Ma il padre, Earl Woods, non ha concesso deroghe. Tiger Woods sarebbe diventato il primo golfista di colore, un simbolo per le minoranze etniche, un atto di rivalsa nei confronti della supremazia bianca. «Mi dà fastidio, però, essere definito afroamericano», avrebbe detto ad Oprah Winfrey, in un’intervista che Tiger Woods, il documentario, ripropone. Woods, ad Oprah, avrebbe confessato di aver pensato per sé un’etichetta unica: «Cabilnasian» - caucasico, nero, indiano e asiatico, a racchiudere tutte le etnie della propria famiglia. Una famiglia che, nel documentario in onda su Sky, è ricostruita sin nel più piccolo dettaglio.

Tiger Woods è l’altra faccia del campione. È la storia di un uomo il cui destino è stato scritto precocemente. È la storia di vittorie e di scandali, di un percorso in salita vissuto attraverso le testimonianze inedite dell’ex caddy e amico intimo di Woods, Steve Williams, di Sir Nick Faldo e Dina Parr, suo primo amore, di Rachel Uchitel, accusata di aver avuto con il golfista una relazione extraconiugale. Allora, il matrimonio di Woods è finito, e un lungo declino è toccato al campione. Droghe, alcol, un arresto. Poi, la ripresa. Woods, l’uomo che i più davano per finito, si è presentato ai Master 2019, e di lì è uscito vittorioso: campione senza rivali di uno sport che si credeva dovergli essere precluso.










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