Karen Kasmauski - Courtesy of Apple
Economia

Ecco come Apple e Malala Yousafzai porteranno a scuola 100 mila ragazze

Tim Cook lo aveva rimarcato anche pochi mesi fa, davanti a una platea di ragazzi durante la sua visita a Firenze: lo studio è un elemento fondamentale per la crescita e il successo di una giovane mente. E se nei Paesi occidentali la riuscita tra i banchi è essenzialmente una questione di buona volontà, d’impegno, altrove può partire azzoppato in partenza. Essere compromesso dal mancato accesso all’istruzione. Spesso un privilegio (o una non priorità per le famiglie) in Paesi in via di sviluppo, ancora poverissimi o piagati dalle guerre.

Un percorso lungo dodici anni

Da qui la decisione appena annunciata da Apple di diventare il primo partner del «Malala Fund». Guidato da un premio Nobel per la pace, la giovanissima pachistana Malala Yousafzai, il fondo ha l’obiettivo di difendere e affermare il diritto allo studio gratuito, sicuro e di qualità a ogni ragazza. A prescindere dall’angolo del mondo in cui si trovi. Non solo a livello basilare, ma per un intervallo di dodici anni: un tempo lungo per approfondire le proprie inclinazioni, capire quali sono le passioni e i talenti di ciascuna.

Tim Cook con Malala YousafzaiApple

Un primo passo

Come sottolinea il quotidiano britannico The Independent, l’iniziativa è rilevante per un doppio ordine di ragioni. Sul piano simbolico, perché fa sedere allo stesso tavolo il ceo della più importante azienda al mondo assieme a un’icona globale della difesa dei diritti delle donne. Stimolando, è auspicabile, tentativi d’imitazione e adesioni a cascata. Dal punto di vista sostanziale, la collaborazione dovrebbe garantire un posto davanti a una lavagna a un numero di giovanissime davvero notevole: 100 mila in tutto in nazioni come Afghanistan, Libano, Nigeria, Pakistan. «Ed è solo l’obiettivo iniziale. Non si fermeranno a questo» scrive ancora The Independent. Anche perché di strada da fare ce n’è moltissima: si calcola che nel mondo siano 130 milioni le ragazze che restano escluse da libri e aule.

Studio e lavoro

«Riteniamo che l'istruzione sia una grande forza egualitaria e condividiamo l'impegno del Malala Fund nel dare ad ogni ragazza l'opportunità di andare a scuola» ha detto Tim Cook, che entrerà in prima persona nel consiglio direttivo del Malala Fund. Imprimendo, anche, un cambio di direzione: «Supportandolo con la tecnologia, i programmi di studio e la ricerca» si legge nel comunicato ufficiale. Per esempio con iniezioni di contemporaneità nella didattica tradizionale, come già l’azienda di Cupertino fa all’università di Napoli con la sua accademia per sviluppare applicazioni.

Parola d’ordine: allargamento

È un periodo di grande fermento in casa Apple: non solo per l’atteso lancio di nuovi prodotti (si parla di una versione allargata dell’iPhone X con schermo da 6,5 pollici), quanto per l’annunciata creazione di 20 mila nuovi posti di lavoro grazie anche alla riforma fiscale di Trump. Magari, tra qualche anno, a ingrossare le file dell’azienda fondata da Steve Jobs potrebbero arrivare giovani leve formate con i programmi d’educazione sostenuti da Apple nei Paesi in via di sviluppo. Malala Yousafzai non potrebbe auspicare di meglio.

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